Commercialista Dr. Angelo Calò

Aprire Partita IVA Instagrammer: Guida 2020

Una professione sempre più in voga e sempre più apprezzata nell’era dei Social è quella dell’Instagrammer.

Sono tanti i casi eclatanti di giovani che intraprendono la professione di Instagrammer e guadagnano dalla propria attività di creare, condividere e commentare fotografie sulla piattaforma social.

Ma come regolarizzare dal punto di vista fiscale la propria posizione di Instagrammer?

Continua a leggere questa guida e scopri come aprire la Partita IVA, quale Codice ATECO scegliere, quale regime fiscale conviene e come regolarizzare la propria posizione previdenziale.

Professione Instagrammer: chi è costui?

Un nomade digitale? Sono tantissimi i Vip e anche le persone comuni che decidono di intraprendente la professione dell’Instagrammer nata con l’evoluzione ed il successo crescente del Social più in voga del momento: Instagram.

Negli ultimi anni l’Influencer Marketing si è notevolmente sviluppato: tantissimi macro e micro influencer condividono post e sostengono i brand e le aziende.

Tante le “sfaccettature” di questa professione digitale che sta “impazzando”: Instagram Blogger, “Instafamous” e Instagram Influencer guadagnano soldi condividendo le proprie esperienze e sponsorizzano prodotti e brand.

Per regolarizzare la propria posizione fiscale è bene fare un passo indietro e spiegare come è possibile dichiarare la sponsorizzazione.

Devi sapere che è presente la funzione di “paid partnership”, che consente di citare il brand che sta pagando effettivamente un determinato post.

Professione Instagrammer: lavorare con la ritenuta d’acconto o con la Partita IVA?

Bisogna subito sottolineare il fatto che se lavori occasionalmente con uno o più brand e la prestazione non supera i 30 giorni, allora puoi valutare la possibilità di lavorare con la ritenuta d’acconto.

Ma presta massima attenzione perché se la collaborazione diventa continuativa e cominci a svolgere professionalmente l’attività di Instagrammer, allora dovrai aprire Partita IVA.

Instagrammer: FAC SIMILE Ricevuta per prestazione occasionale

  (Marca bollo di 2,00 euro

se prestazione superiore a euro 77,46)

 

 

(Nome Cognome) 

(Via n° Civico)

(c.a.p. e Città)

(Codice Fiscale)

(Luogo e data di nascita)

 

   Spett.le (Nome Cliente)

(Via n° Civico)

(c.a.p. e Città)

(Partita IVA)

 

Nota n° X del …/…/…..

 

Il sottoscritto ________________________________________ dichiara di ricevere la somma lorda di euro ____________ (€ ________,00), di cui euro_______(€ ________,00) a titolo di rimborso spese per l’attività occasionale di collaborazione per______________________________________________________________________________________________________________________________________per un  totale di ____ giorni.

Al suddetto importo lordo andrà detratta la ritenuta d’acconto (20%) pari a  euro ___________________ (€ ______,00 ) per un corrispettivo netto pagato pari a  euro  (€ ______,00).

 

 

 

Corrispettivo lordo                                                                       +      €______________________

 

Ritenuta d’Acconto 20%                                                             –       €______________________

 

Trattenuta INPS (al superamento dei 5.000 €)                                                  –       €______________________

 

Importo netto                                                                               =       €______________________

 

Rimborsi spesa (Giustificativi intestati, viaggio,alloggio,vitto)                      +        €______________________

 

Netto a pagare                                                                              =        €______________________

 

 

DICHIARA INOLTRE

 

sotto la propria responsabilità:

  • che la prestazione resa alla ditta ha carattere del tutto occasionale, non svolgendo il sottoscritto prestazione di lavoro autonomo con carattere di abitualità;
  • di non avere fruito nell’anno ai fini contributivi, della franchigia di € 5.000 prevista dall’art. 44 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269;
  • di non essere soggetto al regime Iva a norma dell’ex art. 5, comma 2, D.P.R. 633/72.

 

 

Data                                                                                                                 In fede

 

___________________________

Aprire Partita IVA Instagrammer: come fare?

Come ti ho anticipato se inizi a svolgere l’attività di Instagrammer e diventa la tua principale fonte di reddito allora devi aprire la Partita IVA.

Devi sapere che aprire la Partita IVA da Instagrammer è assolutamente semplice, veloce e gratuito.

Anche se la procedura è “snella” e veloce ti consiglio di richiedere sempre la Consulenza di un Commercialista di fiducia che ti segue in ogni step.

Per aprire la Partita IVA da Instagrammer è necessario scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate il Modello AA9/12 che deve essere compilato e consegnato o spedito.

Puoi presentare il Modello direttamente in una delle sedi territoriali dell’Agenzia delle Entrate oppure puoi inviarlo tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure puoi inoltrarlo tramite PEC, oppure puoi affidarti ad un Consulente fiscale (Commercialista) che si occupa di ogni aspetto.

Codice ATECO Instagrammer

Aprire la Partita IVA da Instagrammer comporta anche la scelta del Codice ATECO corretto per inquadrare la professione.

Ecco quali puoi scegliere:

  • 73.11.02 (conduzione di campagne marketing)
  • 74.90.99 (altre attività professionali nca).

Ricordiamo in tale sede che possono essere scelti più Codici ATECO in base agli ambiti lavorativi.

Partita IVA Instagrammer: quale regime fiscale scegliere?

Devi sapere che anche per il corrente anno 2020 il regime fiscale più conveniente in assoluto è il Regime Forfettario, che prevede numerose agevolazioni fiscali, a patto che non si ecceda una soglia di reddito.

Per aderire al Regime Forfettario 2020 devi rispettare determinati requisiti fissati dalla Legge di Bilancio:

  • non eccedere la soglia dei ricavi e dei compensi oltre i 65.000 euro,
  • limite di 20.000 euro lordi di spese sostenute per lavoro accessorio, per lavoro dipendente e per compensi erogati a collaboratori,
  • non aver percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori ai 30.000 euro.

Il regime Forfettario è destinato ai residenti in Italia e non può calcolare il reddito forfettariamente chi già si avvale di regimi speciali ai fini dell’IVA.

Per gli Instagrammers che aderiscono al Regime Forfettario è importantissimo conoscere il coefficiente di redditività.

Il reddito imponibile è quella somma sulla quale sarà applicata l’aliquota dell’imposta sostitutiva e l’aliquota dei contributi previdenziali da versare ad INPS.

A differenza dei contribuenti in regime ordinario, il calcolo del reddito per coloro che aderiscono al regime forfettario è relativamente semplice, ma è sempre bene richiedere una Consulenza professionale ad un Commercialista.

Contributi Previdenziali Instagrammer

Devi sapere che l’apertura della Partita IVA Instagrammer comporta la necessità di versare i contributi previdenziali all’INPS.

Devi sapere che l’Instagrammer non è una professione regolamentata e non prevede iscrizione ad un Albo professionale.

Pertanto, devi versare i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS.

 

Per maggiori informazioni e per ricevere un Parere Professionale Personalizzato contattami.

Ti aspetto,

Angelo Calò

Aprire un negozio online: la guida definitiva del 2020

Che viviamo nell’era degli E-Commerce non è di certo una novità assoluta.

Aprire un negozio online rappresenta un’opportunità di business davvero interessante se si vuole guadagnare.

Dato che ogni giorno in Italia le serrande dei negozi fisici continuano ad essere abbassate definitivamente, il business dei negozi online rappresenta una vera opportunità di lavoro e anche una rendita nel meglio-lungo periodo.

Sono tantissimi i commercianti che ogni anno decidono di affiancare alla vendita “tradizionale” la vendita del commercio elettronico avviando un E-Commerce o E-Store.

Altri, soprattutto i Millennials e i giovani under 40enni, decidono di avviare direttamente un E-Store specializzato nella vendita di prodotti e servizi di diverse categorie merceologiche (dagli alimenti ai capi d’abbigliamento, dagli accessori ai prodotti di elettronica).

Ma oltre agli aspetti di marketing, è assolutamente importante conoscere gli aspetti fiscali.

Per questo, è fondamentale rivolgersi sempre ad un Commercialista e Consulente di Tax Planning per espletare regolarmente tutte le procedure legislative e tributarie per avviare un negozio online.

Se anche tu hai deciso di “lanciarti” in questo business, non devi fare altro che continuare a leggere questa guida.

Aprire un negozio online: tre canali di vendita da valutare

Se vuoi vendere online, devi individuare la modalità migliore per farlo.

Esistono tre principali canali per la vendita di prodotti di diverse categorie merceologiche.

Canali di vendita diretta

Il direct selling online consente di gestire in maniera completa tutti gli aspetti del proprio negozio online.

Si fa riferimento ad un set di tecniche di vendita attraverso le quali i sellers comunicano direttamente con i clienti senza avvalersi di intermediari.

Si fa riferimento all’acquisto di un dominio e di un hosting su cui installare un CMS (content management system), oltre all’implementazione di un plugin che consente di gestire il negozio online (vendita di prodotti).

Canali di affiliazione

Con questa tecnica di marketing non si vende direttamente oggetti a nostra disposizione, ma si opera come intermediari, percependo una “fee” o commissione su ogni vendita realizzata.

Molti Marketplace del calibro di Amazon consentono di guadagnare con il programma di affiliazione.

Le affiliazioni rendono molto di più rispetto alla pubblicità e possono veramente generare una rendita passiva.

Canale di vendita indiretta

La vendita online indiretta avviene nel momento in cui l’utente definisce un accordo contrattuale tramite il web, per un bene immateriale o un servizio.

La vendita online indiretta interessa una larga fetta di mercato: si pensi, ad esempio, ai viaggiatori che prenotano un volo o un hotel online, cercando le strutture alberghiere nella zona desiderata, visitando attentamente i loro siti.

Adesso che conosci le tecniche di vendita online non esiste una strategia di vendita che più di altre è corretta o remunerativa.

Inoltre, è possibile optare per una strategia di marketing “mista” e dipende anche da quali oggetti vuoi vendere e dal target di clientela cui vuoi rivolgerti.

Se sei un hobbista puoi cambiare strategia e optare per la vendita di oggetti home made attraverso un canale di vendita indiretta o attraverso un proprio E-Store con blog.

Aprire un negozio online 2020: aspetti fiscali e burocratici

Un grave errore che viene commesso dalla maggior parte dei venditori ed imprenditori digitali è focalizzare l’attenzione solo sulle strategie di marketing, di commercializzazione e di promozione.

Focalizzarsi solo sugli aspetti tecnici (SEO e vendita) decreta nella maggior parte dei casi l’insuccesso del progetto di avvio dell’E-Commerce.

Devi sapere che avviare un E-Commerce comporta la necessità di aprire la Partita IVA dato che svolgerai un’attività imprenditoriale con carattere di continuità.

Negozio Online: quando aprire la Partita IVA?

Anche se inizialmente puoi lavorare con la ritenuta d’acconto, con l’incremento delle vendite e del numero di clienti, dovrai necessariamente aprire la Partita IVA.

Ti ricordo in tale sede che la P.IVA non è altro che codice numerico che identifica in modo univoco un soggetto che esercita un’attività commerciale.

Ad ogni Partita IVA è associato un Codice ATECO: si tratta di un codice che permette di individuare l’attività economica svolta da ogni soggetto.

Aprire un negozio online comporta la comunicazione del seguente Codice Attività ATECO:

  • 479110 – commercio al dettaglio di prodotti via Internet”.

In ogni caso ti consiglio sempre di rivolgerti ad un Commercialista di fiducia per evitare il fai-da-te.

Aprire Partita IVA negozio online: quale regime fiscale scegliere?

Devi sapere che anche per il corrente anno 2020 il regime fiscale più conveniente è il Regime Forfettario.

Per aderire al Forfettario 2020 è necessario non eccedere i 65.000 euro di fatturato.

Dal 1° gennaio 2020 non possono beneficiare della Flat Tax al 5% o al 15% i titolari di Partita IVA che hanno sostenuto spese per compensi a dipendenti e collaboratori superiori a 20.000 euro.

Inoltre, sono esclusi i dipendenti ed i pensionati che hanno percepito redditi superiori a 30.000 euro nell’anno precedente.

Rispetto all’anno 2019 restano immutati anche i coefficienti di redditività, suddivisi in base al codice ATECO attribuito all’attività economica esercitata.

Partita IVA Forfettaria Negozio Online: quali sono i vantaggi?

Devi sapere che l’apertura della Partita IVA Forfettaria per chi è titolare di un negozio online consente di beneficiare dei seguenti vantaggi:

  • esonero ritenuta d’acconto,
  • esonero esterometro,
  • esonero ISA,
  • Fattura elettronica (facoltativa),
  • Flat Tax al 5% (per i primi 5 anni di attività) o al 15% (dal sesto anno in poi),
  • semplificazioni contabili e fiscali non indifferenti.

Per maggiori informazioni rivolgiti sempre ad un Commercialista e Consulente di Tax Planning.

Aprire negozio online: iscrizione al Registro Imprese Camera Commercio

Una volta aperta la Partita IVA per avviare il tuo negozio online, è necessario effettuare l’iscrizione nella sezione “Commercianti” del registro delle imprese della Camera di Commercio di competenza.

Ciò comporta il sostenimento di costi legati agli oneri annuali.

 

Per maggiori informazioni e per richiedere un Consulenza professionale personalizzata contattami.

Angelo Calò

 

 

Vendere cose e oggetti fatti in casa: la guida per essere in regola con il Fisco

Se anche tu hai una passione o abilità artistiche e creative sfruttale a tuo beneficio: trasforma un tuo hobby che fino ad oggi hai coltivato nel tempo libero in una vera e propria opportunità di business.

Cogli l’attimo! Ma presta massima attenzione agli adempimenti fiscali per regolarizzare la tua posizione ed evitare guai seri con il Fisco.

Eh sì, perché devi sapere che vendere prodotti fatti in casa richiede il rispetto della normativa fiscale vigente. C’è necessità di aprire la Partita IVA per vendere oggetti home made? Continua a leggere questa guida e scopri cosa posso fare per te.

Vendere oggetti home made: cosa dice la normativa?

Prima di focalizzarmi sugli aspetti squisitamente fiscali, dobbiamo subito chiarire che chi realizza prodotti fatti in casa con il suo estro e la sua creatività, viene considerato hobbista.

L’articolo 28 del Decreto Legislativo n. 114/98 rinvia a quanto emanato dalle singole regioni.

Gli hobbisti vengono definiti come:

gli operatori non professionali che vedono, propongono, espongono o barattano in modo sporadico e occasionale, prodotti di modico valore; opere della propria creatività o del proprio ingegno”.

L’hobbista può vendere le sue creazioni home made o oggetti fatti in casa per un valore che non supera i 250 euro, in alcune Regioni, la soglia è addirittura inferiore.

Inoltre, l’attività del creatore di oggettini fatti a mano deve essere svolta sporadicamente e non in maniera continuativa, e deve essere senza vincolo di subordinazione.

Se per esempio si commercializza ogni settimana ai mercatini oggetti home made, allora non si può parlare di hobbista, ma rientra in un’attività di vendita.

Se, invece, si creano degli oggettini natalizi o pasquali e si vendono due volte l’anno ai mercatini, allora si può parlare di hobbista.

Aprire Partita IVA per vendere prodotti fatti in casa: quando è necessario?

Se si svolge l’attività di vendita di prodotti fatti in casa in modo continuativo e non occasionale, è necessario aprire la Partita IVA. Questo è quanto stabilito dalla normativa vigente.

Vendere prodotti fatti in casa non impedisce di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa, sia essa in forma dipendente o autonoma.

Casistica 1.

Non occorre aprire la Partita IVA se sei un lavoratore dipendente e nel tempo realizzi a mano piccoli oggetti creativi fatti a mano (braccialettini o decorazioni per la casa).

Si tratta di un’attività di hobbistica che svolgi senza alcun carattere di abitualità e la fonte principale di reddito rimane il tuo lavoro da dipendente.

Quello che introiti dalla vendita di oggetti home made sono entrate extra.

Casistica 2.

Hai l’obbligo di aprire la Partita IVA se realizzi professionalmente oggettini creativi fatti a mano e li vendi quotidianamente nella maggior parte dei mercatini e sui Marketplace e E-Commerce.

Vendere cose e oggetti fatti in casa senza obbligo di apertura della Partita IVA

Se anche tu rientri nella casistica 1. sopra esposta e non hai l’obbligo di aprire la Partita IVA, allora devi emettere una ricevuta non fiscale e, in sede di dichiarazione dei redditi, il tuo Commercialista procederà a riportare nel riquadro RL del modello dei Redditi l’importo del reddito lordo.

In caso di cessione di un bene la ricevuta non fiscale non è altro che un documento che viene emesso dai soggetti privati privi di Partita IVA.

Nel caso in cui l’importo riportato sulla ricevuta non fiscale sia di importo superiore ai 77,47 euro è richiesta anche una marca da bollo del valore di 2 euro.

Le ricevute non fiscali devono essere emesse correttamente in quanto rappresentano il documento valido per predisporre la dichiarazione reddituale.

Vendere oggetti fatti in casa e aprire la Partita IVA

Se rientri nella casistica 2, devi aprire la Partita IVA diventando un commerciante a tutti gli effetti.

In quanto commerciante sei soggetto all’obbligo di apertura della Partita IVA, alla presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività e all’iscrizione alla Camera di Commercio, oltre che all’INPS.

Una volta compilato il modulo, questo va predisposto per l’invio telematico mediante firma digitale.

Oltre all’apertura di un negozio fisico, puoi valutare anche l’apertura di un negozio online.

Sempre più imprenditori colgono l’opportunità di avviare un E-Commerce: complice del successo della vendita online è l’attuale tendenza dei giovani e dei meno giovani di andare alla ricerca di qualche capo originale, di qualche gioiello artigianale, di qualche oggetto fatto amano creativo e decorativo.

Una “moda” che sta spopolando sempre di più in Italia, sull’onda del modello anglosassone.

Molti digital marketer preferiscono i Marketplace del calibro di Amazon e di Ebay dove è possibile “incontrare” e soddisfare la domanda di milioni di potenziali utenti.

In ogni caso, per vendere online, è necessario regolarizzare la propria posizione e adempiere i “cavilli” burocratici e fiscali.

Se l’attività di vendita di oggetti home made non è occasionale e sporadica, è necessaria l’apertura della Partita IVA, con la contestuale comunicazione del Codice ATECO e l’iscrizione all’INPS per i contributi previdenziali.

Ricorda che l’apertura della Partita IVA per vendere cose e oggetti fatti in casa comporta la scelta del regime fiscale a te più conveniente.

Partita IVA vendita oggetti home made: Codice ATECO e Regime Forfettario 2020

Aprire la Partita IVA per svolgere l’attività di imprenditore di oggetti home made comporta la comunicazione del corretto Codice ATECO e la scelta del regime fiscale più conveniente.

Il Codice ATECO da comunicare è il seguente:

  • 78.32 – Commercio al dettaglio di oggetti d’artigianato.

Per quanto concerne la scelta del regime fiscale più conveniente, per il corrente anno 2020, il Regime Forfettario comporta interessanti vantaggi.

Ma, rispetto allo scorso anno 2019, la Legge di Bilancio ha introdotto nuovi requisiti per aderire al Forfettario.

 

Per maggiori informazioni contattami e richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Ti aspetto,

Angelo Calò

 

 

 

Partita IVA ditta individuale e Libero Professionista: quali sono le differenze?

Libero Professionista o Ditta individuale: quale Partita IVA scegliere? La normativa civilistica e fiscale suddivide le attività di lavoro autonomo in due macrocategorie:

  • attività di lavoro intellettuale (Liberi Professionisti: avvocati, notai, medici, ingegneri, etc.),
  • attività di impresa (Ditte individuali: artigiani e commercianti).

Partita IVA individuale: quando è obbligatorio aprirla?

Se vuoi intraprendere un lavoro autonomo e indipendente (aprire uno studio, un negozio o una ditta individuale) devi valutare attentamente la necessità di aprire la Partita IVA.

Le motivazioni che spingono ad aprire una P.IVA individuale possono essere davvero tantissime: voglia di sperimentare nuove strade, necessità di autonomia e indipendenza, maggiore realizzazione personale di fare un buon investimento economico nel medio-lungo periodo.

In ogni caso, per svolgere qualsiasi attività in forma autonoma regolare e continuativa, devi valutare i pro e i contro derivanti dall’apertura della Partita IVA.

Anche se inizialmente puoi pensare di lavorare con la prestazione occasionale, emettendo una notula con la ritenuta d’acconto, nel lungo periodo, con l’incremento del numero di committenti e delle entrate monetarie, devi regolarizzare la tua attività professionale che svolgi con sistematicità.

Ma stai attento! Le professioni regolamentate da Albi professionali non si possono svolgere in via occasionale, quindi, dovrai necessariamente aprire Partita IVA Libero Professionista.

In questo caso ti consiglio di prestare la massima attenzione e di rivolgerti ad un Commercialista per richiedere una Consulenza Professionale personalizzata.

Partita IVA individuale: occhio al Codice ATECO

Aprire la Partita IVA individuale (Libero Professionista o Ditta individuale che sia) comporta la necessità di scegliere il Codice ATECO corretto per inquadrare la tua attività economica.

Partita IVA Ditta individuale: la normativa

Secondo la normativa contenuta nel Codice civile l’attività di impresa consiste nell’esercizio professionale di una attività economica organizzata e diretta a produrre e scambiare beni e servizi.

Inoltre, ogni attività non deve essere sporadica ma deve essere abituale e prevalente: sussistenza del “requisito della professionalità”.

Possono aprire Partita IVA ditta individuale i commercianti (grossisti, dettaglianti, ambulanti, venditori porta a porta) e gli artigiani (elettricisti, idraulici, falegnami, meccanici, parrucchieri, ecc.).

La Ditta individuale è la forma giuridica più semplice e meno onerosa ed è necessaria l’iscrizione al Registro delle Imprese e all’INPS.

Per le ditte individuali, che esercitano un’attività di particolare natura o rischio, potrebbe essere obbligatoria l’iscrizione all’INAIL: in questo caso è necessario versare annualmente un premio assicurativo che varia a seconda dell’attività svolta.

Aprire Partita IVA Ditta Individuale comporta l’iscrizione alla Gestione commercianti ed artigiani INPS.

Partita IVA Libero Professionista: inquadramento normativo

Chi è il Libero Professionista? Si tratta di un lavoratore autonomo intellettuale, che organizza il proprio lavoro senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente, ed esegue un’opera o un servizio dietro pagamento di un corrispettivo.

A differenza delle ditte individuali, il lavoro del Libero Professionista si caratterizza per la prevalenza del suo lavoro professionale rispetto al capitale investito.

Alcuni Liberi Professionisti esercitano una professione “libera”, senza iscrizione ad alcun Albo (web master, consulenti informatici, SEO Specialist, Influencer, etc.).

Altri Liberi Professionisti esercitano professioni “protette” e sono tenuti ad iscriversi ad un Albo professionale (avvocati, notai, ingegneri, psicologi, commercialisti, etc.).

Infatti, i Liberi Professionisti appartenenti alle c.d. professioni protette devono iscriversi al proprio Albo o Ordine di appartenenza dopo aver superato l’esame di abilitazione alla professione.

Partita IVA Ditta individuale: iscrizione al Registro Imprese

Come ti ho già anticipato, le ditte individuali sono tenute ad iscriversi nel Registro delle Imprese tramite la presentazione della Comunicazione Unica (ComUnica).

L’iscrizione comporta per il titolare della ditta individuale il sostenimento di costi: marca da bollo, diritto camerale annuale e diritti di segreteria.

Partita IVA Libero Professionista e Ditta individuale: differenze regime contabile

La contabilità delle ditte individuali segue il principio di competenza: deduzione dei costi e tassazione dei ricavi di competenza, a prescindere dalla data di effettivo incasso o pagamento.

La contabilità dei Liberi Professionisti segue il principio di cassa: deduzione dei costi e tassazione dei compensi effettivamente incassati o pagati.

Contributi INPS Ditte individuali e Liberi Professionisti: le differenze

I Liberi professionisti devono iscriversi alla propria Cassa di appartenenza oppure, in assenza di una cassa specifica, alla gestione separata INPS (versamento del 25,72% sul reddito imponibile).

Coloro che si iscrivono alla gestione separata hanno la facoltà di addebitare in fattura una rivalsa del 4% del compenso lordo.

Il contributo da versare alla gestione separata INPS è calcolato sull’utile percepito (dato dalla differenza tra compensi incassati e costi sostenuti).

Le ditte individuali devono iscriversi alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti  e versare i contributi fissi sul reddito minimale.

Superato il reddito minimale è necessario versare i contributi in percentuale fino al raggiungimento di quello massimale.

Coloro che optano per il regime Forfettario possono beneficiare di uno “sconto” sull’ammontare dei contributi da versare all’istituto previdenziale.

Partita IVA Forfettaria Liberi Professionisti e Ditte individuali

Sia i Liberi Professionisti che le Ditte individuali possono optare per il Regime Forfettario.

Si tratta di un regime fiscale conveniente, soprattutto per gli start upper e per i giovani che intraprendono una professione da Freelancer.

Devi sapere che per aderire a questo regime fiscale non devi eccedere i 65.000 euro di fatturato annuo.

Tanti i vantaggi derivanti dalla scelta del Regime Forfettario:

  • semplificazioni contabili
  • esonero fattura elettronica
  • esonero ritenuta d’acconto
  • esonero esterometro e ISA
  • Flat TAX o imposta agevolata per le start up al 5% o al 15% (dal sesto anno in poi).

 

Per maggiori informazioni o se vuoi richiedere una Consulenza professionale per aprire Partita IVA ditta individuale o Partita IVA Libero Professionista, ti invito a contattarmi.

Sarò a tua disposizione per chiarire ogni tuo dubbio.

Ti aspetto!

Angelo Calò

Bilancio d’esercizio: cos’è, come si legge e quali sono i dati importanti da tenere sotto controllo

bilancio aziendale

Numeri, numeri e numeri, quando si ha a che fare con un’attività di business è davvero importante saper leggere attentamente il bilancio d’esercizio e monitorare l’andamento dei dati contabili più importanti.

Il bilancio d’esercizio non è altro che la “bussola”, il documento che riassume le attività aziendali relative ad un anno.

Il periodo in questione è l’anno fiscale, detto anche esercizio e corrisponde per convenzione ad un anno solare, cioè va dal mese di gennaio al mese di dicembre.

Il Bilancio d’esercizio ha lo scopo di assolvere a una serie di funzioni: tenere sotto costante monitoraggio le performances economico-finanziarie e consentire il calcolo delle imposte che l’impresa deve pagare e versare alle casse dello Stato.

Il bilancio d’esercizio è costituito da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa, Rendiconto Finanziario: a stabilirlo è lo stesso articolo 2423 del Codice civile.

Fino ai bilanci relativi all’esercizio 2015 il Rendiconto Finanziario non era un documento obbligatorio e il bilancio d’esercizio si componeva solamente di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa.

Scopriamo in questa guida cos’è, come si legge e quali sono i dati più importanti da tenere sotto controllo.

Bilancio d’esercizio: da quali prospetti si compone?

Nel corso dell’esercizio ogni impresa accumula dati e informazioni attraverso le registrazioni contabili di acquisti, vendite, dipendenti, banche etc..

Tutti questi dati vengono riepilogati nei prospetti del Bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario.

Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale pone in evidenza la situazione patrimoniale dell’impresa alla data del bilancio.

Esso rappresenta una sorta di fotografia del capitale di funzionamento dell’azienda a fine esercizio: esso è il capitale netto che prende anche il nome di capitale di funzionamento poiché si tratta del capitale riferito ad un’azienda in funzionamento.

Per determinare l’entità del capitale di funzionamento, la valutazione degli elementi attivi e passivi del capitale viene fatta al termine di ciascun anno.

Pertanto, lo Stato Patrimoniale mette in evidenza la composizione e l’entità del patrimonio aziendale: i beni che compongono il capitale dell’impresa e le fonti finanziarie, delle quali si avvale l’impresa.

Conto Economico

Conto Economico è il documento che mette in evidenza la situazione economica dell’azienda e il risultato economico conseguito nell’arco dell’esercizio considerato.

Il Conto Economico mette in evidenza i componenti positivi e negativi reddituali di competenza del periodo che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio (utile/perdita d’esercizio).

Il reddito d’esercizio è il reddito conseguito dall’impresa nell’arco dei 12 mesi di attività.

Il reddito d’esercizio è dato dalla differenza tra il capitale netto esistente alla fine dell’esercizio e il capitale netto esistente all’inizio dell’esercizio (procedimento sintetico).

Il reddito d’esercizio può essere calcolato anche ricorrendo al procedimento analitico: differenza tra i ricavi di competenza economica dell’esercizio e i costi di competenza economica dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio che scaturisce dalla redazione del Conto Economico è un valore economico che nasce da un processo di valutazione.

Essendo frutto di una valutazione, la sua entità è sempre in una certa misura soggettiva.

Nota Integrativa

La Nota integrativa è una parte integrante del bilancio d’esercizio e serve a fornire una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle desumibili dagli altri documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

La Nota Integrativa consente di motivare le scelte fatte dagli amministratori, in relazione ai criteri di valutazione adottati nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico.

Oltre agli obblighi informativi richiesti dall’art. 2427 del Codice Civile, la nota integrativa deve fornire delle informazioni subordinate: modifica dei criteri di valutazione articolo 423 bis comma 6 del c.c.; valutazione delle partecipazioni articolo 2426 comma 3 e comma 4 del c.c.; modifiche del piano di ammortamento articolo 2426 comma 2 del c.c.; valutazione delle rimanenze art. 2426 comma 9,10,11 del c.c.; etc.

Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario spetta il compito di illustrare la situazione finanziaria dell’impresa.

Anche se alcune informazioni sono desumibili anche dallo Stato Patrimoniale, le notizie contenute nel Rendiconto Finanziario sono più ampie.

Questo documento pone in evidenza la politica di finanziamento seguita dall’impresa nell’arco dell’esercizio, la politica degli investimenti, ovvero, come le risorse finanziarie sono state investite e le aree gestionali che hanno assorbito risorse finanziarie e quelle che hanno prodotto un incremento di tali assets.

Bilancio d’esercizio: quali sono i benefici?

Il bilancio d’esercizio è come una sorta di “pagella” aziendale che si redige a fine anno.

Il Bilancio permette di misurare i risultati dell’azienda e aiuta gli imprenditori ed i manager a valutare gli altri attori del mercato.

Saper leggere il Bilancio Aziendale consente all’imprenditore di confrontare la performance aziendale con quella delle imprese concorrenti.

Il Bilancio Aziendale è anche il documento che gli stakeholders (i fornitori, le banche, i clienti, i distributori ecc.) usano per valutare il tuo operato.

Bilancio d’esercizio: come si legge?

Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa sono redatti per assolvere adempimenti di carattere fiscale e tributario.

I Bilanci sono documenti difficili da comprendere in quanto sono redatti in un linguaggio tecnico, pertanto, come puoi risolvere questo problema?

Per riuscire a interpretare il Bilancio d’esercizio basta fare un’operazione chiamata Riclassificazione del Bilancio: ciò consente di capire la performance d’azienda anche a chi ha poca dimestichezza con la contabilità.

Basta preparare un file Excel con tutti gli indicatori reddituali, di liquidità, di solidità patrimoniale.

Dalla lettura del Bilancio e degli indicatori è possibile ricavare informazioni di importanza vitale.

Ti aiutano a osservare e analizzare le differenze da un anno all’altro, a comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento e a confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni? Richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

Differenze tra ditta individuale e SRL: facciamo chiarezza!

ditta individuale SRL differenze

Meglio una ditta individuale o una SRL? Quali sono le differenze intercorrenti? Se sei indeciso tra ditta individuale o SRL (Società a Responsabilità Limitata) non devi fare altro che continuare a leggere attentamente questa guida completa e puoi chiarirti le idee sulla scelta vincente.

Differenze Ditta individuale e SRL: quale scegliere?

La scelta tra ditta individuale e SRL è decisiva per il successo dell’attività imprenditoriale e le due tipologie di società presentano differenze sostanziali non solo per struttura e per i costi di costituzione e di gestione, ma anche per quanto riguarda i trattamenti fiscali.

Molto spesso la maggior parte dei Consulenti sconsiglia di aprire una SRL in quanto sono maggiori gli adempimenti derivanti dalla gestione di questa forma societaria.

Tuttavia, bisogna anche sottolineare il fatto che aprire una SRL comporta minori rischi patrimoniali per il titolare e per i soci dato che non sono chiamati a rispondere alle obbligazioni societarie con il proprio patrimonio personale.

Inoltre, voglio subito sottolineare che per aprire una SRL devi sottoscrivere almeno 10.000 euro di capitale iniziale, a meno che tu non voglia aprire una SRL Semplificata con pochi euro e un capitale sociale che può variare da 1 euro a 9.999 euro o una Srl a capitale ridotto.

Ditta individuale: costituzione

Quali sono i costi e la procedura per aprire una ditta individuale? Facciamo subito chiarezza! Senza troppi giri di parole voglio chiarire che il primo elemento da prendere in considerazione è la diversità del procedimento e dei costi di costituzione tra la ditta individuale e una Società a Responsabilità Limitata o SRL.

Per costituire una ditta individuale devi seguire questi step:

  • apertura della Partita IVA;
  • iscrizione nel Registro delle Imprese della locale Camera di Commercio;
  • iscrizione all’INPS e all’INAIL (nel caso di ditta artigiana).

Per maggiori informazioni ti consiglio di leggere attentamente questa guida dedicata all’apertura di una Ditta Individuale.

Avviare una ditta individuale è in assoluto la più semplice ed economica e necessita di tempi relativamente brevi.

Gli unici costi per l’apertura di una ditta individuale sono quelli di iscrizione alla Camera di Commercio:

  • bolli e diritti di segreteria;
  • versamento dei diritti annuali entro 30 giorni dall’iscrizione alla Camera di Commercio.

SRL: costituzione

Per aprire una Società a Responsabilità Limitata occorre recarsi da un notaio per costituire l’atto costitutivo e lo statuto, contenente la disciplina del funzionamento della SRL.

Inoltre, si deve:

  • aprire la Partita IVA,
  • procedere all’iscrizione nel Registro delle Imprese della locale Camera di Commercio;
  • procedere all’iscrizione all’INPS e all’INAIL (per certe attività).

I costi per avviare una SRL da tenere in considerazione sono le seguenti:

  • onorario notaio,
  • diritti camerali,
  • imposta di registro e tasse governative,
  • bolli vari,
  • bolli sui libri sociali.

Bisogna anche dire che è possibile procedere alla conveniente apertura telematica della SRL (“innovative start up”), che permette di risparmiare l’onorario del Notaio.

È necessario munirsi della firma digitale per garantire l’autenticità della sottoscrizione di atto costitutivo e statuto.

Ditta individuale: quali sono i vantaggi?

Aprire una ditta individuale comporta il sostenimento dei seguenti vantaggi:

  • semplificazione ed economicità dei procedimenti di costituzione e liquidazione,
  • non serve un capitale iniziale per la sua apertura,
  • il titolare è l’unico responsabile delle decisioni,
  • assenza dell’obbligo di tenere i libri sociali,
  • è semplice costituirla, metterla in liquidazione e chiuderla.

Rispetto ad una SRL, la ditta individuale è tenuta alla redazione delle scritture contabili, ma può valersi di un sistema semplificato.

Ditta individuale: quali sono gli svantaggi?

A fronte degli innumerevoli vantaggi della ditta individuale, scopriamo quali sono gli svantaggi derivanti:

  • tassazione non favorevole, l’aliquota fiscale aumenta proporzionalmente all’aumentare degli utili,
  • responsabilità illimitata del titolare nei confronti di creditori. Ogni imprenditore titolare della ditta individuale è costretto a rispondere con tutto il suo patrimonio personale alle obbligazioni societarie. In altre parole, i creditori di una ditta individuale, se non pagati nei termini previsti, possono pignorare anche tutti i beni personali del titolare.

SRL: quali sono i vantaggi?

Aprire una SRL comporta la responsabilità limitata dei titolari al solo capitale destinato all’attività sociale.

Ciò significa che, a differenza della ditta individuale, nella SRL i creditori dei soci possono pignorare solo i capitali “conferiti in società” e non anche i beni che rientrano nel patrimonio personale del socio.

SRL: quali sono gli svantaggi?

Gli svantaggi della SRL riguardano, anzitutto, i maggiori costi di avvio e di gestione dell’attività.

Nel caso di apertura di una SRL semplificata il capitale iniziale richiesto è quello di 1 €.

Bisogna fare i conti con i costi di gestione e gli oneri amministrativi più elevati: la gestione è affidata od organi collegiali che richiedono procedure con tempi più lunghi.

Inoltre, sono escluse le agevolazioni contabili e fiscali di cui gode la ditta individuale.

Ditta individuale e SRL: quale conviene?

Nella scelta tra ditta individuale o SRL devi tener conto del capitale di cui disponi ed il genere di attività che intendi svolgere.

La forma della ditta individuale è conveniente nel caso di attività di business che richiedono un limitato investimento iniziale ed hanno un giro d’affari modesto.

L’accesso alle agevolazioni fiscali consente un risparmio economico davvero interessante.

Devi tenere conto che il rischio derivante dalla responsabilità illimitata del titolare della ditta individuale è correlato ai movimenti di denaro in entrata ed in uscita.

Se intendi avviare un’attività economica che assorbe capitali più cospicui, allora la scelta deve ricadere sulla SRL.

Anche nel caso di obbligazioni societarie di importo più rilevante è fondamentale optare per una SRL, che consente di limitare la responsabilità dei soci al solo capitale conferito in società.

In questo modo i creditori non possono aggredire i beni che rientrano nel patrimonio personale.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni in merito ad una ditta individuale o ad una SRL, contattami e sarò lieto di fornirti una Consulenza personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

Come avviare un’impresa in Italia in 10 step

Diventare imprenditore ed avviare un’impresa in Italia è il sogno nel cassetto di molti giovani in cerca di lavoro e di senior aspiranti imprenditori.

Prima di intraprendere la strada verso l’apertura di una start up e di un’impresa, è fondamentale valutare attentamente tutti gli step necessari per adempiere correttamente l’iter procedurale e burocratico.

Premettiamo subito che fare impresa non è assolutamente semplice e richiede una buona dose di competenze, conoscenze e risorse.

Detto questo, oltre ad una buona pianificazione strategica ed operativa, per il buon successo del progetto imprenditoriale è rilevante prestare massima attenzione al tax planning.

Per questo, è rilevante affidarsi ad un Consulente aziendale e fiscale che sappia consigliare ad hoc l’aspirante imprenditore.

In questa guida ho raccolto tutti gli step necessari da seguire passo dopo passo per aprire un’azienda in Italia.

Ti senti pronto per iniziare quest’avventura? Bene, allora procediamo!

Avviare un’impresa in Italia: ecco i 10 passi infallibili

Crisi occupazionale, difficoltà a trovare il posto “fisso”, basse retribuzioni, voglia di autonomia e di realizzare un progetto imprenditoriale di successo sono i principali fattori che spingono sempre più giovani e over quarantenni ad intraprendere la vita da freelancer e/o da start upper.

Affascinante che sia, la vita da imprenditore comporta tante responsabilità, obblighi e sacrifici non indifferenti.

Inoltre, avviare un progetto imprenditoriale ex novo richiede massima attenzione ed un’ottima conoscenza della normativa vigente.

Ecco i 10 passi infallibili da tenere in considerazione prima di avviare un’azienda.

 Redigere un efficace e vincente Business Plan

Prima di avviare un progetto imprenditoriale, è fondamentale redigere un Business Plan vincente ed efficace.

Il Business plan è un piano dettagliato, che contiene strategie ed obiettivi strategici concreti e misurabili dell’attività economica che si intende avviare. Si tratta, dunque, di un vero e proprio progetto necessario per avere ben chiari i vari step da seguire: dagli adempimenti amministrativi, fiscali e burocratici alle strategie di marketing e commerciali.

Non è facile redigere un business plan vincente ed efficace, specie se non si ha alcuna esperienza nel mondo dell’imprenditoria.

Per questo, è buon consiglio affidarsi sempre ad un Commercialista che segua passo dopo passo l’aspirante imprenditore.

Pianificazione strategica, Budgeting & Programmazione operativa

Dal primo punto ne consegue il secondo: pianificare strategicamente l’attività imprenditoriale.

In questa fase è necessario fare qualche conto in tasca dato che il budget a disposizione è di importo esiguo ed è una risorsa data.

In questa fase di avvio saranno più perdite e più costi di entrate monetarie, per questo l’imprenditore non deve disperare e deve pazientarsi prima di raggiungere il pareggio tra i ricavi e i costi (Break Even Point).

Tenendo conto di ciò sarà fondamentale definire gli obiettivi strategici e quelli operativi di medio e di breve periodo.

Apertura Partita IVA

La Partita IVA è costituita da 11 cifre, che identificano in modo univoco il soggetto titolare dell’attività, ed è associata ad un Codice ATECO.

Aprire la Partita IVA è semplice, veloce e non costa nulla. Come procedere? Basta scaricare i modelli presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate, compilarli accuratamente e inoltrarli telematicamente al Fisco o presentarli personalmente o tramite intermediario abilitato.

L’apertura della Partita IVA comporta la necessità di scegliere il Codice ATECO, di optare per un regime fiscale conveniente e procedere con il versamento dei contributi previdenziali.

Codice ATECO

Aprire la Partita IVA comporta la necessità di comunicare ed identificare il corretto Codice ATECO, un codice che identifica il tipo di attività economica svolta.

Scegliere il Codice ATECO corretto è davvero rilevante per lo sviluppo e la gestione del progetto imprenditoriale.

Scelta del regime fiscale

Oltre al Codice ATECO, l’apertura della Partita IVA comporta la necessità di scegliere il regime fiscale corretto.

Attualmente l’opzione più conveniente è aderire al Regime Forfettario, anche se è la scelta adatta per avviare un’impresa di tipo individuale.

Le imprese formate da due o più soci devono necessariamente optare per la Partita IVA ordinaria.

La Legge di Bilancio 2019 prevede come unico requisito per aderire al Regime Forfettario il non superare i 65.000 euro annui di fatturato.

Ricordiamo che sono esclusi dal Forfettario i seguenti settori: agricoltura, pesca, editoria, agenzie di viaggi, vendita porta a porta, che seguono regimi fiscali speciali.

Forma giuridica

Avviare un’azienda comporta la necessità di scegliere una forma giuridica adeguata alla propria attività d’impresa.

Le principali forme giuridiche sono:

  • ditta individuale, dove l’unico responsabile è il titolare della Partita IVA;
  • S.a.s. (società in accomandita semplice), se alcuni soci hanno responsabilità limitate;
  • S.n.c. (società in nome collettivo);
  • S.r.l. (società a responsabilità limitata);
  • S.p.a. (società per azioni).

Comunicazione Unica

Grazie alla Comunicazione Unica è possibile avviare un’azienda in modo semplice e con un netto risparmio di tempo e di denaro.

Grazie alla Comunicazione Unica è possibile dichiarare l’inizio dell’attività economica al Comune o alla Camera di Commercio, iscrivere l’attività al Registro delle Imprese e aprire le posizioni INPS e INAIL.

Contribuzione previdenziale

Come detto l’apertura della Partita IVA comporta la necessità di versare con regolarità i contributi previdenziali presso l’INPS o presso una specifica Cassa.

Per le imprese, gli artigiani e i professionisti senza Cassa è necessario iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Invece, i professionisti iscritti ad un Ordine Professionale (avvocati, notai, medici, architetti, psicologi, ingegneri, etc.) versano i contributi previdenziali alla cassa di riferimento.

Costituzione della società

Per tutte le società costituite da due o più soci, la costituzione della società si perfeziona con la scrittura dell’atto costitutivo e dello statuto, da effettuare presso lo studio di un notaio.

Permessi

Per svolgere alcune attività (vendita di alimenti e bevande, studi di tatuatori, etc.), è necessario ottenere permessi e rispettare specifici requisiti in materia di igiene e sicurezza.

 

Anche tu vuoi avviare un’impresa in 10 step? Allora, chiedimi una Consulenza personalizzata ad hoc.

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

Sono dipendente posso aprire Partita IVA?

Sei assunto con un contratto di lavoro dipendente ma hai una seconda entrata monetaria derivante dallo svolgimento di un’attività professionale autonoma: devi aprire Partita IVA?

Ad esempio sei un docente assunto con contratto di lavoro subordinato, lavori a scuola al mattino e al pomeriggio dai ripetizioni ai ragazzi o vendi corsi online.

In tempi di crisi occupazionale, di riduzione degli stipendi e del monte ore di lavoro, la maggior parte dei dipendenti assunti a contratto indeterminato o determinato deve trovare un escamotage per assicurarsi in reddito extra.

Sorge un dubbio a tale riguardo: si può aprire Partita IVA? Nonostante l’errata convinzione, essere lavoratore dipendente non è incompatibile con lo svolgimento di una contemporanea attività di lavoro da freelancer.

Pertanto, anche i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato possono permettersi di aprire la Partita IVA.

Tuttavia, bisogna prestare massima attenzione in quanto nel settore pubblico è probabile che viga il principio di esclusività del rapporto.

Scopriamo in questa guida quando è possibile aprire Partita, anche nei casi in cui si sia assunti con contratto di lavoro subordinato.

1. Aprire Partita IVA: è possibile anche se sono dipendente?

Chiariamo subito il dubbio: è possibile percepire una busta paga dal datore di lavoro e, contemporaneamente, introitare altri redditi derivanti da lavoro autonomo.

La scelta di avere un doppio reddito, da dipendente e da autonomo, può essere dettata dalla possibilità di guadagnare un extra profitto e dalla volontà di migliorare la propria condizione economica.

Negli ultimi tempi è incrementato il numero delle Partite IVA, in particolare di coloro che già percepiscono uno stipendio da lavoro dipendente.

Ma i dubbi in effetti non sono pochi, specie se si è dipendenti del settore pubblico.

1.1 Dipendente privato

Un dipendente privato può aprire partita IVA e lavorare anche come libero professionista, freelancer, start upper senza problemi di compatibilità, pur mantenendo in essere il proprio lavoro da dipendente, a patto che non vi sia concorrenza con il datore di lavoro.

Pertanto, se non vi è esplicito divieto, non ci sono problemi di coesistenza tra le due attività (di lavoro da dipendente e da autonomo).

Per non incorrere in problematiche con il datore di lavoro, non vige alcun obbligo di comunicazione al datore di lavoro, ma è meglio informare l’azienda della doppia attività svolta.

Lo stesso articolo 2105 Codice Civile prevede l’obbligo del lavoratore di non divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa e di non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore.

Violare l’obbligo di fedeltà costituisce un inadempimento contrattuale e, nella maggior parte dei casi, integra la giusta causa di licenziamento, oltre ad essere tenuto al risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro (cfr. Cass. n. 6473/1993).

1.2 Dipendente pubblico e Partita IVA

Veniamo all’annosa questione dell’apertura della Partita IVA da parte dei dipendenti pubblici.

Per prima cosa, è necessario verificare se le regole generali autorizzano l’apertura della partita IVA.

Una volta ottenuto il “permesso”, è necessario controllare se nel regolamento dell’Ente locale ci sia qualche impedimento.

Una volta che ti sei accertato che puoi aprire la Partita IVA con tranquillità senza rischiare nulla, rivolgiti ad un Commercialista di fiducia e segui gli step necessari per non sbagliare.

In linea generale, il dipendente del settore pubblico se lavora full time è tenuto a prestare la propria attività esclusivamente verso il proprio Ente.

Pertanto, non è sempre facile avviare un’attività imprenditoriale o professionale contemporaneamente all’impiego pubblico.

In questi casi, il lavoratore pubblico a tempo pieno può emettere una notula a prestazione occasionale con ritenuta d’acconto.

La prestazione deve essere occasionale, non superare i 30 giorni, non deve esserci nessun conflitto d’interessi, non deve interferire con il lavoro da dipendente e deve essere svolta al di fuori dell’orario di lavoro.

Per i dipendenti del settore pubblico assunti a tempo parziale la situazione è ben diversa.

Per coloro che hanno un orario di lavoro inferiore al 50% di quello a tempo pieno, il principio di esclusività non vige.

Pertanto, è possibile tranquillamente aprire la Partita IVA, ma prima assicurati di leggere attentamente il regolamento dell’ente pubblico per cui lavori e verificare che non ci siano divieti.

In sintesi, chi ha orari di lavoro a tempo pieno può soltanto svolgere collaborazioni occasionali.

Mentre chi lavora con contratto part-time (inferiore al 50%) può valutare tranquillamente l’apertura della partita IVA.

In tutti i casi, comunque sia, ti consiglio di farti dare un’autorizzazione scritta dall’Ente locale per cui lavori.

2. Partita IVA e lavoro dipendente: contributi previdenziali INPS

Se un lavoratore dipendente a tempo indeterminato full time decide di avviare un’attività imprenditoriale e di aprire Partita IVA, non è necessaria l’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS né il versamento di ulteriori contributi.

Una volta avviata l’attività imprenditoriale, l’Istituto di Previdenza invierà al lavoratore una comunicazione in merito all’iscrizione alla Gestione commercianti.

Il soggetto interessato dovrà spiegare le ragioni che prevedono la cancellazione dell’iscrizione e provare l’esistenza del rapporto di lavoro dipendente, allegando una copia dell’ultima busta paga percepita.

In caso di contratto di lavoro a tempo determinato si deve necessariamente valutare se il periodo trascorso come lavoratore dipendente può essere considerato prevalente rispetto all’attività commerciale esercitata.

3. Aprire Partita IVA: quale regime fiscale scegliere?

Una volta compreso che puoi tranquillamente aprire la Partita IVA, dovrai seguire tutti gli step necessari: compilare ad hoc tutta la documentazione scaricabile dall’Agenzia delle Entrate, comunicare il Codice ATECO corretto e scegliere il regime fiscale a te più conveniente.

Oltre al regime ordinario, assai più oneroso e con più adempimenti da assolvere, potrai optare per il Regime Forfettario.

Dal primo gennaio 2019 è possibile aderire al Forfettario se non si superano i 65.000 euro annuali. Fino al 2018 non era affatto così, i limiti di ricavi annuali che non dovevano essere superati erano compresi tra 25.000 Euro e 50.000 Euro.

 

Per maggiori informazioni e per ricevere una Consulenza personalizzata in merito all’apertura della Partita IVA, contattami!

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Angelo Calò

Aprire Partita IVA 2019: Guida per il Libero Professionista

Quando aprire Partita IVA e come procedere senza sbagliare? Quali sono i costi da sostenere? Quale regime fiscale scegliere? Sono tantissimi i quesiti che si pongono i potenziali imprenditori e professionisti che ogni giorno decidono di avviare un’attività professionale autonoma.

Dalla ritenuta d’acconto alla Partita IVA

In un contesto economico come quello attuale, caratterizzato dalla difficoltà di trovare il posto fisso, molti giovani e over quarantenni si chiedono se convenga o meno lavorare con contratto di Partita IVA.

Potenziali imprenditori, start-upper, Freelancer e nomadi digitali hanno sempre molti dubbi riguardo la possibilità di aprire Partita IVA.

Se inizialmente si può lavorare con emissione della notula con ritenuta d’acconto, con l’incremento del giro d’affari e del numero di clienti, si deve necessariamente aprire la Partita IVA.

Anche perché la ritenuta d’acconto presenta un grande limite: non è un vero e proprio regime fiscale.

Lavorare con la ritenuta d’acconto è possibile, ma non bisogna superare determinati limiti:

  • la collaborazione instaurata non deve essere superiore a 30 giorni per ogni datore di lavoro. Deve trattarsi di una collaborazione occasionale non continuativa,
  • non bisogna eccedere i 5.000€ di guadagno annuo.

Pertanto, se prevedi di rendere continuativa la tua attività economica e professionale dovrai necessariamente valutare l’iter per procedere con l’apertura della Partita IVA.

Anche se può sembrare un passo importante e rischioso, che comporta tanti adempimenti burocratici e fiscali, aprire la Partita IVA è veloce e senza costi.

Aprire la Partita IVA: come fare?

Come già anticipato aprire la Partita IVA è semplice e non comporta il sostenimento di costi esosi, anzi è assolutamente gratuito.

La Partita IVA si compone di 11 numeri: i primi 7 consentono di identificare il contribuente, i 3 successivi identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo espleta una funzione di controllo.

Per procedere con l’apertura della Partita IVA è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività.

Basta scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate apposita modulistica preposta ad hoc: modello AA7/7 (società) e modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi).

Ci sono diverse modalità attraverso le quali è possibile presentare i modelli:

  • invio per via telematica, tramite il software scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate,
  • consegna presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento,
  • invio con raccomandata con ricevuta di ritorno e in allegato fotocopia del documento di riconoscimento,
  • affidarsi ad un professionista abilitato (Commercialista) che ti segue in ogni step.

Aprire Partita IVA 2019: Codice ATECO

Quando si apre una Partita IVA, è necessario scegliere il codice ATECO che si riferisce all’attività svolta. Per svolgere due diverse attività non è necessario aprire due Partite IVA, ma occorre comunicare un secondo Codice ATECO e richiedere eventualmente tutte le autorizzazioni previste per la seconda attività.

Poi, si deve scegliere anche il tipo di regime fiscale: contabilità ordinaria, semplificata o regime forfettario.

Aprire Partita IVA 2019, Regime fiscale: quale scegliere?

Attualmente si può optare per il regime ordinario, semplificato o il regime forfettario.

Aprire Partita IVA 2019: Regime ordinario

Il primo è indicato per chi guadagna abbastanza al fine di affrontare comodamente tutte le spese di gestione. Infatti, non si deve assolutamente sottovalutare l’onerosità derivante dal pagamento delle imposte Irpef e Irap, calcolate sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.

Le tasse vengono pagate secondo i seguenti scaglioni IRPEF:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per i redditi che vanno da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per i redditi compresi tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per i redditi tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per i redditi che eccedono i 75.000 euro.

Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, deve versare una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno. A queste voci di costo si devono aggiungere i contributi previdenziali (obbligatori) e il costo del Commercialista.

Con il regime ordinario si è soggetti a IVA e ISA (Indici sintetici di affidabilità).

Le Partite IVA Ordinarie possono dedurre i costi relativi all’attività, assumere dipendenti o collaboratori senza che si hanno limiti per i ricavi.

Aprire Partita IVA 2019: Regime Forfettario

In alternativa a questo regime fiscale puoi optare per il convenientissimo regime forfettario, un regime agevolato, la migliore soluzione per i professionisti e gli start-upper che guadagnano meno di 65.000 euro all’anno.

Questo è l’unico requisito revisionato dalla Legge di Bilancio 2019: il limite di fatturato annuo per il regime forfettario è fisso qualunque sia il codice ATECO comunicato.

A differenza del regime semplificato, le partite IVA Forfettarie non possono dedurre alcun tipo di spesa.

Sul reddito imponibile si paga una percentuale del fatturato definita da un “coefficiente di redditività”: l’aliquota unica è pari al 15% o al 5% (per i primi 5 anni di attività).

Il  metodo corretto per determinare il reddito della tua impresa nel Regime forfettario sarà dato:

(Incassi x Coefficiente di redditività) – Contributi Previdenziali = Reddito imponibile netto

Sul reddito imponibile netto si applicherà l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% (nel caso di nuova attività).

Ti mostro un esempio:

Supponiamo che tu abbia incassato dai tuoi clienti € 15.000,00 e che il coefficiente di redditività per la tua impresa fosse pari al 78%. (Ti ricordo che questo coefficiente è stabilito dall’amministrazione finanziaria in base al codice ateco della tua attività).

E ipotizziamo anche che tu abbia versato € 3.000,00 di contributi previdenziali.

Il tuo reddito d’impresa sarà calcolato in questo modo:

€ 15.000,00 x 78% = € 11.700

€ 11.700 – € 3.000,00 (contributi versati) =  € 8.700,00 (Reddito imponibile netto)

Applicherai l’imposta sostitutiva del 15% (nel caso l’attività fosse preesistente)

€ 8.700,00 x 15% = € 1.305,00 (somma che dovrai versare).

Tra gli altri vantaggi derivanti dalla scelta del Regime Forfettario si ricordano: esonero della fattura elettronica; riduzione del 35% dei contributi INPS; esenzione dell’obbligo degli adempimenti, delle comunicazioni e del versamento IVA; applicazione di un’unica aliquota al 15% per le attività esistenti già nel 2018 con ricavi non superiori a € 65.000; aliquota al 5% per le nuove attività sino a € 65.000 di ricavi nel 2019.

Non possono aderire al Forfettario:

  • i soggetti non residenti Italia, ad eccezione di coloro che risiedono nell’UE e producono in Italia almeno il 75% del reddito
  • i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva
  • i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, imprese familiari, associazioni professionali o che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione,
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono o erano in corso rapporti di lavoro
  • i soggetti che effettuano operazioni di cessione di fabbricati o di terreni edificabili.

Aprire Partita IVA: iscrizione all’INPS

Ultima tappa è recarsi all’INPS, dove aprire la propria posizione previdenziale. Per registrare una ditta individuale è necessario iscrivere l’impresa alla Camera di Commercio e comunicare al Comune l’avvio della propria attività.

Non dimentichiamo che in Italia è obbligatorio iscriversi ad una cassa previdenziale (INPS, Inarcassa, Enasarco, ecc.) e procedere al versamento dei contributi previdenziali.

Per i nomadi digitali ed i freelancer senza cassa (copywriter, social media manager, traduttori, fotografi freelancer, etc.) è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata che, contrariamente alla Gestione Commercianti o Artigiani, non presenta alcuna quota di contribuzione fissa da dover garantire.

Per maggiori informazioni o per ricevere una Consulenza professionale personalizzata contattami e scopri cosa posso fare per te.

Ti aspetto!

Angelo Calò