Commercialista Dr. Angelo Calò

Nuovo decreto “Cura Italia”

Finalmente il giorno 16 marzo 2020 è stato emesso il nuovo decreto-legge riguardante aziende e privati, ciò include le misure di tutela in questo periodo di emergenza a causa del Coronavirus.

In molti lo stavano attendendo e oggi cercheremo di spiegarlo in sintesi.

Se interessati è disponibile sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.70 pubblicato il 17.03.2020.

Ora, vediamo insieme le principali misure che verranno attuate.

Autorizzazione per la produzione di mascherine chirurgiche

Al fine di garantire la disponibilità a tutti di mascherine per la tutela personale è stata data l’autorizzazione di produrre, mettere in commercio e importare mascherine chirurgiche purché siano conformi e rispettino gli standard di sicurezza.

Norme per la tutela dei lavoratori

Per coloro che sono tenuti a svolgere un lavoro indispensabile nonostante le restrizioni a causa dell’emergenza sono tenuti a tutelarsi utilizzando mascherine, come protezione personale, anche se prive del marchio CE.

Cassa Integrazione

A causa dell’emergenza tutte le aziende che si trovano in difficolta possono avvalersi degli ammortizzatori sociali in relazione a tre linee disposte:

  1. Fondo di integrazione salariale rafforzato: valido per tutte quelle aziende che hanno più di 5 dipendenti.
  2. Cassa di integrazione in deroga: per chi non ha più di 5 dipendenti al suo interno. Ciò significa che ciascuna regione e provincia può rendere disponibile una cassa  d’integrazione per chi non può usufruire delle altre norme qui presenti.
  3. cassa integrazione ordinaria oltre i limiti di legge: valida anche per le aziende che stanno usufruendo di trattamenti integrativi straordinari. Vale a dire che si potrà fare richiesta per l’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” per tutto il periodo che va dal 23 febbraio 2020 al mese di agosto 2020 anche per coloro che non hanno raggiunto i 90 giorni di anzianità aziendale.

Il periodo per accedere è pari a 9 settimane vale. Le risorse messe a disposizione per tale esigenza corrispondono a circa 4,5 miliardi di euro.

Congedi familiari

A causa dell’emergenza e la conseguente chiusura delle scuole è stato reso disponibile dal 5 marzo del 2020 un congedo parentale di 15 giorni per chi ha bambini entro i 12 anni.

Quanto emesso ha valore per :

  • lavoratori pubblici o privati con un indennità pari al 50% della retribuzione.
  • coloro che risultano iscritti alla Gestione Separata INPS con indennità pari al 50% del reddito per ogni giorno rapportandolo per l’intero anno solare al fine di determinare l’indennità di maternità;
  • lavoratori autonomi iscritti all’INPS i quali riceveranno un indennità pari al 50% della retribuzione disposta in modo convenzionale  per l’anno 2020.

Tali agevolazioni vengono prolungate per tutti il periodo di emergenza Coronavirus e risulta valido anche per figli disabili che hanno un’età maggiore dei 12 anni. Per i lavoratori dipendenti con figli di età tra i 12 e i 16 anni possono decidere di astenersi dal lavoro con il diritto di mantenere il proprio posto di lavoro.

Baby Sitter per dipendenti del pubblico, sanitario e privato.

Per le seguenti categorie:

  • tecnici di laboratorio;
  • tecnici di radiologia;
  • medici;
  • infermieri.

Possono usufruire del bonus Baby Sitter del valore massimo di 1000 euro. Le assenze dei lavoratori dipendenti pubblici equivarranno al ricovero ospedaliero.

Per tutti gli altri l’importo massimo erogato sarà di 600 euro.

Permessi legge 104.

Sono previste ulteriori 12 giornate di permesso oltre quelle già spettanti per legge da utilizzare nel periodo che va da marzo ad aprile 2020. Per ciò sono stati messi a disposizione 553,5 milioni di euro.

 

Settore privato: tutela quarantena.

Per i lavoratori del settore privato che non si recano al lavoro a causa della quarantena con sorveglianza attiva o presso il domicilio, tale periodo viene considerato malattia ai fini del trattamento economico.

Indennità lavoro autonomo e a termine

Per le seguenti categorie:

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago;
  • operatori agricoli a tempo determinato;
  • operatori iscritti Fondo pensioni dello spettacolo;
  • liberi professionisti iscritti alla gestione separata;
  • lavoratori stagionali del turismo.

si prevede un’indennità di 600 euro per il mese di marzo.

Le risorse messe a disposizione sono superiori ai 2 miliardi di euro.

 

Sospensioni contributi lavoro domestico

Sono sospesi i contributi che i datori di lavoro domestico sono tenuti a versare dal 23 febbraio al 31 maggio 2020, la rata in scadenza il 10 aprile potrà essere saldata il 10 giugno 2020 senza interessi.

 

Contributi INAIL per sicurezza delle imprese e sospensione licenziamenti collettivi.

Entro il 30 aprile 2020 saranno messi a disposizione 50 milioni di euro per supportare le imprese nell’acquisto di dispositivi di Protezione Individuale per i lavoratori .

 

Sostegno lavoratori danneggiati da COVID-19

Per un migliore sostegno al reddito di lavoratori dipendenti e autonomi è stato creato un “Fondo per il reddito di ultima istanza” di massimo 300 milioni di euro per il 2020 disponibile per cessata o sospesa attività lavorativa.

La mobilità e il licenziamento collettivo saranno sospesi per 60 giorni.

 

Fondo di garanzia per PMI

Dal 17 marzo 2020 per i successivi 9 mesi il fondo di garanzia per le PMI ha:

  • emesso un importo massimo per singola azienda pari a 5 milioni di euro;
  • garanzia diretta alzata all’80% e al 90% quella con controgaranzia;
  • allungamento della garanzia in modo automatico nel caso si richieda una sospensione del finanziamento.

 

Misure per la riduzione dei costi per le PMI.

Per prevenire l’aumento dei costi per le garanzie concesse dai confidi:

  • è possibile ottenere la riduzione dei contributi obbligatori ai fondi interconsortili;
  • annullamento delle norme vigenti per i contratti pubblici mantenendo quelle per le persone giuridiche di diritto privato.

 

Fondo Solidarietà mutui “Prima Casa”

Dal 17 marzo 2020 e per i successivi 9 mesi i benefici del Fondo sono estesi anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che, sono tenuti ad auto-certificare una riduzione del proprio fatturato superiore al 33% nell’ultimo trimestre a partire dal 21 febbraio 2020 come conseguenza dell’emergenza Coronavirus.

 

Sostegno finanziario alle piccole e medie imprese

Sarà possibile beneficiare della moratoria mediante richiesta alla banca o altro creditore per la richiesta, fatta in precedenza, di prestiti o linee di credito.

Inoltre la restituzione dei prestiti antecedenti al 30 settembre saranno rinviati oltre tale data.

Le imprese sono tenute ad auto-certificare la riduzione dell’attività lavorativa causa epidemia.

 

Mini proroga versamenti 16 marzo e versamenti dovuti

Il Decreto ha approvato una mini-proroga per i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni fino al 20/03/2020.

Inoltre sono sospesi i versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dal 2 Marzo 2020 al 30 Aprile 2020 che potranno essere corrisposti entro il 31 Maggio 2020 in un’unica rata o mediante 5 rate a partire dallo stesso mese.

L’IVA del mese di Marzo potrà essere versata entro il 30 Giugno 2020 per le seguenti categorie:

  • giardini zoologici e parchi tematici;
  • associazioni sportive;
  • turismo;
  • musei e luoghi storici;
  • assistenza sociale per disabili e anziani;
  • servizi di trasporto;
  • noleggio attrezzature ricreative e sportive;
  • organizzazioni di utilità sociale non lucrative.

 

Agevolazioni per soggetti con compensi inferiori ai 400.000 euro

Per ricavi e compensi tra il 17 marzo e il 31 marzo 2020 non sono soggetti a ritenuta d’acconto se non vi sono state spese per lavoro dipendente mentre, negli altri casi, le ritenute potranno essere saldate entro i 31 maggio 2020 o in 5 rate a partire dallo stesso mese.

 

Credito imposta per spese santificazione e spese negozi

Per chi ha un’attività d’impresa viene concesso un credito d’imposta del 50% per le spese di sanificazione di strumenti e ambiente di lavoro per un massimo di 20.000 euro. Il budget messo a disposizione equivale a 50 milioni di Euro.

Per chi ha un’attività d’impresa potrà usufruire di un credito d’imposta del 60% per il pagamento del canone di locazione del mese di marzo.

 

Sospensione attività enti impositori

Sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 di qualsiasi attività da parte degli uffici di controllo, quindi :

  • riscossione;
  • accertamento;
  • contenzioso;
  • liquidazione;
  • controllo.

Oltre alla sospensione di tutti i versamenti in scadenza in tale periodo come:

  • accertamenti esecutivi;
  • avvisi di addebito;
  • cartelle di pagamento;
  • avvisi di accertamento.

I versamenti dovuti dovranno essere saldati in un’unica soluzione entro il 30 Giugno 2020 per tutti i contribuenti.

Per coloro che stanno usufruendo della rottamazione o del saldo e stralcio il versamento del 28 febbraio 2020 sarà posticipato al 31 Maggio 2020.

 

Rimborso soggiorni, biglietti musei e spettacoli.

Per ottenere il rimborso per viaggi o biglietti acquistati si dovrà presentare entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle restrizioni un’istanza di rimborso al venditore con allegato il titolo d’acquisto.

Entro 30 giorni il venditore sarà tenuto ad inviare un voucher di importo equivalente a titolo di rimborso.

 

Indennità collaboratori sportivi

Per tutti coloro che hanno rapporti di collaborazione presso attività sportive hanno diritto ad un’indennità di 600 euro. Per questo sono stati messi a disposizione 50 milioni di euro per il 2020.

 

In conclusione

Per concludere questo articolo, ho cercato di spiegarti in modo sintetico le principali novità in questo momento difficile in tutta l’Italia. Per qualsiasi dubbio o incertezza sono a tua completa disposizione. Puoi contattarmi qui

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA?

costi deducibili partita iva

Nonostante il carico fiscale che attanaglia le Partite IVA italiane, è bene ribadire che è possibile sfruttare al massimo le opportunità di deduzioni e di detrazioni fiscali offerte dalla normativa fiscale vigente.

Ma quali sono le differenze che intercorrono tra costo deducibile e indeducibile? Se apro una Partita IVA Forfettaria cosa posso scaricare? E le spese degli immobili ad uso promiscuo le posso scaricare? Sono tantissimi i dubbi che sorgono ad un aspirante freelancer o imprenditore che mira ad aprire la Partita IVA.

Aprire una Partita IVA significa ragionare sul costo che questa comporta, analizzando cosa un’impresa o un professionista può portare in deduzione (costo) e in detrazione (IVA).

Dopo aver fatto un po’ di chiarezza in merito alla differenza tra deduzioni e detrazioni analizziamo quali sono le principali spese che ogni Partita IVA può scaricare.

In questa guida mi riferirò al regime contabile ordinario, al regime semplificato ed al vecchio regime dei minimi ancora in vita fino a scadenza naturale.

Per le Partite IVA Forfettarie le considerazioni che espongo non troveranno validità.

Cosa scaricare con la mia Partita IVA: Differenza costo deducibile e indeducibile e detrazione fiscale

Si sente spesso parlare di deduzione e di detrazione fiscale, ma quali sono le differenze intercorrenti?

Per comprendere come funziona la deduzione dei costi e delle imposte da applicare ai compensi bisogna sottolineare che le imposte non gravano sempre e solo sugli incassi.

Per le Partite IVA ordinarie vige il principio della competenza: ciò implica che, a prescindere dall’effettivo incasso o pagamento, un ricavo o un costo viene imputato rispetto al periodo di effettiva maturazione.

L’Amministrazione fiscale consente ai contribuenti di beneficiare di sconti sulle imposte sui redditi, scalando dai redditi alcuni tipi di spese, che possono essere distinte in due categorie:

  • spese “detraibili”, che possono essere sottratte direttamente alle imposte da pagare, riducendone l’importo,
  • costi “deducibili”, ovvero le spese che possono essere sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare.

Tra le spese detraibili, ad esempio, rientrano quelle mediche relative a prestazioni mediche.

Tra le spese deducibili rientrano: il ricongiungimento dei contributi previdenziali, il riscatto degli anni di laurea e i contributi assistenziali e previdenziali.

E, i costi indeducibili, cosa sono? I costi indeducibili sono oneri che sostieni per l’espletamento della tua attività imprenditoriale e che l’Agenzia delle Entrate non consente di scaricare integralmente o parzialmente.

In ogni caso, la documentazione delle spese deducibili (e detraibili) è generalmente costituita dalle fatture, ricevute o quietanze rilasciate al contribuente da chi ha percepito le somme, con indicazione del suo numero di Partita IVA.

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA: Fattura con costi deducibili e indeducibili

È piuttosto comune il caso in cui un professionista titolare di Partita IVA fa inserire tutto in un conto le spese sostenute per acquistare del materiale utile per l’attività e dei beni che occorrono per la casa o per le spese personali.

Considerando che, in questi casi, la fattura è “mista”, cioè indica costi deducibili e indeducibili, è ovvio che insorgano non pochi dubbi in merito alla possibilità di utilizzare la fattura o la ricevuta fiscale per scaricare almeno i costi inerenti.

La presenza di spese che non riguardano l’attività di business non inibisce al titolare di Partita IVA di dedurre i costi inerenti l’attività professionale.

Si pensi, ad esempio, ad un avvocato che acquista i materiali di cancelleria utili per il suo studio legale, ma al contempo acquista uno zaino per il figlio in quarta elementare.

In questo caso, in fattura possono apparire dieci voci deducibili e una indeducibile.

Le voci inerenti possono essere regolarmente dedotte.

Viceversa, se in una ricevuta fiscale sono registrate tante voci indeducibili e una sola inerente, questa potrà essere computata in diminuzione del reddito.

Per quanto concerne la deducibilità parziale della fattura contenente anche costi non inerenti, lo stesso discorso vale anche per le imprese in contabilità ordinaria, come le SRL.

Facciamo un esempio per capire meglio: se l’amministratore di una SRL fa un acquisto per la famiglia, e decide di pagarlo con la carta di credito aziendale, la società risulta sua creditrice.

Pertanto, onde “inquinare” il bilancio con delle spese non inerenti l’attività societaria, è necessario rilevare, in contabilità, il sorgere del credito verso l’amministratore, come credito verso soci o verso terzi.

Spese scaricabili con la mia Partita IVA: le spese per gli immobili

Nel caso in cui un titolare di Partita IVA acquisti un immobile ad uso studio o ufficio compreso nelle categorie catastali destinate ad uso attività, il costo sarà interamente deducibile e la deducibilità si applicherà tramite quote di ammortamento annuali.

Diverso è il caso di utilizzo promiscuo di un bene immobile. Ammettiamo che il titolare di Partita IVA decida di destinare la propria casa all’attività professionale e, dunque, utilizzi qualche stanza dell’abitazione ad uso ufficio o studio, la deduzione si applicherà nella misura forfettaria del 50% delle spese sostenute per l’acquisto dell’immobile stesso.

Sono deducibili anche le spese sostenute per la manutenzione straordinaria dell’immobile, che contribuiscono all’aumento del valore del fabbricato.

Partita IVA: spese prodotti tecnologici sono scaricabili?

I prodotti tecnologici sono deducibili all’80%.

Partita IVA: spese di formazione professionale sono scaricabili?

Le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale, compresi master, convegni, dottorati, sono scaricabili al 50%.

Partita IVA: spese scaricabili alberghi, vitto e alloggio

Per quanto riguarda le spese relative ad alberghi, vitto e alloggio, si può dedurre il 75%.

Partita IVA: spese auto sono scaricabili?

Il Fisco prevede una chiara disciplina relativa alle auto e ai costi deducibili dai professionisti.

Le regole di deducibilità dei costi auto per imprese e professionisti, variano in funzione sia del tipo di veicolo che del suo utilizzo per l’esercizio dell’attività (art. 164 TUIR).

Per le autovetture non affidate a dipendenti, se ammettiamo un utilizzo promiscuo del mezzo, si deduce il 20% del costo e si detrae il 40% dell’IVA, anche su tutte le spese d’impiego.

Se ammettiamo un utilizzo esclusivo impresa/professione, si detrae il 100% dell’IVA.

Se vuoi avere maggiori delucidazioni o vuoi richiedermi una Consulenza Professionale Personalizzata contattami: https://angelocalo.com/contattami.

 

Non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?

La crisi economica attanaglia le tue poche entrate monetarie? I guadagni della tua attività sono calati e non riesci a pagare le imposte e i debiti? Ti sei mai chiesto cosa puoi fare?

Se sei un imprenditore o un titolare di Partita IVA e non riesci ad adempiere al pagamento delle imposte immagino che ti assilla un quesito: “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”.

Devi sapere che se ti trovi in una situazione di grave difficoltà, sei oberato dai troppi debiti e non trovi una via d’uscita, il Legislatore ha pensato a una misura per aiutarti a ripianare le difficoltà: la legge salva suicidi o la legge salva debiti.

In questa guida troverai una valida risposta al tuo dubbio “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”. Scopriamo cos’è la legge salva debiti, come funziona, a chi rivolgersi, quali sono i requisiti per accedere alla procedura e come aderire se hai cartelle esattoriali insolute verso Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Ti senti pronto per iniziare? Bene, allora procediamo.

Legge Salva Debiti: quali sono i requisiti?

Prima di capire cosa puoi fare se non riesci a pagare i debiti e le imposte, è bene comprendere quali sono i requisiti necessari per poter beneficiare della Legge Salva debiti o Legge Salva Suicidi.

Oltre che i privati senza Partita IVA, anche gli imprenditori, le ditte individuali, i liberi professionisti e le piccole società possono accedere alla procedura “salva debiti” per ogni tipologia di obbligazione: dalle cartelle Equitalia fino al finanziamento/mutuo che non si riesce a pagare

Puoi accedere alla procedura “salva debiti” se ti trovi in questa situazione:

  • incapacità perpetua di adempiere alle tue obbligazioni,
  • eccessivo sbilanciamento tra i debiti contratti e le entrate monetarie necessarie per estinguerli.

Non riesco a pagare i debiti: a chi posso rivolgermi?

Se sei in possesso dei requisiti menzionati e non riesci più a dormire perché sei oberato da troppi debiti, per attivare la procedura “salva-debiti” devi rivolgerti a un organo competente: un OCC competente per zona (Organismo di Composizione della Crisi).

L’OCC è un organismo indipendente ed estraneo alle parti, autorizzato dalla Camera di Commercio a ricevere le istanze di adesione della procedura.

Una volta che ti sei rivolto a un OCC, dopo aver esaminato il tuo caso, nomina un Gestore della crisi, di solito un Commercialista che ti seguirà durante tutto l’iter.

Legge Salva Debiti: cos’è e come funziona?

Non riesci a pagare i debiti che hai contratto e non sai proprio come fare? Grazie alla Legge salva debiti o alla Legge salva suicidi (Legge 3/2012) puoi ottenere una sentenza del tribunale per bloccare i pignoramenti a tuo carico e aderire a un piano di stralcio e pagamento dei debiti residui.

In buona sostanza, se non riesci a pagare i debiti puoi chiedere l’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni.

Il Tribunale stralcia i tuoi debiti e omologa un piano di rimborso rateale. Il tutto avviene tramite l’oculato monitoraggio e sotto la diretta sorveglianza del Tribunale.

Grazie all’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni i tuoi creditori si sentono più sicuri dei pagamenti.

Anche te imprenditore potrai stare più tranquillo e potrai contare sul Tribunale, che sarà propenso ad ascoltarti e farà di tutto per venire incontro alle tue difficoltà.

Inoltre, grazie alla Legge Salva Debiti potrai beneficiare della sospensione di tutte le procedure esecutive a tuo carico (pignoramenti, espropriazioni, decreti ingiuntivi…).

Questo ti permetterà di tirare un tiro di sollievo dato che l’esecuzione verrà sospesa.

Inoltre, potrai chiedere la liquidazione dei beni immobili per soddisfare i creditori con il ricavato.

Non riesco a pagare i debiti verso Equitalia: cosa posso fare?

Rientrano nelle obbligazioni sanabili con la legge salva suicidi, anche quelle verso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione Equitalia, che oggi ha sostituito Equitalia, la quale è stata abolita e sciolta definitivamente.

L’AdE- Riscossione è quindi l’ente preposto ed autorizzato a riscuotere tasse, imposte e inviare cartelle esattoriali.

Pertanto, se ci si trova in una situazione di particolare crisi, se non si riesce più a fare fronte ai debiti ed al pagamento delle imposte, è possibile contattare un OCC competente e chiedere un consulto di fattibilità di adesione al piano salva debiti.

Cosa fare in caso di mancato pagamento di Irpef, Iva, Irap e imposte varie?

Devi sapere che utilizzando lo strumento del ravvedimento operoso si può rimediare spontaneamente al mancato versamento delle imposte, beneficiando di una riduzione delle sanzioni applicabili e versando degli interessi al tasso legale a seconda del tempo di versamento (ravvedimento sprint, breve, intermedio, lungo e ultrannuale).

Il ravvedimento operoso ha la finalità di incentivare lo spontaneo adempimento dei doveri fiscali (c.d. “compliance”), consentendo al contribuente/debitore di sanare la propria posizione eseguendo pagamenti omessi o eseguiti in misura insufficiente o dichiarando redditi ulteriori rispetto a quelli già dichiarati o assolvendo ad altri adempimenti che avrebbero dovuto essere effettuati precedentemente.

La disciplina del ravvedimento operoso è contenuta nell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, ma recentemente il D.L. 34/2019 (c.d. “Decreto crescita“), convertito in L. 58/2019, ha introdotto un nuovo art. 13-bis che ammette esplicitamente la possibilità di un ravvedimento parziale o frazionato.

Si ricorda che il ravvedimento si perfeziona con il contestuale pagamento del tributo eventualmente omesso o versato in misura insufficiente, della sanzione ridotta e degli interessi di mora calcolati al tasso legale annuo.

Cosa succede se non pago neanche con il ravvedimento operoso? L’Agenzia delle Entrate procederà ad inviare l’avviso bonario applicando la sanzione del 10% e i relativi interessi legali.

L’avviso bonario, va pagato integralmente oppure se rateizzato, va pagata la prima rata entro 30 giorni dalla ricezione dello stesso.

Nel caso in cui l’avviso bonario giunga all’intermediario, va pagato entro 90 giorni da quando è stato ricevuto sulla piattaforma Entratel.

L’avviso bonario può essere rateizzato per importi fino a € 5.000 euro sino ad otto rate trimestrali, per importi superiori a cinquemila euro il numero massimo è di 20 rate trimestrali.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o se vuoi richiedere una Consulenza Professionale personalizzata contattami.

Ti aspetto!

Angelo Calò.

Bilancio d’esercizio: cos’è, come si legge e quali sono i dati importanti da tenere sotto controllo

bilancio aziendale

Numeri, numeri e numeri, quando si ha a che fare con un’attività di business è davvero importante saper leggere attentamente il bilancio d’esercizio e monitorare l’andamento dei dati contabili più importanti.

Il bilancio d’esercizio non è altro che la “bussola”, il documento che riassume le attività aziendali relative ad un anno.

Il periodo in questione è l’anno fiscale, detto anche esercizio e corrisponde per convenzione ad un anno solare, cioè va dal mese di gennaio al mese di dicembre.

Il Bilancio d’esercizio ha lo scopo di assolvere a una serie di funzioni: tenere sotto costante monitoraggio le performances economico-finanziarie e consentire il calcolo delle imposte che l’impresa deve pagare e versare alle casse dello Stato.

Il bilancio d’esercizio è costituito da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa, Rendiconto Finanziario: a stabilirlo è lo stesso articolo 2423 del Codice civile.

Fino ai bilanci relativi all’esercizio 2015 il Rendiconto Finanziario non era un documento obbligatorio e il bilancio d’esercizio si componeva solamente di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa.

Scopriamo in questa guida cos’è, come si legge e quali sono i dati più importanti da tenere sotto controllo.

Bilancio d’esercizio: da quali prospetti si compone?

Nel corso dell’esercizio ogni impresa accumula dati e informazioni attraverso le registrazioni contabili di acquisti, vendite, dipendenti, banche etc..

Tutti questi dati vengono riepilogati nei prospetti del Bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario.

Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale pone in evidenza la situazione patrimoniale dell’impresa alla data del bilancio.

Esso rappresenta una sorta di fotografia del capitale di funzionamento dell’azienda a fine esercizio: esso è il capitale netto che prende anche il nome di capitale di funzionamento poiché si tratta del capitale riferito ad un’azienda in funzionamento.

Per determinare l’entità del capitale di funzionamento, la valutazione degli elementi attivi e passivi del capitale viene fatta al termine di ciascun anno.

Pertanto, lo Stato Patrimoniale mette in evidenza la composizione e l’entità del patrimonio aziendale: i beni che compongono il capitale dell’impresa e le fonti finanziarie, delle quali si avvale l’impresa.

Conto Economico

Conto Economico è il documento che mette in evidenza la situazione economica dell’azienda e il risultato economico conseguito nell’arco dell’esercizio considerato.

Il Conto Economico mette in evidenza i componenti positivi e negativi reddituali di competenza del periodo che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio (utile/perdita d’esercizio).

Il reddito d’esercizio è il reddito conseguito dall’impresa nell’arco dei 12 mesi di attività.

Il reddito d’esercizio è dato dalla differenza tra il capitale netto esistente alla fine dell’esercizio e il capitale netto esistente all’inizio dell’esercizio (procedimento sintetico).

Il reddito d’esercizio può essere calcolato anche ricorrendo al procedimento analitico: differenza tra i ricavi di competenza economica dell’esercizio e i costi di competenza economica dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio che scaturisce dalla redazione del Conto Economico è un valore economico che nasce da un processo di valutazione.

Essendo frutto di una valutazione, la sua entità è sempre in una certa misura soggettiva.

Nota Integrativa

La Nota integrativa è una parte integrante del bilancio d’esercizio e serve a fornire una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle desumibili dagli altri documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

La Nota Integrativa consente di motivare le scelte fatte dagli amministratori, in relazione ai criteri di valutazione adottati nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico.

Oltre agli obblighi informativi richiesti dall’art. 2427 del Codice Civile, la nota integrativa deve fornire delle informazioni subordinate: modifica dei criteri di valutazione articolo 423 bis comma 6 del c.c.; valutazione delle partecipazioni articolo 2426 comma 3 e comma 4 del c.c.; modifiche del piano di ammortamento articolo 2426 comma 2 del c.c.; valutazione delle rimanenze art. 2426 comma 9,10,11 del c.c.; etc.

Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario spetta il compito di illustrare la situazione finanziaria dell’impresa.

Anche se alcune informazioni sono desumibili anche dallo Stato Patrimoniale, le notizie contenute nel Rendiconto Finanziario sono più ampie.

Questo documento pone in evidenza la politica di finanziamento seguita dall’impresa nell’arco dell’esercizio, la politica degli investimenti, ovvero, come le risorse finanziarie sono state investite e le aree gestionali che hanno assorbito risorse finanziarie e quelle che hanno prodotto un incremento di tali assets.

Bilancio d’esercizio: quali sono i benefici?

Il bilancio d’esercizio è come una sorta di “pagella” aziendale che si redige a fine anno.

Il Bilancio permette di misurare i risultati dell’azienda e aiuta gli imprenditori ed i manager a valutare gli altri attori del mercato.

Saper leggere il Bilancio Aziendale consente all’imprenditore di confrontare la performance aziendale con quella delle imprese concorrenti.

Il Bilancio Aziendale è anche il documento che gli stakeholders (i fornitori, le banche, i clienti, i distributori ecc.) usano per valutare il tuo operato.

Bilancio d’esercizio: come si legge?

Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa sono redatti per assolvere adempimenti di carattere fiscale e tributario.

I Bilanci sono documenti difficili da comprendere in quanto sono redatti in un linguaggio tecnico, pertanto, come puoi risolvere questo problema?

Per riuscire a interpretare il Bilancio d’esercizio basta fare un’operazione chiamata Riclassificazione del Bilancio: ciò consente di capire la performance d’azienda anche a chi ha poca dimestichezza con la contabilità.

Basta preparare un file Excel con tutti gli indicatori reddituali, di liquidità, di solidità patrimoniale.

Dalla lettura del Bilancio e degli indicatori è possibile ricavare informazioni di importanza vitale.

Ti aiutano a osservare e analizzare le differenze da un anno all’altro, a comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento e a confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni? Richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

Differenze tra ditta individuale e SRL: facciamo chiarezza!

ditta individuale SRL differenze

Meglio una ditta individuale o una SRL? Quali sono le differenze intercorrenti? Se sei indeciso tra ditta individuale o SRL (Società a Responsabilità Limitata) non devi fare altro che continuare a leggere attentamente questa guida completa e puoi chiarirti le idee sulla scelta vincente.

Differenze Ditta individuale e SRL: quale scegliere?

La scelta tra ditta individuale e SRL è decisiva per il successo dell’attività imprenditoriale e le due tipologie di società presentano differenze sostanziali non solo per struttura e per i costi di costituzione e di gestione, ma anche per quanto riguarda i trattamenti fiscali.

Molto spesso la maggior parte dei Consulenti sconsiglia di aprire una SRL in quanto sono maggiori gli adempimenti derivanti dalla gestione di questa forma societaria.

Tuttavia, bisogna anche sottolineare il fatto che aprire una SRL comporta minori rischi patrimoniali per il titolare e per i soci dato che non sono chiamati a rispondere alle obbligazioni societarie con il proprio patrimonio personale.

Inoltre, voglio subito sottolineare che per aprire una SRL devi sottoscrivere almeno 10.000 euro di capitale iniziale, a meno che tu non voglia aprire una SRL Semplificata con pochi euro e un capitale sociale che può variare da 1 euro a 9.999 euro o una Srl a capitale ridotto.

Ditta individuale: costituzione

Quali sono i costi e la procedura per aprire una ditta individuale? Facciamo subito chiarezza! Senza troppi giri di parole voglio chiarire che il primo elemento da prendere in considerazione è la diversità del procedimento e dei costi di costituzione tra la ditta individuale e una Società a Responsabilità Limitata o SRL.

Per costituire una ditta individuale devi seguire questi step:

  • apertura della Partita IVA;
  • iscrizione nel Registro delle Imprese della locale Camera di Commercio;
  • iscrizione all’INPS e all’INAIL (nel caso di ditta artigiana).

Per maggiori informazioni ti consiglio di leggere attentamente questa guida dedicata all’apertura di una Ditta Individuale.

Avviare una ditta individuale è in assoluto la più semplice ed economica e necessita di tempi relativamente brevi.

Gli unici costi per l’apertura di una ditta individuale sono quelli di iscrizione alla Camera di Commercio:

  • bolli e diritti di segreteria;
  • versamento dei diritti annuali entro 30 giorni dall’iscrizione alla Camera di Commercio.

SRL: costituzione

Per aprire una Società a Responsabilità Limitata occorre recarsi da un notaio per costituire l’atto costitutivo e lo statuto, contenente la disciplina del funzionamento della SRL.

Inoltre, si deve:

  • aprire la Partita IVA,
  • procedere all’iscrizione nel Registro delle Imprese della locale Camera di Commercio;
  • procedere all’iscrizione all’INPS e all’INAIL (per certe attività).

I costi per avviare una SRL da tenere in considerazione sono le seguenti:

  • onorario notaio,
  • diritti camerali,
  • imposta di registro e tasse governative,
  • bolli vari,
  • bolli sui libri sociali.

Bisogna anche dire che è possibile procedere alla conveniente apertura telematica della SRL (“innovative start up”), che permette di risparmiare l’onorario del Notaio.

È necessario munirsi della firma digitale per garantire l’autenticità della sottoscrizione di atto costitutivo e statuto.

Ditta individuale: quali sono i vantaggi?

Aprire una ditta individuale comporta il sostenimento dei seguenti vantaggi:

  • semplificazione ed economicità dei procedimenti di costituzione e liquidazione,
  • non serve un capitale iniziale per la sua apertura,
  • il titolare è l’unico responsabile delle decisioni,
  • assenza dell’obbligo di tenere i libri sociali,
  • è semplice costituirla, metterla in liquidazione e chiuderla.

Rispetto ad una SRL, la ditta individuale è tenuta alla redazione delle scritture contabili, ma può valersi di un sistema semplificato.

Ditta individuale: quali sono gli svantaggi?

A fronte degli innumerevoli vantaggi della ditta individuale, scopriamo quali sono gli svantaggi derivanti:

  • tassazione non favorevole, l’aliquota fiscale aumenta proporzionalmente all’aumentare degli utili,
  • responsabilità illimitata del titolare nei confronti di creditori. Ogni imprenditore titolare della ditta individuale è costretto a rispondere con tutto il suo patrimonio personale alle obbligazioni societarie. In altre parole, i creditori di una ditta individuale, se non pagati nei termini previsti, possono pignorare anche tutti i beni personali del titolare.

SRL: quali sono i vantaggi?

Aprire una SRL comporta la responsabilità limitata dei titolari al solo capitale destinato all’attività sociale.

Ciò significa che, a differenza della ditta individuale, nella SRL i creditori dei soci possono pignorare solo i capitali “conferiti in società” e non anche i beni che rientrano nel patrimonio personale del socio.

SRL: quali sono gli svantaggi?

Gli svantaggi della SRL riguardano, anzitutto, i maggiori costi di avvio e di gestione dell’attività.

Nel caso di apertura di una SRL semplificata il capitale iniziale richiesto è quello di 1 €.

Bisogna fare i conti con i costi di gestione e gli oneri amministrativi più elevati: la gestione è affidata od organi collegiali che richiedono procedure con tempi più lunghi.

Inoltre, sono escluse le agevolazioni contabili e fiscali di cui gode la ditta individuale.

Ditta individuale e SRL: quale conviene?

Nella scelta tra ditta individuale o SRL devi tener conto del capitale di cui disponi ed il genere di attività che intendi svolgere.

La forma della ditta individuale è conveniente nel caso di attività di business che richiedono un limitato investimento iniziale ed hanno un giro d’affari modesto.

L’accesso alle agevolazioni fiscali consente un risparmio economico davvero interessante.

Devi tenere conto che il rischio derivante dalla responsabilità illimitata del titolare della ditta individuale è correlato ai movimenti di denaro in entrata ed in uscita.

Se intendi avviare un’attività economica che assorbe capitali più cospicui, allora la scelta deve ricadere sulla SRL.

Anche nel caso di obbligazioni societarie di importo più rilevante è fondamentale optare per una SRL, che consente di limitare la responsabilità dei soci al solo capitale conferito in società.

In questo modo i creditori non possono aggredire i beni che rientrano nel patrimonio personale.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni in merito ad una ditta individuale o ad una SRL, contattami e sarò lieto di fornirti una Consulenza personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

Ditta individuale: FAQ, vantaggi e rischi

ditta individuale vantaggi

Sei un’aspirante imprenditore e desideri avviare una ditta individuale? Continua a leggere questa guida e scopri quali sono le FAQ più ricorrenti.

Ditta individuali: quali sono le caratteristiche distintive?

La ditta individuale è la forma giuridica più semplice per avviare un’attività e l’imprenditore è il principale responsabile su cui grava il rischio d’impresa.

Se per le società di capitali esiste una separazione tra patrimonio personale e aziendale, con l’apertura di una ditta individuale non esiste una separazione tra l’azienda e l’imprenditore tanto che questi è responsabile con il patrimonio personale per eventuali obbligazioni contratte dall’azienda.

Ciò significa che l’imprenditore che apre una ditta individuale deve rispondere con il proprio patrimonio personale ai debiti dell’azienda.

Pertanto, questa caratteristica costituisce uno dei rischi e svantaggi derivanti dall’apertura di una Ditta individuale.

Per questa forma giuridica non esiste un minimo di capitale da versare o particolari requisiti per la costituzione.

Ditta individuale: quando sceglierla?

Un dubbio molto ricorrente è quando scegliere la ditta individuale? L’avvio di una ditta individuale conviene nel caso in cui non abbia rischi o investimenti particolarmente esosi.

Nel caso in cui vi sia necessità di attuare investimenti esosi, è più conveniente puntare su una società di capitali (come la SRL o la SPA), che consentono ai soci d’impresa di preservare il proprio patrimonio personale rispetto a quello aziendale.

Possono scegliere la forma giuridica della ditta individuale tutti coloro che svolgono arti e professioni: artigiani, estetiste, parrucchieri e anche i Liberi Professionisti (avvocati, medici, architetti, notai, etc.).

Quali sono le principali forme individuali?

La ditta individuale non si limita alla possibilità di azienda unipersonale ma può essere costituita anche come impresa familiare o impresa coniugale.

In questo secondo caso, la normativa prevede che possano partecipare alla gestione dell’azienda i coniugi dopo il matrimonio purchè siano in regime di comunione legale dei beni e gestiscano l’impresa nella parità delle condizioni, senza vincoli di subordinazione.

L’impresa familiare: la normativa consente che possano partecipare alla gestione dell’azienda familiari, parenti fino al terzo grado e affini fino al secondo.

Ditta individuale: quali sono gli obblighi del titolare?

Per avviare una ditta individuale, è necessario aprire Partita IVA e registrarsi alla C.C.I.A.A. alla Camera di Commercio e al Registro delle Imprese entro 30 giorni dall’avvio dell’attività.

Il titolare di una ditta individuale deve pagare un diritto annuale camerale, registrarsi all’INPS nella Gestione Commercianti o Gestione Separata e versare i relativi contributi oltre che quelli INAIL.

Quali sono i vantaggi della ditta individuale?

Tra i vantaggi derivanti dall’avvio di una ditta individuale troviamo:

  • i costi limitati,
  • la semplicità con cui avviare e gestire l’attività,
  • la velocità e autonomia decisionali.

Ditta individuale: quanto costa aprire la Partita IVA?

Abbiamo detto che i costi di apertura e di gestione di una Partita IVA di una ditta individuale sono più contenuti rispetto a quelli di una società, ma è il momento di vedere in concreto quali e quanti sono questi costi.

Partita IVA per la ditta individuale: i costi di apertura e di gestione

Il costo di apertura della Partita IVA per una ditta individuale è pari a zero.

Basta scaricare il modello (Modello AA9/12) dal sito dell’Agenzia delle Entrate, procedere con la corretta compilazione e spedirlo telematicamente o tramite un Professionista abilitato (Commercialista).

La Partita IVA ti verrà attribuita senza alcun costo aggiuntivo.

Inoltre, dovrai sostenere altri costi: quello di iscrizione alla Camera di Commercio (circa 80-100 euro), la parcella del professionista (Commercialista) che si occupa della tenuta della contabilità, il pagamento delle imposte (Irpef) e i contributi previdenziali (versamenti all’INPS).

Anche se aprire una ditta individuale comporta pochi oneri, bisogna tenere debitamente conto del fatto che ogni mese parte delle entrate monetarie devono essere gestite oculatamente per adempiere ad hoc alle spese ed ai costi derivanti dalla gestione della stessa impresa.

Ditta individuale: quale regime contabile scegliere?

Ogni azienda è tenuta a gestire la propria contabilità e solitamente lo fa ricorrendo alla contabilità ordinaria. Tuttavia, in alcuni casi è possibile optare per un regime contabile agevolato che semplifica così la tenuta dei registri contabili.

In base all’articolo 18 del DPR 600/1973, le aziende minori che presentano determinati requisiti possono optare per una contabilità semplificata, al posto di quella ordinaria.

Il regime contabile semplificato può essere adottato se vengono rispettati i seguenti parametri:

  • ricavi < 400.000 euro nel caso di attività di prestazioni di servizi;
  • ricavi < 700.000 euro nel caso di altre attività.

I contribuenti che operano nel regime contabile semplificato sono obbligati alla tenuta dei seguenti libri obbligatori:

  • registro cespiti ammortizzabili,
  • registri IVA.

I contribuenti che operano nel regime contabile semplificato sono esonerati dalla tenuta del libro giornale e dalla predisposizione del bilancio di esercizio.

I contribuenti che adottano il regime contabile semplificato possono esercitare l’opzione per l’applicazione della contabilità ordinaria:

  • applicando il c.d. comportamento concludente,
  • compilando l’apposita casella del quadro VO della dichiarazione IVA.

Ditta individuale: è obbligatorio versare i contributi?

Il titolare di una ditta individuale è tenuto all’iscrizione Gestione commercianti ed artigiani INPS affinchè maturi il diritto di percepire l’assegno previdenziale una volta ritirati dal mercato occupazionale.

Ricordiamo, a tale proposito, che se un lavoratore dipendente a tempo indeterminato full time avvia una ditta individuale, fintanto che il lavoro dipendente è prevalente si è esonerati dall’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS.

In tal caso, se il lavoro dipendente risulta prevalente, non sono dovuti ulteriori contributi.

Le ditte individuali devono iscriversi all’INAIL?

Per le ditte individuali che esercitano un’attività di particolare natura o rischio, come gli artigiani, potrebbe essere obbligatoria l’iscrizione all’INAIL.

In tal caso è necessaria una comunicazione telematica di inizio attività ed è obbligatorio versare annualmente un premio assicurativo.

Quali sono gli svantaggi di una ditta individuale?

Il principale svantaggio della ditta individuale è la responsabilità illimitata dell’imprenditore titolare di Partita IVA.

Il titolare è illimitatamente responsabile delle obbligazioni assunte dall’impresa, per le quali risponde con il proprio patrimonio personale.

Ciò significa che in caso di fallimento della ditta individuale, i creditori possono aggredire il patrimonio ed i beni personali dell’imprenditore.

 

Per maggiori informazioni, contattami e richiedimi una Consulenza personalizzata.

Angelo Calò

Ditte individuali: costi di costituzione, di gestione, aspetti contabili e fiscali, previdenza e rischi

ditta indiviuale

La Ditta individuale è la forma giuridica più semplice e meno onerosa perché per la sua costituzione non sono richiesti particolari adempimenti, ma è necessario procedere con l’apertura della Partita IVA.

L’imprenditore, titolare della ditta individuale è l’unico responsabile e anche l’unico promotore della sua iniziativa imprenditoriale.

Essendo l’unico “responsabile” di tutto il processo imprenditoriale, il rischio d’impresa ricade solo sul titolare della ditta individuale.

Ditta individuale: l’imprenditore è l’unico responsabile

L’imprenditore della ditta individuale è l’unico responsabile dell’attività d’impresa: il suo patrimonio è soggetto al rischio d’impresa.

Questo significa che, in caso di insolvenza dei debiti della ditta individuale, l’imprenditore risponde nei confronti dei creditori con tutti i suoi beni, anche personali.

Ad esempio, ammettiamo che il signor X decida di aprire un negozio di abbigliamento e scelga la ditta individuale come forma giuridica.

Con il suo patrimonio acquista la merce, paga l’affitto del fondo commerciale, i debiti, gestisce gli stock, etc. etc., ma ad un certo punto a causa della riduzione della domanda e dell’eccessiva concorrenza, non riesce più a fare fronte alle obbligazioni assunte.

Ammettiamo che il Signor X fallisca: i creditori aggrediscono il patrimonio ed i beni personali, compresa la casa dove risiede.

E, allora, una domanda è lecita: “Forse conviene aprire una SRL o un’altra tipologia di società di capitali?”

In un certo senso sì, specie se si decide di aprire un’attività economica che richiedere grandi investimenti.

La ditta individuale è la forma giuridica preferibile per aprire e gestire un’attività che non comporta grandi rischi.

Ditta individuale e impresa familiare

La ditta individuale può essere svolta anche nella forma di impresa familiare o di impresa coniugale.

L’impresa coniugale deve essere costituita dopo il matrimonio, i coniugi devono essere in regime di comunione legale dei beni e devono gestire l’impresa nella parità delle condizioni, senza vincoli di subordinazione.

Si parla di impresa familiare quando il titolare si avvale dell’aiuto delle prestazioni dei suoi familiari: ai sensi dell’articolo 230 Codice civile possono partecipare alla ditta individuale anche il coniuge e i parenti entro il terzo grado, e gli affini entro il secondo.

Tutti coloro che partecipano all’impresa familiare hanno diritto alla ripartizione degli utili e il titolare resta l’unico responsabile dell’impresa.

Ditta individuale: costi di apertura

La Ditta individuale non ha l’obbligo di versare un capitale all’atto della costituzione dell’impresa stessa.

Per costituire un’impresa individuale si deve inviare un modulo, la “Comunicazione unica” a diversi enti: la nuova procedura è esclusivamente telematica e prevede l’utilizzo del software ComUnica.

ComUnica compone la pratica firmata digitalmente e la invia al Registro delle Imprese, che a sua volta smista le varie pratiche agli enti di competenza.

La Comunicazione Unica d’Impresa è una collezione di file strutturata in:

■ un documento contenente i dati sul richiedente, l’oggetto della comunicazione ed il riepilogo delle richieste ai diversi enti;

■ i moduli per il Registro delle Imprese;

■ i moduli per l’Agenzia delle Entrate;

■ i moduli INPS;

■ i moduli INAIL.

È buon consiglio delegare un Commercialista di fiducia che lo faccia al posto dell’imprenditore: in questo caso è un primo costo da affrontare è la parcella dello stesso Professionista.

Le imprese hanno anche l’obbligo di creare un indirizzo di Posta Elettronica Certificata, che comporta il sostenimento di un’altra spesa.

L’iscrizione al Registro delle imprese deve avvenire entro trenta giorni dall’avvio dell’attività.

Tale iscrizione è a pagamento e va rinnovata ogni anno. Infine, l’apertura della Partita IVA comporta il sostenimento dei costi previdenziali e tributari.

I costi tributari sono le imposte che bisogna versare alle casse dello Stato, come ad esempio l’IRPEF e altre imposte sui redditi.

I costi previdenziali sono gli oneri che un imprenditore deve sostenere per versare i contributi obbligatori all’INPS.

Un altro costo obbligatorio sostenuto dall’imprenditore che decide di aprire una ditta individuale è rappresentato dall’obbligo del pagamento dei contributi all’INAIL nell’ambito degli infortuni sul lavoro.

Anche se l’adempimento dei contributi all’INPS e all’INAIL non avviene nel momento in cui si avvia la ditta individuale, il loro versamento avviene alla scadenza del primo anno fiscale.

Ditta individuale: quali sono i costi di gestione?

I costi di gestione di una ditta individuale dipendono dal tipo di regime fiscale nel quale rientra l’impresa.

Si può optare per il regime fiscale semplificato  ha come vantaggio il fatto di essere molto semplice da applicare e di richiedere poche conoscenze contabili, rendendo quindi la gestione di una nuova attività, o di una piccola attività, molto più facile e meno onerosa.

Tutte le ditte individuali ricadono “naturalmente” sotto il regime semplificato se non superano:

  • Il limite di ricavi di euro 400.000,00 se l’attività consiste nella prestazione di servizi,
  • Il limite di ricavi di euro 700.000,00 se l’attività consiste in qualcosa di diverso dalla prestazione di servizi.

Nel caso in cui si superi il limite, è necessario passare al regime di contabilità ordinario. 

Ditta individuale: chiusura

Per chiudere una ditta individuale, occorre:

  • chiudere la Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  • chiudere la posizione presso la Camera di Commercio;
  • chiudere la posizione INPS;
  • chiudere la posizione INAIL

La procedura di chiusura è molto semplice: basta usare la Comunicazione Unica, che va inviata presso il registro delle Imprese e vengono chiuse anche le posizioni INPS, INAIL e presso l’Agenzia delle Entrate.

Se si provvede in autonomia alla chiusura della ditta individuale, i costi sono davvero esigui: basta apporre una marca da bollo per le attività iscritte al Registro delle Imprese, per un totale di massimo 50 euro.

Se per la chiusura dell’attività ci si avvale di un Commercialista, è necessario tenere debitamente conto anche della sua parcella.

Ditta individuale: quali sono i rischi?

Come per ogni altra attività imprenditoriale, aprire una ditta individuale comporta dei rischi:

  • i creditori possono attaccare il patrimonio personale dell’imprenditore,
  • obblighi fiscali e previdenziali da adempiere,
  • controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate, che è tenuta a controllare tutte le movimentazioni durante il periodo oggetto di monitoraggio.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni o richiedere una Consulenza Professionale personalizzata, contattami.

Ti aspetto!

A presto

Angelo Calò