Commercialista Dr. Angelo Calò

Nuovo decreto “Cura Italia”

Finalmente il giorno 16 marzo 2020 è stato emesso il nuovo decreto-legge riguardante aziende e privati, ciò include le misure di tutela in questo periodo di emergenza a causa del Coronavirus.

In molti lo stavano attendendo e oggi cercheremo di spiegarlo in sintesi.

Se interessati è disponibile sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.70 pubblicato il 17.03.2020.

Ora, vediamo insieme le principali misure che verranno attuate.

Autorizzazione per la produzione di mascherine chirurgiche

Al fine di garantire la disponibilità a tutti di mascherine per la tutela personale è stata data l’autorizzazione di produrre, mettere in commercio e importare mascherine chirurgiche purché siano conformi e rispettino gli standard di sicurezza.

Norme per la tutela dei lavoratori

Per coloro che sono tenuti a svolgere un lavoro indispensabile nonostante le restrizioni a causa dell’emergenza sono tenuti a tutelarsi utilizzando mascherine, come protezione personale, anche se prive del marchio CE.

Cassa Integrazione

A causa dell’emergenza tutte le aziende che si trovano in difficolta possono avvalersi degli ammortizzatori sociali in relazione a tre linee disposte:

  1. Fondo di integrazione salariale rafforzato: valido per tutte quelle aziende che hanno più di 5 dipendenti.
  2. Cassa di integrazione in deroga: per chi non ha più di 5 dipendenti al suo interno. Ciò significa che ciascuna regione e provincia può rendere disponibile una cassa  d’integrazione per chi non può usufruire delle altre norme qui presenti.
  3. cassa integrazione ordinaria oltre i limiti di legge: valida anche per le aziende che stanno usufruendo di trattamenti integrativi straordinari. Vale a dire che si potrà fare richiesta per l’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” per tutto il periodo che va dal 23 febbraio 2020 al mese di agosto 2020 anche per coloro che non hanno raggiunto i 90 giorni di anzianità aziendale.

Il periodo per accedere è pari a 9 settimane vale. Le risorse messe a disposizione per tale esigenza corrispondono a circa 4,5 miliardi di euro.

Congedi familiari

A causa dell’emergenza e la conseguente chiusura delle scuole è stato reso disponibile dal 5 marzo del 2020 un congedo parentale di 15 giorni per chi ha bambini entro i 12 anni.

Quanto emesso ha valore per :

  • lavoratori pubblici o privati con un indennità pari al 50% della retribuzione.
  • coloro che risultano iscritti alla Gestione Separata INPS con indennità pari al 50% del reddito per ogni giorno rapportandolo per l’intero anno solare al fine di determinare l’indennità di maternità;
  • lavoratori autonomi iscritti all’INPS i quali riceveranno un indennità pari al 50% della retribuzione disposta in modo convenzionale  per l’anno 2020.

Tali agevolazioni vengono prolungate per tutti il periodo di emergenza Coronavirus e risulta valido anche per figli disabili che hanno un’età maggiore dei 12 anni. Per i lavoratori dipendenti con figli di età tra i 12 e i 16 anni possono decidere di astenersi dal lavoro con il diritto di mantenere il proprio posto di lavoro.

Baby Sitter per dipendenti del pubblico, sanitario e privato.

Per le seguenti categorie:

  • tecnici di laboratorio;
  • tecnici di radiologia;
  • medici;
  • infermieri.

Possono usufruire del bonus Baby Sitter del valore massimo di 1000 euro. Le assenze dei lavoratori dipendenti pubblici equivarranno al ricovero ospedaliero.

Per tutti gli altri l’importo massimo erogato sarà di 600 euro.

Permessi legge 104.

Sono previste ulteriori 12 giornate di permesso oltre quelle già spettanti per legge da utilizzare nel periodo che va da marzo ad aprile 2020. Per ciò sono stati messi a disposizione 553,5 milioni di euro.

 

Settore privato: tutela quarantena.

Per i lavoratori del settore privato che non si recano al lavoro a causa della quarantena con sorveglianza attiva o presso il domicilio, tale periodo viene considerato malattia ai fini del trattamento economico.

Indennità lavoro autonomo e a termine

Per le seguenti categorie:

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago;
  • operatori agricoli a tempo determinato;
  • operatori iscritti Fondo pensioni dello spettacolo;
  • liberi professionisti iscritti alla gestione separata;
  • lavoratori stagionali del turismo.

si prevede un’indennità di 600 euro per il mese di marzo.

Le risorse messe a disposizione sono superiori ai 2 miliardi di euro.

 

Sospensioni contributi lavoro domestico

Sono sospesi i contributi che i datori di lavoro domestico sono tenuti a versare dal 23 febbraio al 31 maggio 2020, la rata in scadenza il 10 aprile potrà essere saldata il 10 giugno 2020 senza interessi.

 

Contributi INAIL per sicurezza delle imprese e sospensione licenziamenti collettivi.

Entro il 30 aprile 2020 saranno messi a disposizione 50 milioni di euro per supportare le imprese nell’acquisto di dispositivi di Protezione Individuale per i lavoratori .

 

Sostegno lavoratori danneggiati da COVID-19

Per un migliore sostegno al reddito di lavoratori dipendenti e autonomi è stato creato un “Fondo per il reddito di ultima istanza” di massimo 300 milioni di euro per il 2020 disponibile per cessata o sospesa attività lavorativa.

La mobilità e il licenziamento collettivo saranno sospesi per 60 giorni.

 

Fondo di garanzia per PMI

Dal 17 marzo 2020 per i successivi 9 mesi il fondo di garanzia per le PMI ha:

  • emesso un importo massimo per singola azienda pari a 5 milioni di euro;
  • garanzia diretta alzata all’80% e al 90% quella con controgaranzia;
  • allungamento della garanzia in modo automatico nel caso si richieda una sospensione del finanziamento.

 

Misure per la riduzione dei costi per le PMI.

Per prevenire l’aumento dei costi per le garanzie concesse dai confidi:

  • è possibile ottenere la riduzione dei contributi obbligatori ai fondi interconsortili;
  • annullamento delle norme vigenti per i contratti pubblici mantenendo quelle per le persone giuridiche di diritto privato.

 

Fondo Solidarietà mutui “Prima Casa”

Dal 17 marzo 2020 e per i successivi 9 mesi i benefici del Fondo sono estesi anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che, sono tenuti ad auto-certificare una riduzione del proprio fatturato superiore al 33% nell’ultimo trimestre a partire dal 21 febbraio 2020 come conseguenza dell’emergenza Coronavirus.

 

Sostegno finanziario alle piccole e medie imprese

Sarà possibile beneficiare della moratoria mediante richiesta alla banca o altro creditore per la richiesta, fatta in precedenza, di prestiti o linee di credito.

Inoltre la restituzione dei prestiti antecedenti al 30 settembre saranno rinviati oltre tale data.

Le imprese sono tenute ad auto-certificare la riduzione dell’attività lavorativa causa epidemia.

 

Mini proroga versamenti 16 marzo e versamenti dovuti

Il Decreto ha approvato una mini-proroga per i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni fino al 20/03/2020.

Inoltre sono sospesi i versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dal 2 Marzo 2020 al 30 Aprile 2020 che potranno essere corrisposti entro il 31 Maggio 2020 in un’unica rata o mediante 5 rate a partire dallo stesso mese.

L’IVA del mese di Marzo potrà essere versata entro il 30 Giugno 2020 per le seguenti categorie:

  • giardini zoologici e parchi tematici;
  • associazioni sportive;
  • turismo;
  • musei e luoghi storici;
  • assistenza sociale per disabili e anziani;
  • servizi di trasporto;
  • noleggio attrezzature ricreative e sportive;
  • organizzazioni di utilità sociale non lucrative.

 

Agevolazioni per soggetti con compensi inferiori ai 400.000 euro

Per ricavi e compensi tra il 17 marzo e il 31 marzo 2020 non sono soggetti a ritenuta d’acconto se non vi sono state spese per lavoro dipendente mentre, negli altri casi, le ritenute potranno essere saldate entro i 31 maggio 2020 o in 5 rate a partire dallo stesso mese.

 

Credito imposta per spese santificazione e spese negozi

Per chi ha un’attività d’impresa viene concesso un credito d’imposta del 50% per le spese di sanificazione di strumenti e ambiente di lavoro per un massimo di 20.000 euro. Il budget messo a disposizione equivale a 50 milioni di Euro.

Per chi ha un’attività d’impresa potrà usufruire di un credito d’imposta del 60% per il pagamento del canone di locazione del mese di marzo.

 

Sospensione attività enti impositori

Sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 di qualsiasi attività da parte degli uffici di controllo, quindi :

  • riscossione;
  • accertamento;
  • contenzioso;
  • liquidazione;
  • controllo.

Oltre alla sospensione di tutti i versamenti in scadenza in tale periodo come:

  • accertamenti esecutivi;
  • avvisi di addebito;
  • cartelle di pagamento;
  • avvisi di accertamento.

I versamenti dovuti dovranno essere saldati in un’unica soluzione entro il 30 Giugno 2020 per tutti i contribuenti.

Per coloro che stanno usufruendo della rottamazione o del saldo e stralcio il versamento del 28 febbraio 2020 sarà posticipato al 31 Maggio 2020.

 

Rimborso soggiorni, biglietti musei e spettacoli.

Per ottenere il rimborso per viaggi o biglietti acquistati si dovrà presentare entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle restrizioni un’istanza di rimborso al venditore con allegato il titolo d’acquisto.

Entro 30 giorni il venditore sarà tenuto ad inviare un voucher di importo equivalente a titolo di rimborso.

 

Indennità collaboratori sportivi

Per tutti coloro che hanno rapporti di collaborazione presso attività sportive hanno diritto ad un’indennità di 600 euro. Per questo sono stati messi a disposizione 50 milioni di euro per il 2020.

 

In conclusione

Per concludere questo articolo, ho cercato di spiegarti in modo sintetico le principali novità in questo momento difficile in tutta l’Italia. Per qualsiasi dubbio o incertezza sono a tua completa disposizione. Puoi contattarmi qui

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA?

costi deducibili partita iva

Nonostante il carico fiscale che attanaglia le Partite IVA italiane, è bene ribadire che è possibile sfruttare al massimo le opportunità di deduzioni e di detrazioni fiscali offerte dalla normativa fiscale vigente.

Ma quali sono le differenze che intercorrono tra costo deducibile e indeducibile? Se apro una Partita IVA Forfettaria cosa posso scaricare? E le spese degli immobili ad uso promiscuo le posso scaricare? Sono tantissimi i dubbi che sorgono ad un aspirante freelancer o imprenditore che mira ad aprire la Partita IVA.

Aprire una Partita IVA significa ragionare sul costo che questa comporta, analizzando cosa un’impresa o un professionista può portare in deduzione (costo) e in detrazione (IVA).

Dopo aver fatto un po’ di chiarezza in merito alla differenza tra deduzioni e detrazioni analizziamo quali sono le principali spese che ogni Partita IVA può scaricare.

In questa guida mi riferirò al regime contabile ordinario, al regime semplificato ed al vecchio regime dei minimi ancora in vita fino a scadenza naturale.

Per le Partite IVA Forfettarie le considerazioni che espongo non troveranno validità.

Cosa scaricare con la mia Partita IVA: Differenza costo deducibile e indeducibile e detrazione fiscale

Si sente spesso parlare di deduzione e di detrazione fiscale, ma quali sono le differenze intercorrenti?

Per comprendere come funziona la deduzione dei costi e delle imposte da applicare ai compensi bisogna sottolineare che le imposte non gravano sempre e solo sugli incassi.

Per le Partite IVA ordinarie vige il principio della competenza: ciò implica che, a prescindere dall’effettivo incasso o pagamento, un ricavo o un costo viene imputato rispetto al periodo di effettiva maturazione.

L’Amministrazione fiscale consente ai contribuenti di beneficiare di sconti sulle imposte sui redditi, scalando dai redditi alcuni tipi di spese, che possono essere distinte in due categorie:

  • spese “detraibili”, che possono essere sottratte direttamente alle imposte da pagare, riducendone l’importo,
  • costi “deducibili”, ovvero le spese che possono essere sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare.

Tra le spese detraibili, ad esempio, rientrano quelle mediche relative a prestazioni mediche.

Tra le spese deducibili rientrano: il ricongiungimento dei contributi previdenziali, il riscatto degli anni di laurea e i contributi assistenziali e previdenziali.

E, i costi indeducibili, cosa sono? I costi indeducibili sono oneri che sostieni per l’espletamento della tua attività imprenditoriale e che l’Agenzia delle Entrate non consente di scaricare integralmente o parzialmente.

In ogni caso, la documentazione delle spese deducibili (e detraibili) è generalmente costituita dalle fatture, ricevute o quietanze rilasciate al contribuente da chi ha percepito le somme, con indicazione del suo numero di Partita IVA.

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA: Fattura con costi deducibili e indeducibili

È piuttosto comune il caso in cui un professionista titolare di Partita IVA fa inserire tutto in un conto le spese sostenute per acquistare del materiale utile per l’attività e dei beni che occorrono per la casa o per le spese personali.

Considerando che, in questi casi, la fattura è “mista”, cioè indica costi deducibili e indeducibili, è ovvio che insorgano non pochi dubbi in merito alla possibilità di utilizzare la fattura o la ricevuta fiscale per scaricare almeno i costi inerenti.

La presenza di spese che non riguardano l’attività di business non inibisce al titolare di Partita IVA di dedurre i costi inerenti l’attività professionale.

Si pensi, ad esempio, ad un avvocato che acquista i materiali di cancelleria utili per il suo studio legale, ma al contempo acquista uno zaino per il figlio in quarta elementare.

In questo caso, in fattura possono apparire dieci voci deducibili e una indeducibile.

Le voci inerenti possono essere regolarmente dedotte.

Viceversa, se in una ricevuta fiscale sono registrate tante voci indeducibili e una sola inerente, questa potrà essere computata in diminuzione del reddito.

Per quanto concerne la deducibilità parziale della fattura contenente anche costi non inerenti, lo stesso discorso vale anche per le imprese in contabilità ordinaria, come le SRL.

Facciamo un esempio per capire meglio: se l’amministratore di una SRL fa un acquisto per la famiglia, e decide di pagarlo con la carta di credito aziendale, la società risulta sua creditrice.

Pertanto, onde “inquinare” il bilancio con delle spese non inerenti l’attività societaria, è necessario rilevare, in contabilità, il sorgere del credito verso l’amministratore, come credito verso soci o verso terzi.

Spese scaricabili con la mia Partita IVA: le spese per gli immobili

Nel caso in cui un titolare di Partita IVA acquisti un immobile ad uso studio o ufficio compreso nelle categorie catastali destinate ad uso attività, il costo sarà interamente deducibile e la deducibilità si applicherà tramite quote di ammortamento annuali.

Diverso è il caso di utilizzo promiscuo di un bene immobile. Ammettiamo che il titolare di Partita IVA decida di destinare la propria casa all’attività professionale e, dunque, utilizzi qualche stanza dell’abitazione ad uso ufficio o studio, la deduzione si applicherà nella misura forfettaria del 50% delle spese sostenute per l’acquisto dell’immobile stesso.

Sono deducibili anche le spese sostenute per la manutenzione straordinaria dell’immobile, che contribuiscono all’aumento del valore del fabbricato.

Partita IVA: spese prodotti tecnologici sono scaricabili?

I prodotti tecnologici sono deducibili all’80%.

Partita IVA: spese di formazione professionale sono scaricabili?

Le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale, compresi master, convegni, dottorati, sono scaricabili al 50%.

Partita IVA: spese scaricabili alberghi, vitto e alloggio

Per quanto riguarda le spese relative ad alberghi, vitto e alloggio, si può dedurre il 75%.

Partita IVA: spese auto sono scaricabili?

Il Fisco prevede una chiara disciplina relativa alle auto e ai costi deducibili dai professionisti.

Le regole di deducibilità dei costi auto per imprese e professionisti, variano in funzione sia del tipo di veicolo che del suo utilizzo per l’esercizio dell’attività (art. 164 TUIR).

Per le autovetture non affidate a dipendenti, se ammettiamo un utilizzo promiscuo del mezzo, si deduce il 20% del costo e si detrae il 40% dell’IVA, anche su tutte le spese d’impiego.

Se ammettiamo un utilizzo esclusivo impresa/professione, si detrae il 100% dell’IVA.

Se vuoi avere maggiori delucidazioni o vuoi richiedermi una Consulenza Professionale Personalizzata contattami: https://angelocalo.com/contattami.

 

Non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?

La crisi economica attanaglia le tue poche entrate monetarie? I guadagni della tua attività sono calati e non riesci a pagare le imposte e i debiti? Ti sei mai chiesto cosa puoi fare?

Se sei un imprenditore o un titolare di Partita IVA e non riesci ad adempiere al pagamento delle imposte immagino che ti assilla un quesito: “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”.

Devi sapere che se ti trovi in una situazione di grave difficoltà, sei oberato dai troppi debiti e non trovi una via d’uscita, il Legislatore ha pensato a una misura per aiutarti a ripianare le difficoltà: la legge salva suicidi o la legge salva debiti.

In questa guida troverai una valida risposta al tuo dubbio “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”. Scopriamo cos’è la legge salva debiti, come funziona, a chi rivolgersi, quali sono i requisiti per accedere alla procedura e come aderire se hai cartelle esattoriali insolute verso Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Ti senti pronto per iniziare? Bene, allora procediamo.

Legge Salva Debiti: quali sono i requisiti?

Prima di capire cosa puoi fare se non riesci a pagare i debiti e le imposte, è bene comprendere quali sono i requisiti necessari per poter beneficiare della Legge Salva debiti o Legge Salva Suicidi.

Oltre che i privati senza Partita IVA, anche gli imprenditori, le ditte individuali, i liberi professionisti e le piccole società possono accedere alla procedura “salva debiti” per ogni tipologia di obbligazione: dalle cartelle Equitalia fino al finanziamento/mutuo che non si riesce a pagare

Puoi accedere alla procedura “salva debiti” se ti trovi in questa situazione:

  • incapacità perpetua di adempiere alle tue obbligazioni,
  • eccessivo sbilanciamento tra i debiti contratti e le entrate monetarie necessarie per estinguerli.

Non riesco a pagare i debiti: a chi posso rivolgermi?

Se sei in possesso dei requisiti menzionati e non riesci più a dormire perché sei oberato da troppi debiti, per attivare la procedura “salva-debiti” devi rivolgerti a un organo competente: un OCC competente per zona (Organismo di Composizione della Crisi).

L’OCC è un organismo indipendente ed estraneo alle parti, autorizzato dalla Camera di Commercio a ricevere le istanze di adesione della procedura.

Una volta che ti sei rivolto a un OCC, dopo aver esaminato il tuo caso, nomina un Gestore della crisi, di solito un Commercialista che ti seguirà durante tutto l’iter.

Legge Salva Debiti: cos’è e come funziona?

Non riesci a pagare i debiti che hai contratto e non sai proprio come fare? Grazie alla Legge salva debiti o alla Legge salva suicidi (Legge 3/2012) puoi ottenere una sentenza del tribunale per bloccare i pignoramenti a tuo carico e aderire a un piano di stralcio e pagamento dei debiti residui.

In buona sostanza, se non riesci a pagare i debiti puoi chiedere l’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni.

Il Tribunale stralcia i tuoi debiti e omologa un piano di rimborso rateale. Il tutto avviene tramite l’oculato monitoraggio e sotto la diretta sorveglianza del Tribunale.

Grazie all’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni i tuoi creditori si sentono più sicuri dei pagamenti.

Anche te imprenditore potrai stare più tranquillo e potrai contare sul Tribunale, che sarà propenso ad ascoltarti e farà di tutto per venire incontro alle tue difficoltà.

Inoltre, grazie alla Legge Salva Debiti potrai beneficiare della sospensione di tutte le procedure esecutive a tuo carico (pignoramenti, espropriazioni, decreti ingiuntivi…).

Questo ti permetterà di tirare un tiro di sollievo dato che l’esecuzione verrà sospesa.

Inoltre, potrai chiedere la liquidazione dei beni immobili per soddisfare i creditori con il ricavato.

Non riesco a pagare i debiti verso Equitalia: cosa posso fare?

Rientrano nelle obbligazioni sanabili con la legge salva suicidi, anche quelle verso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione Equitalia, che oggi ha sostituito Equitalia, la quale è stata abolita e sciolta definitivamente.

L’AdE- Riscossione è quindi l’ente preposto ed autorizzato a riscuotere tasse, imposte e inviare cartelle esattoriali.

Pertanto, se ci si trova in una situazione di particolare crisi, se non si riesce più a fare fronte ai debiti ed al pagamento delle imposte, è possibile contattare un OCC competente e chiedere un consulto di fattibilità di adesione al piano salva debiti.

Cosa fare in caso di mancato pagamento di Irpef, Iva, Irap e imposte varie?

Devi sapere che utilizzando lo strumento del ravvedimento operoso si può rimediare spontaneamente al mancato versamento delle imposte, beneficiando di una riduzione delle sanzioni applicabili e versando degli interessi al tasso legale a seconda del tempo di versamento (ravvedimento sprint, breve, intermedio, lungo e ultrannuale).

Il ravvedimento operoso ha la finalità di incentivare lo spontaneo adempimento dei doveri fiscali (c.d. “compliance”), consentendo al contribuente/debitore di sanare la propria posizione eseguendo pagamenti omessi o eseguiti in misura insufficiente o dichiarando redditi ulteriori rispetto a quelli già dichiarati o assolvendo ad altri adempimenti che avrebbero dovuto essere effettuati precedentemente.

La disciplina del ravvedimento operoso è contenuta nell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, ma recentemente il D.L. 34/2019 (c.d. “Decreto crescita“), convertito in L. 58/2019, ha introdotto un nuovo art. 13-bis che ammette esplicitamente la possibilità di un ravvedimento parziale o frazionato.

Si ricorda che il ravvedimento si perfeziona con il contestuale pagamento del tributo eventualmente omesso o versato in misura insufficiente, della sanzione ridotta e degli interessi di mora calcolati al tasso legale annuo.

Cosa succede se non pago neanche con il ravvedimento operoso? L’Agenzia delle Entrate procederà ad inviare l’avviso bonario applicando la sanzione del 10% e i relativi interessi legali.

L’avviso bonario, va pagato integralmente oppure se rateizzato, va pagata la prima rata entro 30 giorni dalla ricezione dello stesso.

Nel caso in cui l’avviso bonario giunga all’intermediario, va pagato entro 90 giorni da quando è stato ricevuto sulla piattaforma Entratel.

L’avviso bonario può essere rateizzato per importi fino a € 5.000 euro sino ad otto rate trimestrali, per importi superiori a cinquemila euro il numero massimo è di 20 rate trimestrali.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o se vuoi richiedere una Consulenza Professionale personalizzata contattami.

Ti aspetto!

Angelo Calò.

Bilancio d’esercizio: cos’è, come si legge e quali sono i dati importanti da tenere sotto controllo

bilancio aziendale

Numeri, numeri e numeri, quando si ha a che fare con un’attività di business è davvero importante saper leggere attentamente il bilancio d’esercizio e monitorare l’andamento dei dati contabili più importanti.

Il bilancio d’esercizio non è altro che la “bussola”, il documento che riassume le attività aziendali relative ad un anno.

Il periodo in questione è l’anno fiscale, detto anche esercizio e corrisponde per convenzione ad un anno solare, cioè va dal mese di gennaio al mese di dicembre.

Il Bilancio d’esercizio ha lo scopo di assolvere a una serie di funzioni: tenere sotto costante monitoraggio le performances economico-finanziarie e consentire il calcolo delle imposte che l’impresa deve pagare e versare alle casse dello Stato.

Il bilancio d’esercizio è costituito da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa, Rendiconto Finanziario: a stabilirlo è lo stesso articolo 2423 del Codice civile.

Fino ai bilanci relativi all’esercizio 2015 il Rendiconto Finanziario non era un documento obbligatorio e il bilancio d’esercizio si componeva solamente di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa.

Scopriamo in questa guida cos’è, come si legge e quali sono i dati più importanti da tenere sotto controllo.

Bilancio d’esercizio: da quali prospetti si compone?

Nel corso dell’esercizio ogni impresa accumula dati e informazioni attraverso le registrazioni contabili di acquisti, vendite, dipendenti, banche etc..

Tutti questi dati vengono riepilogati nei prospetti del Bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario.

Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale pone in evidenza la situazione patrimoniale dell’impresa alla data del bilancio.

Esso rappresenta una sorta di fotografia del capitale di funzionamento dell’azienda a fine esercizio: esso è il capitale netto che prende anche il nome di capitale di funzionamento poiché si tratta del capitale riferito ad un’azienda in funzionamento.

Per determinare l’entità del capitale di funzionamento, la valutazione degli elementi attivi e passivi del capitale viene fatta al termine di ciascun anno.

Pertanto, lo Stato Patrimoniale mette in evidenza la composizione e l’entità del patrimonio aziendale: i beni che compongono il capitale dell’impresa e le fonti finanziarie, delle quali si avvale l’impresa.

Conto Economico

Conto Economico è il documento che mette in evidenza la situazione economica dell’azienda e il risultato economico conseguito nell’arco dell’esercizio considerato.

Il Conto Economico mette in evidenza i componenti positivi e negativi reddituali di competenza del periodo che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio (utile/perdita d’esercizio).

Il reddito d’esercizio è il reddito conseguito dall’impresa nell’arco dei 12 mesi di attività.

Il reddito d’esercizio è dato dalla differenza tra il capitale netto esistente alla fine dell’esercizio e il capitale netto esistente all’inizio dell’esercizio (procedimento sintetico).

Il reddito d’esercizio può essere calcolato anche ricorrendo al procedimento analitico: differenza tra i ricavi di competenza economica dell’esercizio e i costi di competenza economica dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio che scaturisce dalla redazione del Conto Economico è un valore economico che nasce da un processo di valutazione.

Essendo frutto di una valutazione, la sua entità è sempre in una certa misura soggettiva.

Nota Integrativa

La Nota integrativa è una parte integrante del bilancio d’esercizio e serve a fornire una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle desumibili dagli altri documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

La Nota Integrativa consente di motivare le scelte fatte dagli amministratori, in relazione ai criteri di valutazione adottati nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico.

Oltre agli obblighi informativi richiesti dall’art. 2427 del Codice Civile, la nota integrativa deve fornire delle informazioni subordinate: modifica dei criteri di valutazione articolo 423 bis comma 6 del c.c.; valutazione delle partecipazioni articolo 2426 comma 3 e comma 4 del c.c.; modifiche del piano di ammortamento articolo 2426 comma 2 del c.c.; valutazione delle rimanenze art. 2426 comma 9,10,11 del c.c.; etc.

Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario spetta il compito di illustrare la situazione finanziaria dell’impresa.

Anche se alcune informazioni sono desumibili anche dallo Stato Patrimoniale, le notizie contenute nel Rendiconto Finanziario sono più ampie.

Questo documento pone in evidenza la politica di finanziamento seguita dall’impresa nell’arco dell’esercizio, la politica degli investimenti, ovvero, come le risorse finanziarie sono state investite e le aree gestionali che hanno assorbito risorse finanziarie e quelle che hanno prodotto un incremento di tali assets.

Bilancio d’esercizio: quali sono i benefici?

Il bilancio d’esercizio è come una sorta di “pagella” aziendale che si redige a fine anno.

Il Bilancio permette di misurare i risultati dell’azienda e aiuta gli imprenditori ed i manager a valutare gli altri attori del mercato.

Saper leggere il Bilancio Aziendale consente all’imprenditore di confrontare la performance aziendale con quella delle imprese concorrenti.

Il Bilancio Aziendale è anche il documento che gli stakeholders (i fornitori, le banche, i clienti, i distributori ecc.) usano per valutare il tuo operato.

Bilancio d’esercizio: come si legge?

Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa sono redatti per assolvere adempimenti di carattere fiscale e tributario.

I Bilanci sono documenti difficili da comprendere in quanto sono redatti in un linguaggio tecnico, pertanto, come puoi risolvere questo problema?

Per riuscire a interpretare il Bilancio d’esercizio basta fare un’operazione chiamata Riclassificazione del Bilancio: ciò consente di capire la performance d’azienda anche a chi ha poca dimestichezza con la contabilità.

Basta preparare un file Excel con tutti gli indicatori reddituali, di liquidità, di solidità patrimoniale.

Dalla lettura del Bilancio e degli indicatori è possibile ricavare informazioni di importanza vitale.

Ti aiutano a osservare e analizzare le differenze da un anno all’altro, a comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento e a confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni? Richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

Ti aspetto!

Angelo Calò

 

Società in Nome Collettivo: costituzione, costi e Rischi

Aprire una Società in Nome Collettivo comporta costi e assorbe tante energie, ma cosa c’è da sapere sulla S.n.c.?

Se si decide di aprire un’attività commerciale con altri soci, una società in nome collettivo (SNC) può essere la soluzione ideale.

Scopriamo in questa guida quali sono i prerequisiti, i costi di apertura e di gestione e quali sono i rischi derivanti dalla costituzione di una Società in Nome Collettivo.

Società in Nome Collettivo: fonti normative

La Società in Nome Collettivo è una società di persone disciplinata dagli articoli 2291-2312 del Codice Civile.

Assimilabile per certi aspetti alla società semplice (S.s.), la Società in Nome Collettivo viene costituita quando non si dispone di fondi necessari per aprire una SRL e quando ci si vuole mettere in società in presenza di almeno due persone.

Nella Società in Nome Collettivo, a differenza della SRL, ogni socio risponde solidalmente e illimitatamente con il proprio patrimonio personale.

Infatti, la Società in Nome Collettivo gode di un’autonomia patrimoniale imperfetta, non le viene riconosciuta una personalità giuridica.

Società in Nome Collettivo Regolare e Irregolare

La Società in Nome Collettivo ha ad oggetto l’esercizio delle attività commerciali di dimensioni medio-piccole, è tenuta all’iscrizione nel registro delle imprese, alle scritture contabili e può essere sottoposta al fallimento.

Nella prassi commerciale ci sono due tipologie di società in nome collettivo:

  • Società in nome collettivo irregolare (detta anche società in nome collettivo di fatto), quando la società non è iscritta nel registro delle imprese, essendo formata di fatto dai rapporti da due o più persone per l’esercizio di un’attività, senza la formalizzazione di atti autenticati dal notaio. In tale caso, si applicano le regole della società semplice, come ad esempio le società di fatto o le società occulte.
  • Società in nome collettivo regolare, che si ha quando la società è iscritta nel registro delle imprese. In tal caso, l’atto costitutivo della società deve essere stipulato per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Aprire una Società in Nome Collettivo (S.n.c.): gli step necessari

Costituire una società in nome collettivo (SNC) conviene nel caso di piccole imprese e laddove non si disponga di capitali sufficienti per aprire una S.r.l.

Come specificato nell’art. 2295 c.c. l’iscrizione della società è realizzabile depositando l’atto costitutivo redatto per iscritto presso il Registro delle imprese.

Per essere valido, l’atto costitutivo deve contenere:

  • Ragione sociale, costituita dal nome di uno o più soci e dall’indicazione del rapporto sociale (2292 c.c.);
  • Generalità dei soci;
  • Indicazione dei soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società;
  • Conferimenti di ciascun socio e il valore a essi attribuito;
  • Sede della società ed eventuali sedi secondarie;
  • Quota di partecipazione di ciascun socio agli utili o alle perdite;
  • Oggetto sociale, cioè l’attività che si intende svolgere;
  • Durata della società;
  • Criteri di ripartizione degli utili o delle perdite.

Al momento della stipula dell’atto costitutivo è necessario aprire la Partita IVA, che va comunicata al notaio.

Alla S.n.c. viene data conferma dell’iscrizione tramite la visura, documento necessario anche al Commercialista.

I soci devono comunicare l’inizio dell’attività presso la Camera di Commercio competente sul territorio.

In merito ai contributi previdenziali e assistenziali è necessario assolvere agli adempimenti burocratici con l’INPS.

Società in Nome Collettivo e Società Semplice: quali sono le differenze?

Tra la Società Semplice e la Società in Nome Collettivo intercorrono delle differenze sostanziali:

  • nella Società Semplice, a differenza della SNC, non è prevista una tutela dell’integrità del patrimonio sociale,
  • il creditore del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore (art. 2305 c.c.).

Società in Nome Collettivo: Costi di apertura

Al momento di apertura della Società in Nome Collettivo i soci devono sostenere alcuni costi che possono variare sensibilmente.

Infatti, per la costituzione di una S.n.c. bisogna pagare un’imposta di bollo pari a 156 Euro, più 200 euro di imposta di registro.

Per quanto concerne i costi dell’atto notarile, vanno da un minimo di 600,00 ai 1.300,00 euro e l’importo dipende dall’ammontare del capitale sociale.

Inoltre, bisogna tenere conto dell’onorario del Commercialista e del Notaio.

Società in Nome Collettivo: Costi di gestione

Aprire una Società in Nome Collettivo comporta la necessità di sostenere costi di gestione annuali:

  • l’imposta di bollo pari a 156 euro;
  • l’imposta di registro pari a 200 euro;
  • diritti di segreteria pari a 90 euro;
  • diritto annuale pari a 200 euro;
  • versamento dei propri contributi artigiani o commercianti che dovranno essere versati anche se non hai prodotto reddito di impresa.

Società in Nome Collettivo: Regime fiscale

Il regime fiscale prevede che la Società in Nome Collettivo sia soggetta sia alle imposte dirette che alle imposte indirette.

La tassazione del reddito della Snc segue le regole previste per la tassazione del reddito d’impresa, se ha ad oggetto un’attività commerciale, un’attività agricola, un’attività artigianale.

Il reddito della società in nome collettivo viene tassato ai fini IRPEF e viene attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione agli utili indipendentemente dall’effettiva percezione.

La società è soggetta all’IVA.

È possibile optare per un regime contabile semplificato o in contabilità ordinaria. Il primo è il più conveniente se si è all’inizio di un’attività o se si rispettano i limiti fissati per rientrare in questo regime.

Il regime contabile semplificato non è oneroso, non richiede molti adempimenti contabili e scadenze fiscali.

Società in Nome Collettivo: Obblighi

Una volta costituita una Società in Nome Collettivo ne derivano obblighi e diritti patrimoniali e amministrativi in capo ai soci.

Per quanto riguarda i diritti amministrativi, questi si riassumono in:

  • diritto di esprimere il proprio consenso in tutti quei casi in cui è prevista una decisione collettiva da parte dei soci;
  • diritto di contestare il bilancio di esercizio;
  • diritti di controllo da parte dei soci che non partecipano all’amministrazione;
  • diritto di chiedere la revoca dell’amministratore per giusti motivi;
  • diritto di recesso.

Tra i diritti patrimoniali rientrano:

  • il diritto agli utili;
  • il diritto alla liquidazione in caso di scioglimento.

Società in Nome Collettivo: Rischi

Come tutte le attività imprenditoriali, anche per le Società in Nome Collettivo esiste il rischio d’impresa che comporta conseguenze sia in capo alla società sia in capo ai soci.

I creditori sociali possono aggredire il patrimonio personale dei soci, qualora il patrimonio della società non sia sufficiente a soddisfare le loro pretese.

 

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Angelo Calò

 

Società in Accomandita Semplice: costituzione, costi, vantaggi e svantaggi

Sas Costituzione

Quali sono le regole e i costi per aprire una Società in Accomandita semplice? Si tratta di una specie di “ibrido” tra società di persone e di capitali, nel senso che esistono due categorie di soci, una delle quali (soci accomandatari) risponde in solido ed illimitatamente delle obbligazioni societarie, mentre l’altra (soci accomandanti) solo per le quote di capitale sottoscritto.

La Sas può esercitare sia attività commerciale sia attività non commerciale differenziando in termini di competenze, disponibilità finanziarie e rischi i singoli soci.

Infatti, all’interno della Società in Accomandita Semplice vi è la coesistenza di soggetti direttamente interessati alla gestione degli affari sociali e all’attività dell’aziendale e di coloro che sono soltanto soci di capitale con rischi e poteri limitati, i quali non partecipano all’attività e all’amministrazione della società ma, in base alla loro quota di partecipazione, ne divideranno gli utili.

I soci accomandatari amministrano la società e sono responsabili in maniera solidale e illimitata; i soci accomandanti non possono amministrare la società pena l’assunzione di responsabilità solidale e illimitata, possono solo prestare la loro opera sotto la direzione degli accomandatari e possono trasferire la loro quota solo per causa di decesso oppure per atto tra vivi con il consenso della maggioranza dei soci.

La procedura per la costituzione di una società in accomandita semplice non è affatto complessa e lunga e non comporta neppure un aggravio oneroso di costi.

Vediamo quali sono i passaggi per la costituzione di una Sas e quali sono i costi previsti e per la gestione.

Costituzione di una Società in Accomandita Semplice: la redazione obbligatoria dell’Atto costitutivo

Come anticipato in premessa la costituzione di una Società in Accomandita Semplice prevede la redazione obbligatoria da parte di un notaio di un atto costitutivo della società dove devono essere riportati i soci accomandatari e i soci accomandanti; l’iscrizione alla Camera di Commercio e la divisione in quote del capitale.

Il capitale sociale della Sas è diviso in quote: ogni socio ha una quota di grandezza diversa, proporzionale ai conferimenti apportati.

Le quote di partecipazione non possono mai essere costituite da titoli azionari.

Per quanto concerne la redazione dell’Atto Costitutivo è necessario che un notaio rediga un atto pubblico per garantire la legalità delle clausole contenute.

L’atto costitutivo di una Società in Accomandita deve riportare:

  • nome e cognome di tutti i soci accomandatari e accomandanti;
  • oggetto sociale;
  • ragione sociale, nome della società in accomandita semplice che deve contenere il nome di almeno uno dei soci accomandatari e l’indicazione che è una Sas;
  • prestazioni di ogni socio;
  • modalità di suddivisione degli utili;
  • incarico di rappresentanze di amministrazione;
  • sede principale ed eventuali sedi secondarie.

Una volta redatto l’atto costitutivo deve essere depositato entro 30 giorni successivi al registro delle imprese, insieme alle sottoscrizioni autenticate dei soci.

Società in Accomandita Semplice: Costi apertura

Come detto i costi per aprire una Società in Accomandita Semplice (Sas) sono esigui e sono rappresentati dai costi per le spese notarili e di iscrizione di tutti i soci alla gestione INPS, oltre che quelli sostenuti per l’apertura di un conto corrente aziendale dedicato.

A differenza di una società di capitale, per costituire una Società in Accomandita Semplice non è necessario un capitale minimo: i soci rispondono con il proprio patrimonio personale ed il capitale sociale può essere conferito in natura o in denaro.

Società in Accomandita Semplice: Costi di gestione

I costi di gestione annuali di una Società in Accomandita Semplice dipendono dal regime fiscale della società stessa.

Come ogni altro tipo di società, anche la Sas comporta il sostenimento di costi fissi di gestione a prescindere dall’andamento economico.

Dal secondo anno di attività in poi si deve sostenere il costo relativo al diritto camerale, il compenso annuo del Commercialista, i contributi previdenziali per ciascun socio amministratore, l’INAIL e la PEC.

Società in Accomandita Semplice: Profilo contabile e fiscale

La Società in Accomandita Semplice può essere gestita sia in regime di contabilità semplificata che in contabilità ordinaria.

Fermo restando che i limiti per restare nella contabilità semplificata sono cambiati, è necessario verificare che i ricavi dell’anno di imposta precedente o quelli previsti per l’anno in corso o successivo non siano superiori a 400.000 euro in caso l’attività abbia ad oggetto le prestazioni di servizi, o 700.000 euro in caso di altre attività.

In questo caso, bisogna redigere i registri Iva: iva acquisti, iva vendite e registro dei beni ammortizzabili.

La contabilità ordinaria consente un maggior controllo della Società in Accomandita Semplice da parte di tutti i soci in quanto è possibile controllare i flussi finanziari e patrimoniali.

La contabilità ordinaria è adeguata quando i soci sono estranei e non collegati da interessi di tipo familiare o da vincoli di natura coniugale.

In regime di contabilità ordinaria bisogna redigere libro giornale, libro inventari, scritture ausiliarie, scritture ausiliarie di magazzino, libri sociali obbligatori.

Il reddito prodotto concorre alla formazione della base imponibile Irpef di ogni socio.

Società in Accomandita Semplice: Previdenza

La sentenza n. 23439 del 2016 ha enunciato un principio innovativo in materia di obbligo contributivo del socio accomandatario della Società in Accomandita Semplice.

“[…] lo status giuridico di socio accomandatario non è di per se sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione INPS commercianti, essendo necessaria anche l’effettiva partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, la cui prova è a carico dell’INPS”.

I soci accomandatari della Società in Accomandita Semplice non sono obbligati ad iscriversi alla gestione INPS commercianti.

Questa iscrizione presuppone l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente, fattore che non sempre è possibile attribuire in capo al socio accomandatario della Sas.

I soci accomandanti non hanno obblighi contributivi.

Sas: Vantaggi e Svantaggi

Ecco di seguito i vantaggi della Sas:

  • Non è obbligatorio il deposito del bilancio
  • Possibilità di contenimento dei costi di gestione
  • I soci accomandatari saranno quelli che gestiranno la società
  • I redditi possono essere liquidati ai soci anche in corso d’anno, senza dover attendere l’approvazione di un bilancio.

Per quanto concerne gli svantaggi:

  • la Sas deve essere costituita con l’intervento di un notaio
  • in caso di fallimento o liquidazione viene aggredito il patrimonio dei soci accomandatari illimitatamente ma non quelli degli accomandanti
  • la quota di utili di competenza del socio sconta imposte proporzionali
  • per la cessione di quote occorre ridefinire i patti sociali.

 

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Angelo Calò