Commercialista Dr. Angelo Calò

Nuovo decreto “Cura Italia”

Finalmente il giorno 16 marzo 2020 è stato emesso il nuovo decreto-legge riguardante aziende e privati, ciò include le misure di tutela in questo periodo di emergenza a causa del Coronavirus.

In molti lo stavano attendendo e oggi cercheremo di spiegarlo in sintesi.

Se interessati è disponibile sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.70 pubblicato il 17.03.2020.

Ora, vediamo insieme le principali misure che verranno attuate.

Autorizzazione per la produzione di mascherine chirurgiche

Al fine di garantire la disponibilità a tutti di mascherine per la tutela personale è stata data l’autorizzazione di produrre, mettere in commercio e importare mascherine chirurgiche purché siano conformi e rispettino gli standard di sicurezza.

Norme per la tutela dei lavoratori

Per coloro che sono tenuti a svolgere un lavoro indispensabile nonostante le restrizioni a causa dell’emergenza sono tenuti a tutelarsi utilizzando mascherine, come protezione personale, anche se prive del marchio CE.

Cassa Integrazione

A causa dell’emergenza tutte le aziende che si trovano in difficolta possono avvalersi degli ammortizzatori sociali in relazione a tre linee disposte:

  1. Fondo di integrazione salariale rafforzato: valido per tutte quelle aziende che hanno più di 5 dipendenti.
  2. Cassa di integrazione in deroga: per chi non ha più di 5 dipendenti al suo interno. Ciò significa che ciascuna regione e provincia può rendere disponibile una cassa  d’integrazione per chi non può usufruire delle altre norme qui presenti.
  3. cassa integrazione ordinaria oltre i limiti di legge: valida anche per le aziende che stanno usufruendo di trattamenti integrativi straordinari. Vale a dire che si potrà fare richiesta per l’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” per tutto il periodo che va dal 23 febbraio 2020 al mese di agosto 2020 anche per coloro che non hanno raggiunto i 90 giorni di anzianità aziendale.

Il periodo per accedere è pari a 9 settimane vale. Le risorse messe a disposizione per tale esigenza corrispondono a circa 4,5 miliardi di euro.

Congedi familiari

A causa dell’emergenza e la conseguente chiusura delle scuole è stato reso disponibile dal 5 marzo del 2020 un congedo parentale di 15 giorni per chi ha bambini entro i 12 anni.

Quanto emesso ha valore per :

  • lavoratori pubblici o privati con un indennità pari al 50% della retribuzione.
  • coloro che risultano iscritti alla Gestione Separata INPS con indennità pari al 50% del reddito per ogni giorno rapportandolo per l’intero anno solare al fine di determinare l’indennità di maternità;
  • lavoratori autonomi iscritti all’INPS i quali riceveranno un indennità pari al 50% della retribuzione disposta in modo convenzionale  per l’anno 2020.

Tali agevolazioni vengono prolungate per tutti il periodo di emergenza Coronavirus e risulta valido anche per figli disabili che hanno un’età maggiore dei 12 anni. Per i lavoratori dipendenti con figli di età tra i 12 e i 16 anni possono decidere di astenersi dal lavoro con il diritto di mantenere il proprio posto di lavoro.

Baby Sitter per dipendenti del pubblico, sanitario e privato.

Per le seguenti categorie:

  • tecnici di laboratorio;
  • tecnici di radiologia;
  • medici;
  • infermieri.

Possono usufruire del bonus Baby Sitter del valore massimo di 1000 euro. Le assenze dei lavoratori dipendenti pubblici equivarranno al ricovero ospedaliero.

Per tutti gli altri l’importo massimo erogato sarà di 600 euro.

Permessi legge 104.

Sono previste ulteriori 12 giornate di permesso oltre quelle già spettanti per legge da utilizzare nel periodo che va da marzo ad aprile 2020. Per ciò sono stati messi a disposizione 553,5 milioni di euro.

 

Settore privato: tutela quarantena.

Per i lavoratori del settore privato che non si recano al lavoro a causa della quarantena con sorveglianza attiva o presso il domicilio, tale periodo viene considerato malattia ai fini del trattamento economico.

Indennità lavoro autonomo e a termine

Per le seguenti categorie:

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago;
  • operatori agricoli a tempo determinato;
  • operatori iscritti Fondo pensioni dello spettacolo;
  • liberi professionisti iscritti alla gestione separata;
  • lavoratori stagionali del turismo.

si prevede un’indennità di 600 euro per il mese di marzo.

Le risorse messe a disposizione sono superiori ai 2 miliardi di euro.

 

Sospensioni contributi lavoro domestico

Sono sospesi i contributi che i datori di lavoro domestico sono tenuti a versare dal 23 febbraio al 31 maggio 2020, la rata in scadenza il 10 aprile potrà essere saldata il 10 giugno 2020 senza interessi.

 

Contributi INAIL per sicurezza delle imprese e sospensione licenziamenti collettivi.

Entro il 30 aprile 2020 saranno messi a disposizione 50 milioni di euro per supportare le imprese nell’acquisto di dispositivi di Protezione Individuale per i lavoratori .

 

Sostegno lavoratori danneggiati da COVID-19

Per un migliore sostegno al reddito di lavoratori dipendenti e autonomi è stato creato un “Fondo per il reddito di ultima istanza” di massimo 300 milioni di euro per il 2020 disponibile per cessata o sospesa attività lavorativa.

La mobilità e il licenziamento collettivo saranno sospesi per 60 giorni.

 

Fondo di garanzia per PMI

Dal 17 marzo 2020 per i successivi 9 mesi il fondo di garanzia per le PMI ha:

  • emesso un importo massimo per singola azienda pari a 5 milioni di euro;
  • garanzia diretta alzata all’80% e al 90% quella con controgaranzia;
  • allungamento della garanzia in modo automatico nel caso si richieda una sospensione del finanziamento.

 

Misure per la riduzione dei costi per le PMI.

Per prevenire l’aumento dei costi per le garanzie concesse dai confidi:

  • è possibile ottenere la riduzione dei contributi obbligatori ai fondi interconsortili;
  • annullamento delle norme vigenti per i contratti pubblici mantenendo quelle per le persone giuridiche di diritto privato.

 

Fondo Solidarietà mutui “Prima Casa”

Dal 17 marzo 2020 e per i successivi 9 mesi i benefici del Fondo sono estesi anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che, sono tenuti ad auto-certificare una riduzione del proprio fatturato superiore al 33% nell’ultimo trimestre a partire dal 21 febbraio 2020 come conseguenza dell’emergenza Coronavirus.

 

Sostegno finanziario alle piccole e medie imprese

Sarà possibile beneficiare della moratoria mediante richiesta alla banca o altro creditore per la richiesta, fatta in precedenza, di prestiti o linee di credito.

Inoltre la restituzione dei prestiti antecedenti al 30 settembre saranno rinviati oltre tale data.

Le imprese sono tenute ad auto-certificare la riduzione dell’attività lavorativa causa epidemia.

 

Mini proroga versamenti 16 marzo e versamenti dovuti

Il Decreto ha approvato una mini-proroga per i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni fino al 20/03/2020.

Inoltre sono sospesi i versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dal 2 Marzo 2020 al 30 Aprile 2020 che potranno essere corrisposti entro il 31 Maggio 2020 in un’unica rata o mediante 5 rate a partire dallo stesso mese.

L’IVA del mese di Marzo potrà essere versata entro il 30 Giugno 2020 per le seguenti categorie:

  • giardini zoologici e parchi tematici;
  • associazioni sportive;
  • turismo;
  • musei e luoghi storici;
  • assistenza sociale per disabili e anziani;
  • servizi di trasporto;
  • noleggio attrezzature ricreative e sportive;
  • organizzazioni di utilità sociale non lucrative.

 

Agevolazioni per soggetti con compensi inferiori ai 400.000 euro

Per ricavi e compensi tra il 17 marzo e il 31 marzo 2020 non sono soggetti a ritenuta d’acconto se non vi sono state spese per lavoro dipendente mentre, negli altri casi, le ritenute potranno essere saldate entro i 31 maggio 2020 o in 5 rate a partire dallo stesso mese.

 

Credito imposta per spese santificazione e spese negozi

Per chi ha un’attività d’impresa viene concesso un credito d’imposta del 50% per le spese di sanificazione di strumenti e ambiente di lavoro per un massimo di 20.000 euro. Il budget messo a disposizione equivale a 50 milioni di Euro.

Per chi ha un’attività d’impresa potrà usufruire di un credito d’imposta del 60% per il pagamento del canone di locazione del mese di marzo.

 

Sospensione attività enti impositori

Sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 di qualsiasi attività da parte degli uffici di controllo, quindi :

  • riscossione;
  • accertamento;
  • contenzioso;
  • liquidazione;
  • controllo.

Oltre alla sospensione di tutti i versamenti in scadenza in tale periodo come:

  • accertamenti esecutivi;
  • avvisi di addebito;
  • cartelle di pagamento;
  • avvisi di accertamento.

I versamenti dovuti dovranno essere saldati in un’unica soluzione entro il 30 Giugno 2020 per tutti i contribuenti.

Per coloro che stanno usufruendo della rottamazione o del saldo e stralcio il versamento del 28 febbraio 2020 sarà posticipato al 31 Maggio 2020.

 

Rimborso soggiorni, biglietti musei e spettacoli.

Per ottenere il rimborso per viaggi o biglietti acquistati si dovrà presentare entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle restrizioni un’istanza di rimborso al venditore con allegato il titolo d’acquisto.

Entro 30 giorni il venditore sarà tenuto ad inviare un voucher di importo equivalente a titolo di rimborso.

 

Indennità collaboratori sportivi

Per tutti coloro che hanno rapporti di collaborazione presso attività sportive hanno diritto ad un’indennità di 600 euro. Per questo sono stati messi a disposizione 50 milioni di euro per il 2020.

 

In conclusione

Per concludere questo articolo, ho cercato di spiegarti in modo sintetico le principali novità in questo momento difficile in tutta l’Italia. Per qualsiasi dubbio o incertezza sono a tua completa disposizione. Puoi contattarmi qui

Partita IVA Regime Forfettario: è necessario presentare i modelli INTRASTAT?

Chi, come te, ha la Partita IVA in Regime Forfettario si ritrova, sempre più di frequente, a dover effettuare operazioni con l’estero.

Puoi emettere fattura verso professionisti ed aziende che si trovano all’estero entro il limite annuo previsto per il forfettario, ovvero 65.000 euro.

Nella nostra guida, ti spieghiamo in dettaglio cos’è il modello INTRASTAT del regime forfettario e come funziona in riferimento all’emissione di fatture per clienti internazionali.

Quando è necessario stilare i modelli INTRASTAT per le operazioni all’estero?

Ecco come bisogna regolarsi.

Partita IVA Regime Forfettario: cos’è il modello INTRASTAT?

Grazie al modello INTRASTAT l’Agenzia delle Dogane viene informata di tutte le operazioni effettuate a livello comunitario tra soggetti con Partita IVA.

Tale documento consente di tracciare tutti gli scambi di beni e servizi in modo tale da impedire tentativi di evasione fiscale.

I contribuenti forfettari possono effettuare operazioni con l’estero, ma dovranno fare attenzione allo svolgimento di queste operazioni perché, per il regime forfettario, vige l’esenzione dell’applicazione dell’IVA all’interno delle fatture emesse.

Di seguito, andremo a spiegare quali sono i moduli da compilare previsti per le varie tipologie di operazioni intracomunitarie e le procedure da seguire.

Tanto per cominciare, per emettere fatture intracomunitarie, è necessaria l’iscrizione al VIES.

Partita IVA regime forfettario: cos’è il VIES

VIES è l’acronimo di Vat Information Exchange Systems.

Si tratta di un sistema informatico preposto alla gestione delle informazioni sugli scambi effettuati a livello comunitario.

Il suo obiettivo è monitorare il rispetto della fiscalità.

Sono tenuti ad iscriversi al VIES tutti i soggetti intenzionati ad effettuare operazioni intracomunitarie.

Scopri cosa bisogna fare per ogni tipologia di scambio intracomunitario.

Acquisto di beni

Per l’acquisto di beni in ambito UE, viene applicato l’art. 38 comma 5, lettera c) del Decreto Legge n. 331/1993.

Nel caso di acquisti di beni spediti o trasportati in Italia da un altro Stato membro, bisogna fare una distinzione in base all’imponibile complessivo annuo.

Per importi inferiori a 10 mila euro (al netto dell’IVA), le operazioni con l’estero non vengono considerate scambi intracomunitari bensì sono equiparati ad acquisti effettuati da soggetti privati.

Ciò significa che non si versa l’IVA per inversione contabile (‘reverse charge’) perché l’imposta sul valore aggiunto verrà assolta nel Paese del fornitore. Non bisogna presentare il modello INTRA trimestrale.

Operazioni con l’estero d’importo superiore a 10 mila euro vengono considerate come acquisti intracomunitari. In tal caso, è necessario iscriversi al VIES e versare l’IVA per inversione contabile previa integrazione della fattura.

Dovrà anche essere presentato il modello INTRA previsto per gli acquisti.

Cessioni intracomunitarie di beni

Per le cessioni intracomunitarie di beni, si applica l’art. 41, comma 2-bis del Decreto Legge 331/1993.

Ai sensi di questo articolo, le vendite di beni effettuate da soggetti con partita IVA in regime forfettario non sono qualificate come cessioni intracomunitarie bensì come cessioni interne (nazionali).

Ciò significa che non bisogna compilare il modello INTRASTAT.

Occorrerà semplicemente emettere la fattura inserendo nelle note la dicitura:

“La cessione in oggetto non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331”.

Questo vale sia per soggetti privati sia per operatori economici.

Acquisti di servizi

Riguardo all’acquisto di servizi non è necessario stilare il modello INTRASTAT a meno che tu non abbia ricevuto servizi intracomunitari per almeno 100 mila euro in almeno uno dei quattro trimestri precedenti.

Bisogna iscriversi al VIES, inserire la fattura di acquisto e versare l’IVA entro il 16 del mese successivo all’operazione tramite F24.

Cessioni intracomunitarie di servizi

In questo caso, devi iscriverti al VIES ed emettere fattura senza l’addebito dell’IVA (con dicitura ‘reverse charge’).

Dovrai anche compilare il modello Intra-1 quater trimestrale. Per operazioni che superano i 50 mila euro, il modello andrà compilato ogni mese.

L’obbligo di compilazione del modello INTRASTAT decade se l’operazione avviene con uno dei seguenti paesi europei (e relative aree):

– Italia (Livigno, Campione d’Italia e le acque nazionali del Lago di Lugano);

– Francia (dipartimenti d’oltremare);

– Grecia (Monte Athos);

– Spagna (Isole Canarie, Melilla, Ceuta);

– Germania (Isola di Helgoland e territorio di Büsingen);

– Finlandia (Isole Aland);

– Regno Unito (Isole Anglo-Normanne).

Partita Iva regime forfettario: operazioni con soggetti extra UE

Le operazioni di esportazione con soggetti extra UE non rappresentano un motivo di preclusione all’accesso nel regime forfettario, contrariamente a quanto avveniva per il regime dei minimi. Si applicano le regole ordinarie previste negli articoli 8, 8-bis, 9, 67 D.P.R. del 633/1972.

La fattura di vendita va emessa senza IVA riportando la dicitura:

Cessione non imponibile IVA ai sensi dell’articolo 8 D.P.R. 633/72”.

Per gli acquisti effettuati da fornitori extra UE valgono le regole in materia d’importazione. L’IVA viene addebitata direttamente in dogana.

In caso di prestazioni di servizi ricevute da operatori economici extra UE, il contribuente forfettario non dovrà iscriversi al VIES né presentare il modello INTRA.

Dovrà assolvere l’IVA tramite emissione di un’autofattura ed effettuare il versamento dell’imposta entro il 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

 

Per maggiori informazioni e per richiedere una Consulenza Professionale Personalizzata contattami.

Regime Forfettario 2020 e Regime MOSS: sono compatibili o no?

Concentriamo il nostro focus su una specifica domanda: “Regime Forfettario 2020 e Regime MOSS possono coesistere?”.

Prima di rispondere alla domanda, spieghiamo di che si tratta, quali sono le caratteristiche del Regime MOSS e del Regime Forfettario.

Apriamo e chiudiamo velocemente una parentesi.

Secondo la conferma del MEF, i limiti per le partite IVA stabiliti nel Regime forfettario 2020 sono entrati in vigore il 1° gennaio.

I nuovi limiti reintrodotti dalla Legge di Bilancio 2020, sono i seguenti:

– 20.000 euro lordi di spesa per il personale dipendente e per i collaboratori;

– 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o da pensione.

Superare questi limiti significa essere esclusi dall’accesso o dalla permanenza nel Regime Forfettario.

Non ci sono limiti riguardo alle spese per i beni strumentali.

Si attende una comunicazione ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Chiusa parentesi.

Facciamo subito un confronto fra il Regime Forfettario e il Regime MOSS.

Regime Forfettario 2020 e Regime MOSS a confronto

Il Regime MOSS (detto anche Mini One Stop Shop o mini sportello unico) è un regime IVA cui possono aderire tutti coloro che offrono servizi digitali nel settore e-commerce in vari paesi UE.

Consente di contabilizzare in un solo paese UE anziché in più paesi europei.

Questo regime semplificato ha lo scopo di evitare agli operatori economici italiani di doversi identificare in altri paesi UE se superano certe soglie di fatturato verso consumatori privati.

Con tale sistema, una volta superata una determinata soglia di identificazione, gli operatori potranno presentare dichiarazione IVA trimestrale ed effettuare i versamenti nello stato membro di riferimento.

Ha diritto di iscriversi al Regime MOSS il soggetto passivo residente o domiciliato fuori dall’UE, il residente o domiciliato in Italia oppure chi è domiciliato/residente fuori dall’UE con un’organizzazione in Italia.

Il Regime Forfettario prevede diverse agevolazioni.

E’ possibile applicarlo anche per i servizi digitali se:

– il soggetto ha realizzato guadagni non superiori a certi limiti (in base al tipo di attività);

– il soggetto non ha superato i 5.000 euro lordi in riferimento a collaborazioni.

Chi adotta il Regime Forfettario deve applicare le regole ordinarie in materia di territorialità IVA e relativi adempimenti quando opera con controparti non residenti.

La norma che ha istituito il Regime Forfettario stabilisce che venga applicato alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti o rese a questi ultimi in base agli art. 7-ter e successivi del DPR n 633/72. Si è pronunciata in merito anche la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 22/E del 26 maggio 2016.

Servizi digitali: requisito di territorialità

I servizi prestati tramite mezzi elettronici costituiscono una categoria particolare.

Ci riferiamo ai servizi forniti tramite Internet o altra rete elettronica che rende la prestazione automatizzata con un minimo di intervento umano.

Se questo tipo di prestazione è fornita ad un committente non domiciliato o residente al di fuori del territorio italiano, perde il requisito di territorialità.

I soggetti residenti in Italia che forniscono servizi digitali a committenti domiciliati in altri paesi europei, una volta superate certe soglie di vendita definite in ciascun Paese, sono chiamati ad assolvere l’imposta sui servizi stessi in ogni Stato UE presso cui sono domiciliati.

Dal 2021, le soglie di vendita verranno uniformate a 100.000 euro nell’Unione Europea.

Di regola, sono tenuti ad assolvere l’imposta tramite identificazione diretta, nomina di un rappresentante fiscale oppure apertura di un’organizzazione stabile (o filiale).

Per semplificare la vita a chi presta servizi di Telecomunicazione Tele-radiodiffusione ed Elettronici (TTE) commissionati da privati, il legislatore europeo ha introdotto il Regime MOSS, valido anche in caso di commercio elettronico indiretto.

Questo regime consente di gestire l’imposta dovuta nei vari paesi europei con semplicità.

Compatibilità dei due regimi: riferimenti normativi

La Circolare n. 22/2016 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’adesione al regime UE del MOSS è possibile anche per i soggetti che beneficiano di regimi fiscali di vantaggio”.

Cosa s’intende per regimi di vantaggio?

Sono quelli riferiti all’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98) e al Regime Forfettario (Legge n 190/2014 e successive modifiche).

La Risoluzione 75/E del 28 agosto 2015 della stessa Agenzia delle Entrate conferma il concetto.

Difatti, questa disposizione afferma che:

– Per i servizi prestati verso l’estero, al regime fiscale di vantaggio si applicano le regole ordinarie sulla territorialità, come previsto dal Regime Forfettario;

– Ai fini IVA, le regole procedurali del regime fiscale di vantaggio e del sistema MOSS possono coesistere.

In pratica, quando l’attività di vendita online verso soggetti privati è resa in regime agevolato:

– L’IVA deve essere assolta dal committente nel proprio Paese in quanto la prestazione è fuori campo IVA in Italia;

– Il prestatore deve identificarsi in ciascuno Stato membro UE dove presta il servizio, altrimenti può sfruttare il Regime MOSS (ai sensi dell’art. 74-sexies del DPR n 633/72).

Regime Forfettario 2020 e Regime MOSS sono compatibili? Risposta

In conclusione, Regime Forfettario 2020 e Regime MOSS sono compatibili?

La risposta è sì perché, come abbiamo visto, il Regime MOSS può essere applicato anche da soggetti in Regime Forfettario.

Ai fini IVA, il regime Mini sportello unico evita al contribuente di doversi identificare in altri paesi UE nel settore e-commerce per le prestazioni rese a privati.

In Regime Forfettario, oltretutto, la territorialità delle operazioni verso paesi esteri non deroga dalla disciplina ordinaria.

Avere la possibilità di applicare il Regime MOSS semplifica gli adempimenti per il Regime Forfettario. Perché? Perché non è necessario identificarsi ai fini IVA nei diversi paesi europei.

Per maggiori informazioni contattami!

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

 

 

Regime Forfettario e Partecipazione in Società di Persone

Possono coesistere la partecipazione in Società di persone e il Regime Forfettario 2020? A chiarirlo è la stessa Agenzia delle Entrate che ha fornito alcuni interessantissimi chiarimenti.

Se vuoi scoprire tutti i dettagli continua a leggere questa guida fiscale dedicata alla possibile coesistenza della partecipazione in Società di Persone con il Regime Forfettario 2020.

Regime Forfettario e Partecipazione in Società di Persone: nuovi requisiti 2020

Devi sapere che anche per il corrente anno 2020 è possibile aderire ad un regime fiscale conveniente: il Regime Forfettario.

La legge di Bilancio 2020 ha introdotto alcuni nuovi requisiti da rispettare rispetto allo scorso anno 2019.

L’applicazione del Regime Forfettario 2020 è subordinata al rispetto delle seguenti condizioni:

  • non eccedere i 65.000 euro di fatturato annuo,
  • aver percepito redditi da lavoro dipendente o da pensione per un ammontare non eccedente ai 30.000 euro,
  • non detenere redditi da partecipazione e partecipazioni in SRL con controllo,
  • non aver sostenuto spese per un ammontare superiore a 20.000 euro, per lavoro dipendente e compensi a collaboratori.

Partecipazione in Società di Persone: cause ostative

Sono cause ostative all’applicazione del Regime Forfettario, la titolarità in partecipazione in:

  • Imprese familiari e aziende coniugali ai sensi dell’art. 1 comma 57, lett. d) della Legge n. 190 del 2014 e Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9 del 2019,
  • Società di persone,
  • Associazioni professionali.

La partecipazione in Società di Persone deve essere dismessa a quello in cui si intenda avvalersi del Regime Forfettario 2020.

Se nell’anno in corso il soggetto detiene una partecipazione in una società di persone gli è precluso aderire al Regime Forfettario 2020.

Se, nell’anno in corso, il soggetto dismetta tale partecipazione in Società di Persone può applicare il Regime Forfettario a partire dell’annualità successiva.

Partecipazione in Società di Persone e Regime Forfettario 2020: casi specifici

Circolare n. 9 del 2019: Partecipazione in società semplice

La Circolare n. 9 del 2019 ha apportato modifiche al regime forfetario – articolo 1, commi da 9 a 11, legge 30 dicembre 2018, n. 145.

Sono state riformulate le cause ostative all’applicazione del Regime Forfettario di cui alle lettere d) e d-bis) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n.190 del 2014.

Le rettifiche apportate rispondono alla finalità di “evitare artificiosi frazionamenti delle attività d’impresa o di lavoro autonomo svolte o artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo”.

Nel caso di partecipazione in società semplice non opera la causa ostativa, solo nel caso in cui la società produce redditi diversi da quelli prodotti di lavoro autonomo.

Sempre la stessa Circolare n.9 del 2019 prevede per la società di fatto l’operatività della causa ostativa, in caso di attività commerciali.

Partecipazioni possedute a titolo di nuda proprietà: Interpello n. 125 e 127 del 2019

Nella risposta n. 125 del 2019 un contribuente, iscritto all’albo dei Dottori Commercialisti, detiene come socio accomandante una partecipazione del 15% in una SAS.

Lo stesso Commercialista svolge attività di commercio di materiale da costruzione e chiede all’Agenzia delle Entrate se è possibile donarne l’usufrutto al nipote, rimanendo titolare della sola nuda proprietà.

Il Parere dell’Agenzia delle Entrate ha previsto che, nel corso dell’anno 2019, il contribuente possa ugualmente applicare il Regime Forfettario, che non decadrà nel 2020 se entro provvederà a dismettere la partecipazione a fine anno.

In caso di partecipazioni possedute a titolo di nuda proprietà opera la causa ostativa.

Cessione della partecipazione in SNC: Interpello n. 181 del 2019

Nell’Interpello n. 181 del 2019 un soggetto istante, che ha ceduto la propria quota di partecipazione in una SNC, intende aprire una Partita IVA Forfettaria come ditta individuale, continuando a svolgere la medesima attività della SNA.

Nello stesso Interpello l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che il contribuente istante potrà applicare il Regime Forfettario e non decadere nel periodo d’imposta 2020 nel caso in cui provveda a rimuovere la causa ostativa.

Pertanto, non opera la causa ostativa nel caso di cessione della partecipazione in SNC e successiva apertura di Partita IVA Ditta individuale (Regime Forfettario) per lo svolgimento dell’attività societaria.

Trasformazione della società di persone in società cooperativa: Interpello n. 124 del 2019

L’Interpello n. 124 del 2019 ha per oggetto il quesito posto da un medico socio della “ALFA S.A.S.”, che fabbrica protesi dentarie: i soci della “ALFA S.A.S.” mirano a trasformarla in Cooperativa a responsabilità limitata.

L’istante chiede se possa aderire al Regime Forfettario.

Il parere dell’Agenzia delle Entrate rinvia alla Circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, la quale chiarisce che, nel caso in cui il contribuente possieda delle quote in una SNC, se lo stesso cede le quote entro la fine dell’anno precedente, può applicare il Regime Forfettario, a prescindere dal fatto che il contribuente inizi una nuova attività o prosegua un’attività già svolta.

Partecipazioni in SRL e associazioni in partecipazione

La causa di esclusione opera quando ricorrono congiuntamente:

  • la partecipazione in società di persone, associazioni e imprese familiari di cui all’articolo 5 TUIR,
  • la partecipazione di controllo, diretto o indiretto, in SRL o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dal soggetto in regime forfettario.

L’accesso al Regime Forfettario è precluso anche nel caso di partecipazioni nelle SRL che non abbiano optato per la trasparenza fiscale.

Aprire Partita IVA Forfettaria 2020: come fare?

Come ti ho già anticipato all’inizio di questa guida fiscale per aderire al Forfettario 2020 è necessario rispettare determinati requisiti.

Devi sapere che aprire la Partita IVA Forfettaria comporta la necessità di adempiere a determinati obblighi fiscali e contributivi.

Per questo per aprire la Partita IVA Forfettaria 2020 è importante rivolgersi ad un Dottore Commercialista che ci segua step dopo step nell’apertura e della gestione della contabilità.

Per maggiori informazioni contattami, richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Angelo Calò

 

 

Partita IVA unico committente: cosa devi sapere sul Regime Forfettario 2020?

Sei un Freelancer o sei intenzionato ad aprire Partita IVA per l’anno 2020 e, adesso lavori con ritenuta d’acconto per un unico committente, allora devi valutare attentamente gli adempimenti fiscali, contabili e previdenziali derivanti.

Ti anticipo che potrai beneficiare di tantissimi vantaggi se aprirai la Partita IVA Forfettaria unico committente, ma devi sapere anche che il freelancer che collabora con un unico “fornitore” va incontro a dei rischi, indipendentemente dal fatto che si tratti di azienda privata, associazione o ente pubblico.

In ogni caso per regolarizzare la tua posizione e, dato che la tua attività professionale è abituale, devi necessariamente conoscere le conseguenze che comporta l’apertura della Partita IVA 2020.

Non farti prendere dal panico! Se il tuo desiderio è quello di lavorare in autonomia e con un unico committente allora digita la keyword “Partita IVA unico committente” e giungerai alla lettura di questa guida.

Ti senti pronto per iniziare?

Bene, allora procediamo con gradualità.

Partita IVA unico committente: facciamo chiarezza

Negli attuali meandri del mercato occupazionale si nasconde una fitta “giungla” di casistiche e capita, molto spesso, di fare confusione tra la figura del dipendente e del lavoratore autonomo.

Sono tantissimi gli annunci di lavoro che richiedono la disponibilità quotidiana a collaborare con contratto di Partita IVA.

Se viene richiesta la disponibilità quotidiana anche in fasce orarie e si richiede, al contempo, il possesso di Partita IVA, allora sorge il dubbio se si tratti di un lavoro da freelancer o da impiegato.

Anche perché, a livello contrattuale e fiscale, si tratta di ruoli ben distinti.

Se si viene assunti come dipendenti si avrà un regolare contratto di lavoro subordinato, si sarà tenuti a rispettare un orario di lavoro (sia esso full-time, part-time, etc.), si sarà tenuti a recarsi in ufficio ogni giorno e si percepirà ogni mese una busta paga con ferie, permessi, straordinari, mensa etc. etc.

Il discorso cambia se viene richiesta l’apertura della Partita IVA, in questo caso tra il committente e il freelancer intercorre un rapporto di collaborazione, non si avrà diritto a percepire una busta paga, ma si sarà pagati a prestazione, in base ai risultati prodotti e raggiunti. Inoltre, non è detto che il freelancer debba recarsi in ufficio, ma potrà lavorare in autonomia senza dover rispettare gli orari di lavoro.

Dal punto di vista fiscale e previdenziale, il lavoratore autonomo provvederà in autonomia, con l’ausilio del Commercialista di fiducia, a versare le tasse dovute e i contributi previdenziali all’INPS.

Il freelancer o il lavoratore con Partita IVA unico committente è un collaboratore esterno professionale ed una figura di supporto per il committente, del tutto indipendente nello svolgimento delle proprie mansioni.

Scusandomi per essermi dilungato su questa differenza tra lavoratore dipendente e freelancer con Partita IVA, era necessario fare un po’ di chiarezza.

Partita IVA unico committente: i chiarimenti del Jobs Act di Renzi

Il Jobs Act di Renzi (D.Lgs. 81/2015) ha introdotto la “presunzione di subordinazione” e ha chiarito che le collaborazioni a Partita IVA vengano assimilate al lavoro dipendente/subordinato, qualora assumano il carattere di una “prestazione esclusivamente personale, continuativa, ripetitiva ed organizzata dal committente rispetto al luogo e all’orario di lavoro”.

Ciò rappresenta una forma di tutela per le Partite IVA unico committente qualora vengano equiparate ai lavoratori dipendenti, anche se nella sostanza in effetti non lo so.

Aprire Partita IVA unico committente: affidati ad un Commercialista!

Se collabori da tempo con un unico committente e ti viene richiesto di aprire la Partita IVA, fermati un attimo e rifletti!

Anzi, richiedi una Consulenza Professionale Personalizzata al tuo Commercialista di fiducia.

Per prima cosa se vuoi continuare a collaborare con il tuo unico committente, ma ti viene preclusa la possibilità di collaborare anche con altri, beh allora sappi che dovrai affrontare dei rischi derivanti dalla mancata diversificazione e dall’impossibilità di garantirti più entrate monetarie.

Ma se sei un professionista iscritto ad un Ordine o ad un Albo Professionale (medici, avvocati, architetti, ingegneri, ecc.), puoi intraprendere una collaborazione con un unico committente.

Se sai che potrai stabilire una collaborazione continuativa e duratura nel tempo, allora devi valutare la necessità di aprire la Partita IVA.

L’iter per procedere all’apertura della Partita IVA è semplice e veloce, ti consiglio di leggere questa guida.

In ogni caso affidati sempre ad un Commercialista che ti seguirà step dopo step: dalla compilazione del Modello AA9/12 all’inoltro della documentazione all’Agenzia delle Entrate.

Partita IVA unico committente 2020: quale regime fiscale scegliere?

Devi sapere che in sede di apertura della Partita IVA unico committente, devi comunicare il Codice ATECO e devi necessariamente scegliere il regime fiscale a te più conveniente.

Dal primo gennaio 2020 devi valutare quali sono i requisiti per aderire e rientrare nel conveniente Regime Forfettario 2020.

Come lo scorso anno non devi eccedere il limite di fatturato annuale pari a 65.000 €, inoltre, dal primo gennaio 2020 non devi sostenere spese superiori a € 20.000 lordi per lavoro accessorio o dipendenti  e aver percepito nel 2019 redditi di lavoro dipendente eccedenti l’importo di € 30.000 a meno che il rapporto di lavoro sia cessato.

Le cause di esclusione dalla Partita IVA Forfettaria 2020 sono le seguenti:

  • non si deve essere soci di SNC o di SAS;
  • non bisogna svolgere con la Partita IVA una seconda attività basata su regimi speciali di IVA;
  • non bisogna effettuare con la partita IVA, in via esclusiva o prevalente, cessioni di terreni edificabili o di mezzi di trasporto, di fabbricati o di porzioni di fabbricato.

Quali sono i vantaggi? Potrai beneficiare di un’unica imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni), esenzione dall’IVA, nessuna ritenuta d’acconto, no esterometro e no ISA.

 

Per maggiori informazioni sull’apertura della tua Partita IVA unico committente contattami e richiedi una consulenza personalizzata.

Sarò lieto di chiarire ogni tuo dubbio e di proporti il mio servizio di contabilità e consulenza fiscale.

Angelo Calò

 

 

Partita IVA Forfettaria e Registro di cassa telematico: cosa è cambiato da gennaio 2020?

A partire dal primo gennaio 2020 è entrato in vigore l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi ed è stata estesa la platea dei soggetti che devono emettere lo scontrino elettronico.

E per i Forfettari cosa è cambiato dal primo gennaio 2020? I contribuenti titolari di Partita IVA Forfettaria sono soggetti all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.

Se l’articolo 1, comma 3 del D. Lgs 127/2015 prevede l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica, nessuna esclusione è prevista in merito alla memorizzazione elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi.

Pertanto, è importante chiarire fin da subito che anche i Forfettari sono obbligati ad emettere gli scontrini elettronici.

 

Partita IVA Forfettaria e Scontrino Elettronico 2020: Normativa

Come sancito dall’articolo 22 del DPR 633/72, dal 1° gennaio 2020 tutti gli operatori titolari di Partita IVA, che effettuano operazioni di commercio al dettaglio e attività assimilate, indipendentemente dal volume d’affari, devono procedere con la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Le Partite IVA Forfettarie sono esonerate dall’obbligo di emissione dell’E-Invoice, ma sono comunque obbligati alla trasmissione telematica dei corrispettivi.

Chi rientra in tale obbligo normativo? Oltre agli artigiani e ai commercianti (idraulici, elettricisti, meccanici, parrucchieri, estetiste, ecc.) rientrano anche i contribuenti forfettari.

Per onorare questo adempimento fiscale le Partite IVA Forfettarie devono:

  • adeguare un registratore di cassa già in possesso
  • dotarsi di un registratore telematico che generi i files con i dati e li trasmetta all’Agenzia delle Entrate
  • utilizzare la procedura telematica “Documento commerciale online” presente nel portale “Fatture e Corrispettivi”.

 

Forfettari: obbligo invio telematico corrispettivi da gennaio 2020

A partire dal 1° Gennaio 2020 anche le Partite IVA che hanno fatturato meno di 400.000 euro l’anno, sono obbligate ad emettere lo scontrino digitale e a trasmettere telematicamente i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Il Fisco ha i poteri di svolgere controlli ed accertamenti per verificare il rispetto delle normative tributarie da parte dei contribuenti, compresi i Forfettari.

Ricordiamo che l’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate potrà essere effettuato entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione, o mediante l’inserimento manuale dei dati sul portale Fatture e Corrispettivi oppure con i registratori di cassa telematici.

Pertanto, al consumatore finale o al cliente/utente non si potrà più rilasciare lo scontrino e/o la ricevuta fiscale, ma verrà emesso un documento commerciale di vendita o prestazione.

Tale documento commerciale funge da titolo per l’esercizio dei diritti di garanzia, per dedurre i costi sostenuti e per detrarre gli oneri Irpef.

Dal primo gennaio 2020 la vera novità è che non si deve più tenere il registro dei corrispettivi, dato che la memorizzazione elettronica e la trasmissione digitale dei dati all’Agenzia delle Entrate sostituiscono gli obblighi di registrazione delle operazioni.

La normativa fiscale vigente prevede un periodo transitorio, che va dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020, per consentire alle Partite IVA di adeguarsi alle nuove modalità di trasmissione.

Pertanto, in questo lasso temporale (primo semestre 2020) sarà ancora possibile rilasciare lo scontrino e/o la ricevuta fiscale come si è sempre fatto fino alla fine del 2019, ma i corrispettivi dovranno essere trasmessi digitalmente all’Agenzia delle Entrate, utilizzando le funzionalità messe a disposizione.

Anche le Partite IVA Forfettarie, che sono obbligate al rilascio dello scontrino o della ricevuta, devono acquistare entro il 30 Giugno 2020 il registratore di cassa telematico dotato delle funzionalità per l’inoltro telematico degli incassi.

Il documento commerciale emesso dai registratori telematici deve contenere alcune indicazioni: Partita IVA dell’emittente, denominazione o ragione sociale, nome e cognome dell’emittente; domicilio fiscale, descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi, ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato.

Il documento commerciale può essere emesso anche in forma elettronica, ma in questo caso il destinatario deve essere d’accordo al rilascio telematico.

 

Passaggio dal registratore di cassa a quello telematico

Gli esercenti commerciali, comprese le Partite IVA Forfettarie, avranno sei mesi di tempo per adeguarsi alla normativa.

Secondo quanto riportato dal Provv. dell’Agenzia delle Entrate n. 182017/2016 si dovrà transitare ai nuovi strumenti tecnologici in possesso di quelle caratteristiche tecniche in grado di garantire l’“inalterabilità e la sicurezza dei dati memorizzati”.

A seguito della cessione\prestazione, i registratori telematici dovranno memorizzare i dati di dettaglio ed i dati di riepilogo delle operazioni effettuate e trasmetterli a cadenza giornaliera all’Agenzia delle Entrate.

Per le Partite IVA che acquisteranno un registratore telematico nuovo sarà riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% della spesa fino ad un tetto massimo di 250 euro.

 

Moratoria sanzioni scontrino elettronico

Nei primi sei mesi di vigenza dell’obbligo è prevista una moratoria delle sanzioni.

Come sancito dal comma 6 del Decreto Lgs. 127/2015, le sanzioni non si applicano in caso di trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Pertanto, durante il periodo di transizione, in caso di invio dei dati oltre il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, vengono applicate le seguenti sanzioni:

sanzione pari al 100% dell’imposta relativa agli ammontari non correttamente documentati,

sanzione accessoria della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, nei casi più gravi.

 

Registratore telematico Partite IVA Forfettarie: come procedere con l’impostazione?

Il registratore di cassa telematico deve essere impostato in modo tale da indicare la “natura delle operazioni” e provvederà a inoltrare il flusso all’Agenzia delle Entrate suddividendo gli incassi per rimborso delle spese anticipate per conto del cliente e quelli che sono i corrispettivi incassati per la prestazione.

Ricordiamo che le Partite IVA Forfettarie sono esonerate dal versamento dell’IVA, per questo nell’impostazione del Registratore di cassa telematico si deve tenere conto di questa caratteristica.

 

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o vuoi richiedere una Consulenza Professionale Personalizzata contattami.

A presto.

Angelo Calò

Non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?

La crisi economica attanaglia le tue poche entrate monetarie? I guadagni della tua attività sono calati e non riesci a pagare le imposte e i debiti? Ti sei mai chiesto cosa puoi fare?

Se sei un imprenditore o un titolare di Partita IVA e non riesci ad adempiere al pagamento delle imposte immagino che ti assilla un quesito: “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”.

Devi sapere che se ti trovi in una situazione di grave difficoltà, sei oberato dai troppi debiti e non trovi una via d’uscita, il Legislatore ha pensato a una misura per aiutarti a ripianare le difficoltà: la legge salva suicidi o la legge salva debiti.

In questa guida troverai una valida risposta al tuo dubbio “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”. Scopriamo cos’è la legge salva debiti, come funziona, a chi rivolgersi, quali sono i requisiti per accedere alla procedura e come aderire se hai cartelle esattoriali insolute verso Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Ti senti pronto per iniziare? Bene, allora procediamo.

Legge Salva Debiti: quali sono i requisiti?

Prima di capire cosa puoi fare se non riesci a pagare i debiti e le imposte, è bene comprendere quali sono i requisiti necessari per poter beneficiare della Legge Salva debiti o Legge Salva Suicidi.

Oltre che i privati senza Partita IVA, anche gli imprenditori, le ditte individuali, i liberi professionisti e le piccole società possono accedere alla procedura “salva debiti” per ogni tipologia di obbligazione: dalle cartelle Equitalia fino al finanziamento/mutuo che non si riesce a pagare

Puoi accedere alla procedura “salva debiti” se ti trovi in questa situazione:

  • incapacità perpetua di adempiere alle tue obbligazioni,
  • eccessivo sbilanciamento tra i debiti contratti e le entrate monetarie necessarie per estinguerli.

Non riesco a pagare i debiti: a chi posso rivolgermi?

Se sei in possesso dei requisiti menzionati e non riesci più a dormire perché sei oberato da troppi debiti, per attivare la procedura “salva-debiti” devi rivolgerti a un organo competente: un OCC competente per zona (Organismo di Composizione della Crisi).

L’OCC è un organismo indipendente ed estraneo alle parti, autorizzato dalla Camera di Commercio a ricevere le istanze di adesione della procedura.

Una volta che ti sei rivolto a un OCC, dopo aver esaminato il tuo caso, nomina un Gestore della crisi, di solito un Commercialista che ti seguirà durante tutto l’iter.

Legge Salva Debiti: cos’è e come funziona?

Non riesci a pagare i debiti che hai contratto e non sai proprio come fare? Grazie alla Legge salva debiti o alla Legge salva suicidi (Legge 3/2012) puoi ottenere una sentenza del tribunale per bloccare i pignoramenti a tuo carico e aderire a un piano di stralcio e pagamento dei debiti residui.

In buona sostanza, se non riesci a pagare i debiti puoi chiedere l’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni.

Il Tribunale stralcia i tuoi debiti e omologa un piano di rimborso rateale. Il tutto avviene tramite l’oculato monitoraggio e sotto la diretta sorveglianza del Tribunale.

Grazie all’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni i tuoi creditori si sentono più sicuri dei pagamenti.

Anche te imprenditore potrai stare più tranquillo e potrai contare sul Tribunale, che sarà propenso ad ascoltarti e farà di tutto per venire incontro alle tue difficoltà.

Inoltre, grazie alla Legge Salva Debiti potrai beneficiare della sospensione di tutte le procedure esecutive a tuo carico (pignoramenti, espropriazioni, decreti ingiuntivi…).

Questo ti permetterà di tirare un tiro di sollievo dato che l’esecuzione verrà sospesa.

Inoltre, potrai chiedere la liquidazione dei beni immobili per soddisfare i creditori con il ricavato.

Non riesco a pagare i debiti verso Equitalia: cosa posso fare?

Rientrano nelle obbligazioni sanabili con la legge salva suicidi, anche quelle verso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione Equitalia, che oggi ha sostituito Equitalia, la quale è stata abolita e sciolta definitivamente.

L’AdE- Riscossione è quindi l’ente preposto ed autorizzato a riscuotere tasse, imposte e inviare cartelle esattoriali.

Pertanto, se ci si trova in una situazione di particolare crisi, se non si riesce più a fare fronte ai debiti ed al pagamento delle imposte, è possibile contattare un OCC competente e chiedere un consulto di fattibilità di adesione al piano salva debiti.

Cosa fare in caso di mancato pagamento di Irpef, Iva, Irap e imposte varie?

Devi sapere che utilizzando lo strumento del ravvedimento operoso si può rimediare spontaneamente al mancato versamento delle imposte, beneficiando di una riduzione delle sanzioni applicabili e versando degli interessi al tasso legale a seconda del tempo di versamento (ravvedimento sprint, breve, intermedio, lungo e ultrannuale).

Il ravvedimento operoso ha la finalità di incentivare lo spontaneo adempimento dei doveri fiscali (c.d. “compliance”), consentendo al contribuente/debitore di sanare la propria posizione eseguendo pagamenti omessi o eseguiti in misura insufficiente o dichiarando redditi ulteriori rispetto a quelli già dichiarati o assolvendo ad altri adempimenti che avrebbero dovuto essere effettuati precedentemente.

La disciplina del ravvedimento operoso è contenuta nell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, ma recentemente il D.L. 34/2019 (c.d. “Decreto crescita“), convertito in L. 58/2019, ha introdotto un nuovo art. 13-bis che ammette esplicitamente la possibilità di un ravvedimento parziale o frazionato.

Si ricorda che il ravvedimento si perfeziona con il contestuale pagamento del tributo eventualmente omesso o versato in misura insufficiente, della sanzione ridotta e degli interessi di mora calcolati al tasso legale annuo.

Cosa succede se non pago neanche con il ravvedimento operoso? L’Agenzia delle Entrate procederà ad inviare l’avviso bonario applicando la sanzione del 10% e i relativi interessi legali.

L’avviso bonario, va pagato integralmente oppure se rateizzato, va pagata la prima rata entro 30 giorni dalla ricezione dello stesso.

Nel caso in cui l’avviso bonario giunga all’intermediario, va pagato entro 90 giorni da quando è stato ricevuto sulla piattaforma Entratel.

L’avviso bonario può essere rateizzato per importi fino a € 5.000 euro sino ad otto rate trimestrali, per importi superiori a cinquemila euro il numero massimo è di 20 rate trimestrali.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o se vuoi richiedere una Consulenza Professionale personalizzata contattami.

Ti aspetto!

Angelo Calò.

Bilancio d’esercizio: cos’è, come si legge e quali sono i dati importanti da tenere sotto controllo

bilancio aziendale

Numeri, numeri e numeri, quando si ha a che fare con un’attività di business è davvero importante saper leggere attentamente il bilancio d’esercizio e monitorare l’andamento dei dati contabili più importanti.

Il bilancio d’esercizio non è altro che la “bussola”, il documento che riassume le attività aziendali relative ad un anno.

Il periodo in questione è l’anno fiscale, detto anche esercizio e corrisponde per convenzione ad un anno solare, cioè va dal mese di gennaio al mese di dicembre.

Il Bilancio d’esercizio ha lo scopo di assolvere a una serie di funzioni: tenere sotto costante monitoraggio le performances economico-finanziarie e consentire il calcolo delle imposte che l’impresa deve pagare e versare alle casse dello Stato.

Il bilancio d’esercizio è costituito da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa, Rendiconto Finanziario: a stabilirlo è lo stesso articolo 2423 del Codice civile.

Fino ai bilanci relativi all’esercizio 2015 il Rendiconto Finanziario non era un documento obbligatorio e il bilancio d’esercizio si componeva solamente di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa.

Scopriamo in questa guida cos’è, come si legge e quali sono i dati più importanti da tenere sotto controllo.

Bilancio d’esercizio: da quali prospetti si compone?

Nel corso dell’esercizio ogni impresa accumula dati e informazioni attraverso le registrazioni contabili di acquisti, vendite, dipendenti, banche etc..

Tutti questi dati vengono riepilogati nei prospetti del Bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario.

Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale pone in evidenza la situazione patrimoniale dell’impresa alla data del bilancio.

Esso rappresenta una sorta di fotografia del capitale di funzionamento dell’azienda a fine esercizio: esso è il capitale netto che prende anche il nome di capitale di funzionamento poiché si tratta del capitale riferito ad un’azienda in funzionamento.

Per determinare l’entità del capitale di funzionamento, la valutazione degli elementi attivi e passivi del capitale viene fatta al termine di ciascun anno.

Pertanto, lo Stato Patrimoniale mette in evidenza la composizione e l’entità del patrimonio aziendale: i beni che compongono il capitale dell’impresa e le fonti finanziarie, delle quali si avvale l’impresa.

Conto Economico

Conto Economico è il documento che mette in evidenza la situazione economica dell’azienda e il risultato economico conseguito nell’arco dell’esercizio considerato.

Il Conto Economico mette in evidenza i componenti positivi e negativi reddituali di competenza del periodo che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio (utile/perdita d’esercizio).

Il reddito d’esercizio è il reddito conseguito dall’impresa nell’arco dei 12 mesi di attività.

Il reddito d’esercizio è dato dalla differenza tra il capitale netto esistente alla fine dell’esercizio e il capitale netto esistente all’inizio dell’esercizio (procedimento sintetico).

Il reddito d’esercizio può essere calcolato anche ricorrendo al procedimento analitico: differenza tra i ricavi di competenza economica dell’esercizio e i costi di competenza economica dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio che scaturisce dalla redazione del Conto Economico è un valore economico che nasce da un processo di valutazione.

Essendo frutto di una valutazione, la sua entità è sempre in una certa misura soggettiva.

Nota Integrativa

La Nota integrativa è una parte integrante del bilancio d’esercizio e serve a fornire una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle desumibili dagli altri documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

La Nota Integrativa consente di motivare le scelte fatte dagli amministratori, in relazione ai criteri di valutazione adottati nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico.

Oltre agli obblighi informativi richiesti dall’art. 2427 del Codice Civile, la nota integrativa deve fornire delle informazioni subordinate: modifica dei criteri di valutazione articolo 423 bis comma 6 del c.c.; valutazione delle partecipazioni articolo 2426 comma 3 e comma 4 del c.c.; modifiche del piano di ammortamento articolo 2426 comma 2 del c.c.; valutazione delle rimanenze art. 2426 comma 9,10,11 del c.c.; etc.

Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario spetta il compito di illustrare la situazione finanziaria dell’impresa.

Anche se alcune informazioni sono desumibili anche dallo Stato Patrimoniale, le notizie contenute nel Rendiconto Finanziario sono più ampie.

Questo documento pone in evidenza la politica di finanziamento seguita dall’impresa nell’arco dell’esercizio, la politica degli investimenti, ovvero, come le risorse finanziarie sono state investite e le aree gestionali che hanno assorbito risorse finanziarie e quelle che hanno prodotto un incremento di tali assets.

Bilancio d’esercizio: quali sono i benefici?

Il bilancio d’esercizio è come una sorta di “pagella” aziendale che si redige a fine anno.

Il Bilancio permette di misurare i risultati dell’azienda e aiuta gli imprenditori ed i manager a valutare gli altri attori del mercato.

Saper leggere il Bilancio Aziendale consente all’imprenditore di confrontare la performance aziendale con quella delle imprese concorrenti.

Il Bilancio Aziendale è anche il documento che gli stakeholders (i fornitori, le banche, i clienti, i distributori ecc.) usano per valutare il tuo operato.

Bilancio d’esercizio: come si legge?

Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa sono redatti per assolvere adempimenti di carattere fiscale e tributario.

I Bilanci sono documenti difficili da comprendere in quanto sono redatti in un linguaggio tecnico, pertanto, come puoi risolvere questo problema?

Per riuscire a interpretare il Bilancio d’esercizio basta fare un’operazione chiamata Riclassificazione del Bilancio: ciò consente di capire la performance d’azienda anche a chi ha poca dimestichezza con la contabilità.

Basta preparare un file Excel con tutti gli indicatori reddituali, di liquidità, di solidità patrimoniale.

Dalla lettura del Bilancio e degli indicatori è possibile ricavare informazioni di importanza vitale.

Ti aiutano a osservare e analizzare le differenze da un anno all’altro, a comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento e a confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni? Richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

Sono dipendente posso aprire Partita IVA?

Sei assunto con un contratto di lavoro dipendente ma hai una seconda entrata monetaria derivante dallo svolgimento di un’attività professionale autonoma: devi aprire Partita IVA?

Ad esempio sei un docente assunto con contratto di lavoro subordinato, lavori a scuola al mattino e al pomeriggio dai ripetizioni ai ragazzi o vendi corsi online.

In tempi di crisi occupazionale, di riduzione degli stipendi e del monte ore di lavoro, la maggior parte dei dipendenti assunti a contratto indeterminato o determinato deve trovare un escamotage per assicurarsi in reddito extra.

Sorge un dubbio a tale riguardo: si può aprire Partita IVA? Nonostante l’errata convinzione, essere lavoratore dipendente non è incompatibile con lo svolgimento di una contemporanea attività di lavoro da freelancer.

Pertanto, anche i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato possono permettersi di aprire la Partita IVA.

Tuttavia, bisogna prestare massima attenzione in quanto nel settore pubblico è probabile che viga il principio di esclusività del rapporto.

Scopriamo in questa guida quando è possibile aprire Partita, anche nei casi in cui si sia assunti con contratto di lavoro subordinato.

1. Aprire Partita IVA: è possibile anche se sono dipendente?

Chiariamo subito il dubbio: è possibile percepire una busta paga dal datore di lavoro e, contemporaneamente, introitare altri redditi derivanti da lavoro autonomo.

La scelta di avere un doppio reddito, da dipendente e da autonomo, può essere dettata dalla possibilità di guadagnare un extra profitto e dalla volontà di migliorare la propria condizione economica.

Negli ultimi tempi è incrementato il numero delle Partite IVA, in particolare di coloro che già percepiscono uno stipendio da lavoro dipendente.

Ma i dubbi in effetti non sono pochi, specie se si è dipendenti del settore pubblico.

1.1 Dipendente privato

Un dipendente privato può aprire partita IVA e lavorare anche come libero professionista, freelancer, start upper senza problemi di compatibilità, pur mantenendo in essere il proprio lavoro da dipendente, a patto che non vi sia concorrenza con il datore di lavoro.

Pertanto, se non vi è esplicito divieto, non ci sono problemi di coesistenza tra le due attività (di lavoro da dipendente e da autonomo).

Per non incorrere in problematiche con il datore di lavoro, non vige alcun obbligo di comunicazione al datore di lavoro, ma è meglio informare l’azienda della doppia attività svolta.

Lo stesso articolo 2105 Codice Civile prevede l’obbligo del lavoratore di non divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa e di non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore.

Violare l’obbligo di fedeltà costituisce un inadempimento contrattuale e, nella maggior parte dei casi, integra la giusta causa di licenziamento, oltre ad essere tenuto al risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro (cfr. Cass. n. 6473/1993).

1.2 Dipendente pubblico e Partita IVA

Veniamo all’annosa questione dell’apertura della Partita IVA da parte dei dipendenti pubblici.

Per prima cosa, è necessario verificare se le regole generali autorizzano l’apertura della partita IVA.

Una volta ottenuto il “permesso”, è necessario controllare se nel regolamento dell’Ente locale ci sia qualche impedimento.

Una volta che ti sei accertato che puoi aprire la Partita IVA con tranquillità senza rischiare nulla, rivolgiti ad un Commercialista di fiducia e segui gli step necessari per non sbagliare.

In linea generale, il dipendente del settore pubblico se lavora full time è tenuto a prestare la propria attività esclusivamente verso il proprio Ente.

Pertanto, non è sempre facile avviare un’attività imprenditoriale o professionale contemporaneamente all’impiego pubblico.

In questi casi, il lavoratore pubblico a tempo pieno può emettere una notula a prestazione occasionale con ritenuta d’acconto.

La prestazione deve essere occasionale, non superare i 30 giorni, non deve esserci nessun conflitto d’interessi, non deve interferire con il lavoro da dipendente e deve essere svolta al di fuori dell’orario di lavoro.

Per i dipendenti del settore pubblico assunti a tempo parziale la situazione è ben diversa.

Per coloro che hanno un orario di lavoro inferiore al 50% di quello a tempo pieno, il principio di esclusività non vige.

Pertanto, è possibile tranquillamente aprire la Partita IVA, ma prima assicurati di leggere attentamente il regolamento dell’ente pubblico per cui lavori e verificare che non ci siano divieti.

In sintesi, chi ha orari di lavoro a tempo pieno può soltanto svolgere collaborazioni occasionali.

Mentre chi lavora con contratto part-time (inferiore al 50%) può valutare tranquillamente l’apertura della partita IVA.

In tutti i casi, comunque sia, ti consiglio di farti dare un’autorizzazione scritta dall’Ente locale per cui lavori.

2. Partita IVA e lavoro dipendente: contributi previdenziali INPS

Se un lavoratore dipendente a tempo indeterminato full time decide di avviare un’attività imprenditoriale e di aprire Partita IVA, non è necessaria l’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS né il versamento di ulteriori contributi.

Una volta avviata l’attività imprenditoriale, l’Istituto di Previdenza invierà al lavoratore una comunicazione in merito all’iscrizione alla Gestione commercianti.

Il soggetto interessato dovrà spiegare le ragioni che prevedono la cancellazione dell’iscrizione e provare l’esistenza del rapporto di lavoro dipendente, allegando una copia dell’ultima busta paga percepita.

In caso di contratto di lavoro a tempo determinato si deve necessariamente valutare se il periodo trascorso come lavoratore dipendente può essere considerato prevalente rispetto all’attività commerciale esercitata.

3. Aprire Partita IVA: quale regime fiscale scegliere?

Una volta compreso che puoi tranquillamente aprire la Partita IVA, dovrai seguire tutti gli step necessari: compilare ad hoc tutta la documentazione scaricabile dall’Agenzia delle Entrate, comunicare il Codice ATECO corretto e scegliere il regime fiscale a te più conveniente.

Oltre al regime ordinario, assai più oneroso e con più adempimenti da assolvere, potrai optare per il Regime Forfettario.

Dal primo gennaio 2019 è possibile aderire al Forfettario se non si superano i 65.000 euro annuali. Fino al 2018 non era affatto così, i limiti di ricavi annuali che non dovevano essere superati erano compresi tra 25.000 Euro e 50.000 Euro.

 

Per maggiori informazioni e per ricevere una Consulenza personalizzata in merito all’apertura della Partita IVA, contattami!

Ti aspetto,

Angelo Calò

Aprire Partita IVA 2019: Guida per il Libero Professionista

Quando aprire Partita IVA e come procedere senza sbagliare? Quali sono i costi da sostenere? Quale regime fiscale scegliere? Sono tantissimi i quesiti che si pongono i potenziali imprenditori e professionisti che ogni giorno decidono di avviare un’attività professionale autonoma.

Dalla ritenuta d’acconto alla Partita IVA

In un contesto economico come quello attuale, caratterizzato dalla difficoltà di trovare il posto fisso, molti giovani e over quarantenni si chiedono se convenga o meno lavorare con contratto di Partita IVA.

Potenziali imprenditori, start-upper, Freelancer e nomadi digitali hanno sempre molti dubbi riguardo la possibilità di aprire Partita IVA.

Se inizialmente si può lavorare con emissione della notula con ritenuta d’acconto, con l’incremento del giro d’affari e del numero di clienti, si deve necessariamente aprire la Partita IVA.

Anche perché la ritenuta d’acconto presenta un grande limite: non è un vero e proprio regime fiscale.

Lavorare con la ritenuta d’acconto è possibile, ma non bisogna superare determinati limiti:

  • la collaborazione instaurata non deve essere superiore a 30 giorni per ogni datore di lavoro. Deve trattarsi di una collaborazione occasionale non continuativa,
  • non bisogna eccedere i 5.000€ di guadagno annuo.

Pertanto, se prevedi di rendere continuativa la tua attività economica e professionale dovrai necessariamente valutare l’iter per procedere con l’apertura della Partita IVA.

Anche se può sembrare un passo importante e rischioso, che comporta tanti adempimenti burocratici e fiscali, aprire la Partita IVA è veloce e senza costi.

Aprire la Partita IVA: come fare?

Come già anticipato aprire la Partita IVA è semplice e non comporta il sostenimento di costi esosi, anzi è assolutamente gratuito.

La Partita IVA si compone di 11 numeri: i primi 7 consentono di identificare il contribuente, i 3 successivi identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo espleta una funzione di controllo.

Per procedere con l’apertura della Partita IVA è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività.

Basta scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate apposita modulistica preposta ad hoc: modello AA7/7 (società) e modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi).

Ci sono diverse modalità attraverso le quali è possibile presentare i modelli:

  • invio per via telematica, tramite il software scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate,
  • consegna presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento,
  • invio con raccomandata con ricevuta di ritorno e in allegato fotocopia del documento di riconoscimento,
  • affidarsi ad un professionista abilitato (Commercialista) che ti segue in ogni step.

Aprire Partita IVA 2019: Codice ATECO

Quando si apre una Partita IVA, è necessario scegliere il codice ATECO che si riferisce all’attività svolta. Per svolgere due diverse attività non è necessario aprire due Partite IVA, ma occorre comunicare un secondo Codice ATECO e richiedere eventualmente tutte le autorizzazioni previste per la seconda attività.

Poi, si deve scegliere anche il tipo di regime fiscale: contabilità ordinaria, semplificata o regime forfettario.

Aprire Partita IVA 2019, Regime fiscale: quale scegliere?

Attualmente si può optare per il regime ordinario, semplificato o il regime forfettario.

Aprire Partita IVA 2019: Regime ordinario

Il primo è indicato per chi guadagna abbastanza al fine di affrontare comodamente tutte le spese di gestione. Infatti, non si deve assolutamente sottovalutare l’onerosità derivante dal pagamento delle imposte Irpef e Irap, calcolate sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.

Le tasse vengono pagate secondo i seguenti scaglioni IRPEF:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per i redditi che vanno da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per i redditi compresi tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per i redditi tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per i redditi che eccedono i 75.000 euro.

Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, deve versare una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno. A queste voci di costo si devono aggiungere i contributi previdenziali (obbligatori) e il costo del Commercialista.

Con il regime ordinario si è soggetti a IVA e ISA (Indici sintetici di affidabilità).

Le Partite IVA Ordinarie possono dedurre i costi relativi all’attività, assumere dipendenti o collaboratori senza che si hanno limiti per i ricavi.

Aprire Partita IVA 2019: Regime Forfettario

In alternativa a questo regime fiscale puoi optare per il convenientissimo regime forfettario, un regime agevolato, la migliore soluzione per i professionisti e gli start-upper che guadagnano meno di 65.000 euro all’anno.

Questo è l’unico requisito revisionato dalla Legge di Bilancio 2019: il limite di fatturato annuo per il regime forfettario è fisso qualunque sia il codice ATECO comunicato.

A differenza del regime semplificato, le partite IVA Forfettarie non possono dedurre alcun tipo di spesa.

Sul reddito imponibile si paga una percentuale del fatturato definita da un “coefficiente di redditività”: l’aliquota unica è pari al 15% o al 5% (per i primi 5 anni di attività).

Il  metodo corretto per determinare il reddito della tua impresa nel Regime forfettario sarà dato:

(Incassi x Coefficiente di redditività) – Contributi Previdenziali = Reddito imponibile netto

Sul reddito imponibile netto si applicherà l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% (nel caso di nuova attività).

Ti mostro un esempio:

Supponiamo che tu abbia incassato dai tuoi clienti € 15.000,00 e che il coefficiente di redditività per la tua impresa fosse pari al 78%. (Ti ricordo che questo coefficiente è stabilito dall’amministrazione finanziaria in base al codice ateco della tua attività).

E ipotizziamo anche che tu abbia versato € 3.000,00 di contributi previdenziali.

Il tuo reddito d’impresa sarà calcolato in questo modo:

€ 15.000,00 x 78% = € 11.700

€ 11.700 – € 3.000,00 (contributi versati) =  € 8.700,00 (Reddito imponibile netto)

Applicherai l’imposta sostitutiva del 15% (nel caso l’attività fosse preesistente)

€ 8.700,00 x 15% = € 1.305,00 (somma che dovrai versare).

Tra gli altri vantaggi derivanti dalla scelta del Regime Forfettario si ricordano: esonero della fattura elettronica; riduzione del 35% dei contributi INPS; esenzione dell’obbligo degli adempimenti, delle comunicazioni e del versamento IVA; applicazione di un’unica aliquota al 15% per le attività esistenti già nel 2018 con ricavi non superiori a € 65.000; aliquota al 5% per le nuove attività sino a € 65.000 di ricavi nel 2019.

Non possono aderire al Forfettario:

  • i soggetti non residenti Italia, ad eccezione di coloro che risiedono nell’UE e producono in Italia almeno il 75% del reddito
  • i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva
  • i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, imprese familiari, associazioni professionali o che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione,
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono o erano in corso rapporti di lavoro
  • i soggetti che effettuano operazioni di cessione di fabbricati o di terreni edificabili.

Aprire Partita IVA: iscrizione all’INPS

Ultima tappa è recarsi all’INPS, dove aprire la propria posizione previdenziale. Per registrare una ditta individuale è necessario iscrivere l’impresa alla Camera di Commercio e comunicare al Comune l’avvio della propria attività.

Non dimentichiamo che in Italia è obbligatorio iscriversi ad una cassa previdenziale (INPS, Inarcassa, Enasarco, ecc.) e procedere al versamento dei contributi previdenziali.

Per i nomadi digitali ed i freelancer senza cassa (copywriter, social media manager, traduttori, fotografi freelancer, etc.) è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata che, contrariamente alla Gestione Commercianti o Artigiani, non presenta alcuna quota di contribuzione fissa da dover garantire.

Per maggiori informazioni o per ricevere una Consulenza professionale personalizzata contattami e scopri cosa posso fare per te.

Ti aspetto!

Angelo Calò