Commercialista Dr. Angelo Calò

La Resilienza: l’arma degli imprenditori.

 

 

 

la resilienza imprenditoriale

Spesso si sente parlare della capacità delle persone di non arrendersi mai, di perseguire i propri sogni e ideali nonostante tutto. Di cosa si parla? Di resilienza, cioè quella capacità di superare i momenti di difficoltà senza abbandonare il proprio percorso.

In breve, la resilienza è una di quelle caratteristiche che un imprenditore deve possedere prima, durante e dopo il suo percorso nella realizzazione del proprio progetto.

Purtroppo, come tutti sappiamo, la strada dell’imprenditoria presuppone continue ed improvvise difficoltà. Si dovrà, perciò, affrontare il desiderio “naturale” di scappare e mollare tutto trovando la forza necessaria per superare i momenti difficili, sempre!

Con questo articolo vorrei proprio riferirmi a te, come imprenditore, che in questo momento storico vedi sfumare tutti i tuoi sforzi non credendo di poter riuscire ad alzarti di nuovo.

Vorrei, invece, dimostrarti che possiedi, dentro di te, tutto quello che serve per rialzarti ancora una volta, continuando a farlo anche in futuro.

Non ne sei sicuri? Proverò a mostrarti il contrario!

Le incertezze del 2019-2020 prima del Covid-19

Molti imprenditori italiani hanno chiuso il 2019 e iniziato il 2020 già con delle grandi incertezze, verso i cambiamenti che la propria attività avrebbe dovuto affrontare.

Vorrei vedere insieme a voi le 3 principali cause di ciò:

  1. Situazione Brexit: con l’elevato successo elettorale di Boris Johnson l’idea di un’allontanamento dell’Inghilterra dall’Europa si fa sempre più reale e concreta. Il problema si pone per tutte quelle aziende che commerciano oppure hanno dei rapporti con questo paese. Molte sono ancora le problematiche non ancora risolte, come ad esempio la volontà della Scozia di restare nell’Unione Europea, i tanti Italiani che lavorano e vivono stabilmente in Inghilterra e la questione del confine nordirlandese.
  2. Situazione Americana: con Trump molto altalenante rispetto alla linea politica ed economica che vorrà percorrere. In base alle sue decisioni si potranno causare vere e proprie guerre commerciali che finiranno per coinvolgere anche molti imprenditori italiani.
  3. Situazione Climatica. Questa problematica si sta facendo sempre più snervante e sicuramente da qui in avanti si dovranno cercare, e trovare, soluzioni per continuare a produrre in modo sempre più sostenibile affinché il nostro pianeta torni a respirare. Nonostante la consapevolezza mondiale di ciò, ad oggi, non si è arrivato a nessuna soluzione comune da intraprendere.

Questi 3 punti che ti ho elencato sono per farvi capire che, le tante incertezze e difficoltà affrontate, solo negli ultimi anni, non sono bastate per far desistere la grande capacità di resilienza che ti contraddistingue. Nonostante la crisi in cui l’Italia versa l’imprenditoria Italiana è riuscita a non mollare portando alla luce, negli ultimi dieci anni, un fatturato da 350 miliardi a oltre mezzo trilione di euro.

Covid-19: come sfruttare la resilienza  per non fallire.

In questa situazione cosi drammatica che accomuna tutto il mondo e, soprattutto il popolo Italiano, l’enorme sforzo che gli imprenditori dovranno fare sarà quello di mantenere lo sguardo fisso sull’obiettivo finale del proprio progetto imprenditoriale ma avere la capacità di cambiare gli obiettivi intermedi. Spiegandolo in modo differente, potrei consigliare di diventare meno rigidi e più malleabili al corso degli eventi in modo tale da assecondare i colpi e non spezzarsi sotto di essi .

Cosa garantirà questo?

Effettivamente, darà il “vantaggio” di mantenere il proprio obiettivo imprenditoriale anche quando non sarà accompagnato dal successo.

Ogni imprenditore italiano che ha la voglia di perseguire, nonostante tutto, l’obiettivo che si è imposto deve essere capace di raccogliere le ceneri che questo dramma ha causato e saperle riutilizzare. Necessario è creare un nuovo obiettivo carico, però, di tutto il bagaglio precedente.

Resilienza: quali sono gli errori da non commettere?

Arrivati a questo punto forse la prima cosa che dovrai avere in mente è non commettere errori in una situazione già drammatica di suo.

Perciò qui vorrei elencarti le scelte da non fare mai per tentare di salvare la tua azienda:

  1. mettere in liquidazione l’azienda in crisi: la conseguenza sarà un’accanimento, da parte dei creditori, verso di te per riuscire a colmare quanto più possibile il debito creato;
  2. vendere la propria azienda ad un parente: questo non consente di liberarsi dai debiti, ma al contrario tale vendita può essere facilmente revocata;
  3. fare causa alle banche per i tassi di interesse che applicano: al fine di recuperare liquidità utile per l’azienda. Sai cosa comporta ciò? Una lunghissima causa legale che nel frattempo porterà ogni tua richiesta di fido, in qualunque banca, ad essere revocata;
  4. creare una nuova azienda.

In breve, il mio consiglio è quello di non attuare nessuna azione in modo disorganizzato e non prima di aver valutato attentamente le conseguenze dei comportamenti che hai intenzione di intraprendere.

 

Imprenditori: cosa fare per uscire dalla crisi.

Il modo per dimostrare di avere un’ottima resilienza significa che tu, imprenditore, riesca nonostante lo stress, l’incertezza e la paura che attanaglia tutti, a guardare con obiettività la situazione per valutare tutti gli aspetti importanti senza farti prendere da facili ed errate soluzioni.

In questo paragrafo vorrei spiegarti quali possono essere le azioni  da intraprendere per superare l’emergenza sanitaria da covid-19. Iniziamo?

  1. Ristrutturazione debiti:  trovare con i creditori un accordo vantaggioso affinché sia possibile continuare a saldare i debiti e allo stesso tempo trovare il modo di avere la liquidità necessaria. Questo si può ottenere, ad esempio, dilazionando quanto dovuto in un periodo più lungo. Importante in questo caso è la capacità di mettersi nei panni dei fornitori e comprendere anche le loro esigenze;
  2. trovare il prodotto/servizio che brucia più liquidità al momento e capire come porne un freno. Per fare ciò è utile  controllare la cassa, cioè quel documento indispensabile al controllo mensile della liquidità aziendale per comprendere meglio le spese e gli utili;
  3. scrivi un piano chiaro e condiviso per il risanamento dell’azienda. Questo si può ottenere solo dopo aver acquisito e compreso dati, informazioni per raggiungere nuovi obiettivi nel breve e medio termine;
  4. trovare il modo di disporre di liquidità immediata. Ciò ti permetterà di mantenere rapporti commerciali con i fornitori indispensabili e iniziare a saldare i debiti con gli altri che, nel frattempo, ti hanno dato fiducia;
  5. check del capitale che circola all’interno dell’azienda. Più questo dato è elevato maggiore sarà il bisogno di liquidità della tua azienda;
  6. condivisione con i soci cercando di creare contemporaneamente un buon sistema di Business Intelligent che sarà sicuramente di aiuto per meglio comprendere la tua situazione aziendale.

Per concludere.

Con questo articolo, spero di averti risollevato dalla disperazione del momento, per ripartire, più forte di prima, come sempre hai fatto.

Dimostra a te stesso e agli altri che sei in possesso di una delle caratteristiche che niente e nessuno avrà il potere di sottrarti: la resilienza.

Per qualsiasi altra informazione o chiarimenti sono qui a tua completa disposizione, come sempre.

Covid-19: le misure per affrontare la crisi.

 

Misure contro la crisi

Ci troviamo ad affrontare una emergenza sanitaria a cui nessuno era preparato, ad oggi, siamo tutti più consapevoli del fatto che il Covid-19 porterà delle conseguenze drammatiche alla nostra economia, perciò è bene capire quali sono le misure per affrontare la crisi.

In questo momento comprendo la paura, l’incertezza se non la disperazione di molti liberi professionisti e piccoli imprenditori che con estrema velocità vedono sfumare tutti i sacrifici fatti, sperimentando sulla propria pelle, la sensazione di estrema impotenza che accomuna tutti noi.

Con questo articolo vorrei tentare di capire insieme quali sono le misure da mettere in atto e come lo Stato ci vuole aiutare.

Vorrei parlarvi di come riuscire a gestire il rapporto con le banche per ottenere la liquidità necessaria, con i fornitori e, non meno importante, come gestire l’enorme responsabilità dei propri dipendenti che si trovano spaesati quanto noi in questa situazione.

Siete Pronti? Iniziamo!

Covid-19: il decreto Salva Imprese.

Il Governo è riuscito a stabilire le misure da attuare per favorire l’accesso al credito per le imprese ed i liberi professionisti al fine di porre rimedio alla crisi causata dall’emergenza sanitaria Covid-19.

Prima di tutto la Sace SPA potrà concedere garanzie di finanziamento fino al 31 dicembre del 2020 a qualsiasi impresa colpita dall’emergenza. Almeno 30 miliardi saranno destinati a lavoratori autonomi, titolari di partita IVA e piccole e medie imprese. 

Il Decreto prevede nello specifico:

  • disponibilità di 200 miliardi di euro in prestiti con garanzia massima fino al 90% per tutte le imprese;
  • per le piccole e medie imprese e i professionisti la garanzia sarà del 100% , fino ad un massimo di 25.000 euro. Fino a tale importo non ci sarà alcuna valutazione sul credito, per una durata massima di 6 anni e  il rimborso dovrà iniziare non prima di un anno e mezzo dall’erogazione del prestito. Per finanziamenti fino a 800.000 euro il 10% sarà coperto dai confidi e il restante 90% dallo Stato. Oltre i 5 milioni la garanzia da parte dello Stato sarà del 90%;
  • ai liberi professionisti, piccole e medie imprese e partite IVA sono riservati 30 miliardi con garanzia da parte del SACE purché abbiano terminato il credito messo a disposizione e  rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

 

COVID-19: cosa possono fare i liberi professionisti e le piccole imprese ?

Chiarito cosa potremmo aspettarci dallo stato ora vorrei vedere insieme a voi cosa possiamo fare noi piccoli e medi imprenditori al fine di trasformare questa crisi in qualcosa di utile per il futuro.

Il resto dell’articolo vuole essere una sorta di check-list per rendere produttivo questo momento d’interruzione forzata. Siete pronti?

Preoccuparsi dei propri dipendenti.

Non dimentichiamoci che questa crisi tocca tutti nel profondo, siamo preoccupati per la nostra famiglia, per il futuro e di come si andrà avanti. Gli imprenditori tremano ma lo fanno anche i dipendenti che sono a casa, impotenti, in attesa di un qualsiasi sviluppo.

Bene, occupiamoci di loro! Attraverso comunicazioni, attenzione, informandoci di come stanno vivendo questo periodo e di come possiamo aiutarli. Un’azienda è una piccola famiglia, un’ecosistema che funziona con una propria autonomia e, allontanarsi in questo momento, non può che testimoniare una mancata adesione ad una condivisione. Un consiglio che mi preme dare è questo, cercate di condividere le paure, le speranze per una nuova ripresa e la voglia di farcela insieme come un gruppo. Sarà utile sicuramente ai tuoi dipendenti ma anche a te, ci si sentirà meno soli e sicuramente un po’ più forti.

Covid-19: nuovo piano della valutazione del rischio    

Sicuramente avrai già un piano di valutazione del rischio ma attualmente, in questa nuova emergenza, dovrai rivederlo e crearne uno più adatto. In questa allerta sanitaria dovrai concentrare il tutto sulle misure di sicurezza e igiene al fine di tutelare le persone che vi lavorano, le operazioni svolte durante l’epidemia, la tecnologia e le finanze utilizzate.

Valutazione della catena di approvvigionamento.

Resta in contatto con i tuoi clienti e comprendi di cosa necessitano in questa situazione di emergenza. Sii presente e cerca di fornire ciò che serve. Poniti sempre in modo attivo e responsabile anche verso i tuoi fornitori cercando di non fare il passo più lungo della gamba rischiando di far vacillare la fiducia che si è instaurata in mesi, se non anni, di lavoro insieme.

Crea un sistema di governance.

Crea un protocollo da seguire per prendere decisioni che si concentrano sui dati più che sulle emozioni del momento in quanto, ad oggi , possono non esserti assolutamente di aiuto.

Sviluppa una corretta comunicazione esterna.

Questo è un punto fondamentale , soprattutto in questo momento. La comunicazione permette di mantenere un legame con i propri clienti in questo momento in cui la distanza fisica tra di noi è elevata.

Il legame tra le persone si basa sulla fiducia ed è qui che devi puntare. Cerca di comunicare in modo tale da rassicurare il tuo target di riferimento per mitigare i loro timori su come stai gestendo la crisi e attuando misure che li tutelino. In questo modo spingerai i tuoi clienti a fidarsi ed affidarsi ai tuoi prodotti o servizi.

Sfrutta questo tempo di interruzione dal movimento.

Usa questo tempo di interruzione in modo produttivo perché potrebbe rivelarsi un’enorme opportunità nel creare nuove idee, pensare a soluzioni e servizi creativi. E’ una grande occasione per abbandonare la fretta e riprendersi del tempo per osservare dall’alto la propria attività e creare un valore aggiunto. Cerca di coinvolgere in questo anche i tuoi dipendenti, questo li farà sentire utili oltre che parte integrante di un processo.

Covid-19: valutazione dei rischi operativi.

Crea un  elenco di tutte le attività della tua azienda creando un sistema di controllo che ti consenta di essere pronto appena la situazione permetterà una nuova apertura. Farsi trovare preparati restituisce ai propri clienti attenzione e affidabilità che certamente contribuirà a quel senso di fiducia tanto importante a tutti noi. Inoltre contribuirà ad organizzarsi attuando le misure opportune per superare questa emergenza.

Conclusioni

Per concludere, spero di aver fornito alcuni spunti utili per trasformare questo momento di grave crisi in un’occasione di opportunità per poter partire con una marcia in più nel momento in cui questo drammatico periodo sarà storia.

Se avete dubbi o domande, come al solito, potete contattarmi qui.

Professionisti: 9 errori comuni da evitare.

i 9 errori comuni

Molto spesso la prima e grande difficoltà dei liberi professioni e degli imprenditori che decidono di mettersi in proprio ed iniziare a svolgere una propria attività è proprio quello di non avere una visione complessiva di ciò che realmente significa.

La difficoltà sta nel fatto che spesso si è molto bravi da un lato tecnico ma vi è una mancanza da un punto di vista amministrativo e gestionale dell’attività.L’informazione e lo studio di ciò richiede tempo e molto spesso si crede, erroneamente, che basti una conoscenza superficiale dell’argomento.

Questo cosa comporta? Il rischio a cui si va incontro è il fallimento della propria idea imprenditoriale.Perciò, con questo articolo, vorrei sottolineare i 9 errori comuni in cui rischi di cadere al fine di adottare le migliori soluzioni.

Liberi professionisti: i 9 errori da non commettere.

Possiedi la partita IVA e vuoi conoscere gli errori più frequenti?

Qui di seguito ti elenco i 9 errori più comuni, cercando di spiegarteli in modo esaustivo:

  1. Evoluzione della propria attività: l’errore di non valutare un cambiamento di strategia per ottenere una migliore risposta dai clienti, restando al passo con i tempi;
  2. Lavorare troppo e male;
  3. Non disporre di sufficiente liquidità;
  4. Accettare qualsiasi tipologia di cliente senza effettuare una selezione;
  5. Illudersi di poter gestire tutte le attività da solo;
  6. Riduzione dei prezzi, nel tentativo di ottenere maggior lavoro senza considerare i margini di guadagno;
  7. Non tenere sotto controllo margini, ricavi, utili dell’attività;
  8. Fiscalità: non aggiornarsi in modo costante su tutte le novità fiscali, sulle scadenze da rispettare, sull’introduzione di nuove normative e modifiche;
  9. Assenza di una strategia di Marketing: restare in attesa dei clienti nella speranza che possano arrivare in modo spontaneo.

Curioso di saperne di più? Iniziamo!

Evoluzione della propria attività in un mondo che corre.

Nella mia esperienza personale colgo spesso l’esigenza degli imprenditori di trovare una svolta alla propria attività riuscendo a gestire la pressione fiscale che, in Italia, si fa ogni anno più stringente.

Assistiamo, ad oggi, al fallimento di numerose attività tra aziende storiche, start-up appena nate e piccole imprese.

Dal  2009 ad oggi abbiamo assistito in Italia al fallimento di circa 90.000 aziende, circa il 30% delle nuove attività fallisce. Da questi dati si può ben capire quanto è indispensabile muoversi con attenzione cercando di adattarsi alle novità apportando delle modifiche idonee.

Il rischio del non essere pronti al cambiamento? Vi rispondo con un esempio sotto gli occhi di tutti, Blockbuster, vi ricordate il colosso presente ovunque, in qualsiasi quartiere? Dov’era possibile affittare un qualsiasi DVD in modo veloce, recandosi personalmente al negozio? Bene, abbiamo assistito al suo grande e veloce successo e al suo , successivo, fallimento colossale proprio perché non è riuscito ad evolversi e attuare cambiamenti in grado di consentirgli di rimanere a galla in questo mercato che corre in modo molto frenetico. L’antagonista di Blockbuster sapete chi è? Conosciamo tutti Netflix, questa nuova start- up ha letteralmente disintegrato il colosso semplicemente perché i loro fondatori sono riusciti a capire le potenzialità di una nuova modalità di condivisione dei film, telefilm e serie TV che gli hanno permesso di muoversi agilmente oltre la crisi.

Errore da evitare : lavorare troppo e in modo selettivo.

Non è raro trovare liberi professionisti che si sottopongono a incessanti giornate lavorative, concentrati ad impegnarsi a fondo nel proprio progetto. Si resta a lungo concentrati sul lato tecnico della propria attività senza però accorgersi dei tempi che cambiano e delle possibili modalità da attuare al fine di variare la propria attività rendendola più produttiva.

A volte chiudersi e isolarsi nel proprio lavoro non consente di avere il tempo sufficiente per vedere oltre, assistere alle evoluzioni che in questo periodo si stanno concretizzando, usando la propria creatività per raggiungere l’obiettivo prefissato in modi differenti.

La stanchezza, lo stress, il dover continuamente fare non porta a quella libertà mentale che, al contrario, può fare la differenza tra un azienda che cresce e un’azienda che fallisce.

Un’azienda non si crea solo in base alla liquidità a disposizione.

Spesso si ha il pensiero errato che un’azienda o un’attività in proprio si può realizzare solo se si dispone di una quantità cospicua di denaro o, al contrario, che sia sufficiente la disponibilità economica per un attività di successo. Nonostante siano due situazioni diametralmente opposte possiamo dire che entrambe siano in errore, l’unica soluzione da attuare è quella di essere preparati. Una buona organizzazione, uno studio attento e una mente aperta consentono l’organizzazione del budget a disposizione nel migliore dei modi possibili.

Per limitare grandi danni economici è necessario evitare di considerare la liquidità aziendale come denaro proprio e fare in modo che ogni movimento in entrata e in uscita sia in qualche modo giustificato.

Errore da non commettere: accettare ogni tipologia di cliente

Questo è un errore che molto spesso viene fatto all’inizio, cioè accettare ogni tipologia di cliente che ci troviamo davanti.

Accettare di svolgere un lavoro per una tipologia di utente molto lontano dal nostro target di riferimento porta sicuramente ad un rallentamento del business.

Comprendo che, soprattutto all’inizio, è difficile dire di no perché ogni piccolo cliente assume la forma di una vittoria, al di là delle richieste che ci vengono fatte perché lo scopo resta quello di aumentare il fatturato ad ogni costo.

Posso pensare che, inizialmente, questo è comprensibile ma non dopo anni di attività. Perché dico questo?

Perché lavorare con clienti sempre diversi comporta l’assenza di un metodo scalabile, dovendo ogni volta applicare una modalità di lavoro differente. Questo nel lungo periodo crea solo stress e una certa instabilità lavorativa, dovendo ricominciare sempre da 0 ogni lavoro.

Crescere come imprenditori e portare avanti la propria attività con consapevolezza comporta a volte delle scelte che vanno al di là del semplice fatturato ma che delineano in modo chiaro dove stai andando e come vuoi arrivarci.

Errore comune: l’imprenditore che porta avanti la sua attività da solo.

Pensare di portare avanti l’intera azienda da solo, svolgendo le numerose attività che ci sono, porta in modo inevitabile al fallimento su tutti i fronti. Questo è uno dei 9 errori comuni che spesso ci troviamo ad affrontare. L’idea di poter gestire tutto e bene è irrealizzabile e denota anche la mancanza di consapevolezza dei propri limiti.

Questo cosa comporta? Errori inevitabili che nel breve o lungo periodo causano situazioni difficili da sistemare.

L’azione migliore per un imprenditore è quella di differenziare i settori e far svolgere le differenti attività a persone che hanno studiato specializzandosi nel settore di riferimento. Questo significa, iniziare a delegare e quindi fidarsi delle persone che collaborano con te, solo in questo modo la tua idea di business può trovare le soluzioni migliori per andare avanti.

La crisi che spinge l’imprenditore ad abbassare il prezzo.

E’ umano illudersi di risolvere la propria situazione aziendale abbassando i prezzi del proprio prodotto dimenticandosi però di valutare i margini di guadagno. Questo porta al rischio di  non riuscire a coprire sempre i costi sostenuti oltre al fatto di svalutare il proprio prodotto e impegno.

Inoltre non bisogna dimenticare che la soluzione trovata da te con molta probabilità sarà adottata anche dai tuoi competitor.

Il risultato? Una lotta al ribasso che, presto, non sarà più sostenibile per nessuno.

Non tenere sotto controllo i dati della nostra attività.

Tra i 9 errori comuni che si fanno quando si ha una propria attività c’è quella di perdere l’attenzione verso tutte quelle informazioni che potrebbero risultare importanti al fine di valutare l’andamento della nostra attività, evidenziando eventuali mancanze.

A volte si dimentica di fare un resoconto dei margini di guadagno, dei ricavi e degli utili. Il controllo periodico di tutti questi dati determinano, molto spesso, la sopravvivenza di un’azienda. Quindi, è fondamentale saper gestire e controllare tutte queste informazioni in modo tale da non trovarci impreparati evitando che la situazione risulti troppo compromessa per porne rimedio.

Liberi professionisti: non aggiornarsi sulle novità amministrative.

Molto spesso con il volersi occupare di tutto si finisce col trascurare i tanti e repentini cambiamenti amministrativi a cui le aziende sono sottoposte.

Conoscere le normative, le date da rispettare, le tasse e tutto quello che ruota intorno ad esse ci permette di avere una maggiore organizzazione e ridurre al minimo gli errori.

Errore comune da evitare: assenza di strategie di Marketing

A volte vedo aziende che rimangono in attesa dell’arrivo spontaneo dei clienti pensando, erroneamente, che la loro attività abbia un prodotto talmente valido da bastare a se stesso.

In questo contesto, ad oggi, con tantissime proposte, una competitività impressionante, l’idea di raggiungere il target di riferimento senza attuare alcuna strategia è assolutamente uno degli errori da non fare mai.

Il mio consiglio è quello di comprendere la tipologia di cliente a cui ci si vuole riferire per poi attuare la strategia migliore per farli arrivare a noi.

Altro concetto fondamentale per un’azienda è la fidelizzazione del cliente.

Questo è un concetto molto spesso sottovalutato ma che rende un’attività produttiva in modo costante.

Porsi come obiettivo quello di mantenere ogni possibile cliente che si avvicina a ciò che offriamo rappresenta l’occasione di creare un ambiente talmente accogliente da fare la differenza rispetto a ciò che c’è fuori.

Le persone vogliono sentirsi accolte e ascoltate, e ponendo la giusta attenzione a ciò, con molta probabilità si diventerà un punto di riferimento.

Precisiamo un concetto semplice, senza una buona strategia di marketing il bacino di utenza a cui possiate aspirare sarà molto limitato.

In conclusione

Per concludere questo articolo ho cercato di sottolineare 9 errori più comuni quando si ha a che fare con la gestione di un’attività.

Nel caso tu fossi un libero professionista ed hai difficoltà a gestire la parte fiscale della tua attività, con la paura di commettere errori, una delle soluzioni più valide è proprio quella di rivolgersi ad un commercialista abilitato che aiuti l’azienda a comprendere i dati e le informazioni a disposizione per creare delle strategie adatte.

Per qualsiasi dubbio o domanda puoi contattarmi.

Nuovo decreto “Cura Italia”

Finalmente il giorno 16 marzo 2020 è stato emesso il nuovo decreto-legge riguardante aziende e privati, ciò include le misure di tutela in questo periodo di emergenza a causa del Coronavirus.

In molti lo stavano attendendo e oggi cercheremo di spiegarlo in sintesi.

Se interessati è disponibile sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.70 pubblicato il 17.03.2020.

Ora, vediamo insieme le principali misure che verranno attuate.

Autorizzazione per la produzione di mascherine chirurgiche

Al fine di garantire la disponibilità a tutti di mascherine per la tutela personale è stata data l’autorizzazione di produrre, mettere in commercio e importare mascherine chirurgiche purché siano conformi e rispettino gli standard di sicurezza.

Norme per la tutela dei lavoratori

Per coloro che sono tenuti a svolgere un lavoro indispensabile nonostante le restrizioni a causa dell’emergenza sono tenuti a tutelarsi utilizzando mascherine, come protezione personale, anche se prive del marchio CE.

Cassa Integrazione

A causa dell’emergenza tutte le aziende che si trovano in difficolta possono avvalersi degli ammortizzatori sociali in relazione a tre linee disposte:

  1. Fondo di integrazione salariale rafforzato: valido per tutte quelle aziende che hanno più di 5 dipendenti.
  2. Cassa di integrazione in deroga: per chi non ha più di 5 dipendenti al suo interno. Ciò significa che ciascuna regione e provincia può rendere disponibile una cassa  d’integrazione per chi non può usufruire delle altre norme qui presenti.
  3. cassa integrazione ordinaria oltre i limiti di legge: valida anche per le aziende che stanno usufruendo di trattamenti integrativi straordinari. Vale a dire che si potrà fare richiesta per l’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” per tutto il periodo che va dal 23 febbraio 2020 al mese di agosto 2020 anche per coloro che non hanno raggiunto i 90 giorni di anzianità aziendale.

Il periodo per accedere è pari a 9 settimane vale. Le risorse messe a disposizione per tale esigenza corrispondono a circa 4,5 miliardi di euro.

Congedi familiari

A causa dell’emergenza e la conseguente chiusura delle scuole è stato reso disponibile dal 5 marzo del 2020 un congedo parentale di 15 giorni per chi ha bambini entro i 12 anni.

Quanto emesso ha valore per :

  • lavoratori pubblici o privati con un indennità pari al 50% della retribuzione.
  • coloro che risultano iscritti alla Gestione Separata INPS con indennità pari al 50% del reddito per ogni giorno rapportandolo per l’intero anno solare al fine di determinare l’indennità di maternità;
  • lavoratori autonomi iscritti all’INPS i quali riceveranno un indennità pari al 50% della retribuzione disposta in modo convenzionale  per l’anno 2020.

Tali agevolazioni vengono prolungate per tutti il periodo di emergenza Coronavirus e risulta valido anche per figli disabili che hanno un’età maggiore dei 12 anni. Per i lavoratori dipendenti con figli di età tra i 12 e i 16 anni possono decidere di astenersi dal lavoro con il diritto di mantenere il proprio posto di lavoro.

Baby Sitter per dipendenti del pubblico, sanitario e privato.

Per le seguenti categorie:

  • tecnici di laboratorio;
  • tecnici di radiologia;
  • medici;
  • infermieri.

Possono usufruire del bonus Baby Sitter del valore massimo di 1000 euro. Le assenze dei lavoratori dipendenti pubblici equivarranno al ricovero ospedaliero.

Per tutti gli altri l’importo massimo erogato sarà di 600 euro.

Permessi legge 104.

Sono previste ulteriori 12 giornate di permesso oltre quelle già spettanti per legge da utilizzare nel periodo che va da marzo ad aprile 2020. Per ciò sono stati messi a disposizione 553,5 milioni di euro.

 

Settore privato: tutela quarantena.

Per i lavoratori del settore privato che non si recano al lavoro a causa della quarantena con sorveglianza attiva o presso il domicilio, tale periodo viene considerato malattia ai fini del trattamento economico.

Indennità lavoro autonomo e a termine

Per le seguenti categorie:

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago;
  • operatori agricoli a tempo determinato;
  • operatori iscritti Fondo pensioni dello spettacolo;
  • liberi professionisti iscritti alla gestione separata;
  • lavoratori stagionali del turismo.

si prevede un’indennità di 600 euro per il mese di marzo.

Le risorse messe a disposizione sono superiori ai 2 miliardi di euro.

 

Sospensioni contributi lavoro domestico

Sono sospesi i contributi che i datori di lavoro domestico sono tenuti a versare dal 23 febbraio al 31 maggio 2020, la rata in scadenza il 10 aprile potrà essere saldata il 10 giugno 2020 senza interessi.

 

Contributi INAIL per sicurezza delle imprese e sospensione licenziamenti collettivi.

Entro il 30 aprile 2020 saranno messi a disposizione 50 milioni di euro per supportare le imprese nell’acquisto di dispositivi di Protezione Individuale per i lavoratori .

 

Sostegno lavoratori danneggiati da COVID-19

Per un migliore sostegno al reddito di lavoratori dipendenti e autonomi è stato creato un “Fondo per il reddito di ultima istanza” di massimo 300 milioni di euro per il 2020 disponibile per cessata o sospesa attività lavorativa.

La mobilità e il licenziamento collettivo saranno sospesi per 60 giorni.

 

Fondo di garanzia per PMI

Dal 17 marzo 2020 per i successivi 9 mesi il fondo di garanzia per le PMI ha:

  • emesso un importo massimo per singola azienda pari a 5 milioni di euro;
  • garanzia diretta alzata all’80% e al 90% quella con controgaranzia;
  • allungamento della garanzia in modo automatico nel caso si richieda una sospensione del finanziamento.

 

Misure per la riduzione dei costi per le PMI.

Per prevenire l’aumento dei costi per le garanzie concesse dai confidi:

  • è possibile ottenere la riduzione dei contributi obbligatori ai fondi interconsortili;
  • annullamento delle norme vigenti per i contratti pubblici mantenendo quelle per le persone giuridiche di diritto privato.

 

Fondo Solidarietà mutui “Prima Casa”

Dal 17 marzo 2020 e per i successivi 9 mesi i benefici del Fondo sono estesi anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che, sono tenuti ad auto-certificare una riduzione del proprio fatturato superiore al 33% nell’ultimo trimestre a partire dal 21 febbraio 2020 come conseguenza dell’emergenza Coronavirus.

 

Sostegno finanziario alle piccole e medie imprese

Sarà possibile beneficiare della moratoria mediante richiesta alla banca o altro creditore per la richiesta, fatta in precedenza, di prestiti o linee di credito.

Inoltre la restituzione dei prestiti antecedenti al 30 settembre saranno rinviati oltre tale data.

Le imprese sono tenute ad auto-certificare la riduzione dell’attività lavorativa causa epidemia.

 

Mini proroga versamenti 16 marzo e versamenti dovuti

Il Decreto ha approvato una mini-proroga per i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni fino al 20/03/2020.

Inoltre sono sospesi i versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dal 2 Marzo 2020 al 30 Aprile 2020 che potranno essere corrisposti entro il 31 Maggio 2020 in un’unica rata o mediante 5 rate a partire dallo stesso mese.

L’IVA del mese di Marzo potrà essere versata entro il 30 Giugno 2020 per le seguenti categorie:

  • giardini zoologici e parchi tematici;
  • associazioni sportive;
  • turismo;
  • musei e luoghi storici;
  • assistenza sociale per disabili e anziani;
  • servizi di trasporto;
  • noleggio attrezzature ricreative e sportive;
  • organizzazioni di utilità sociale non lucrative.

 

Agevolazioni per soggetti con compensi inferiori ai 400.000 euro

Per ricavi e compensi tra il 17 marzo e il 31 marzo 2020 non sono soggetti a ritenuta d’acconto se non vi sono state spese per lavoro dipendente mentre, negli altri casi, le ritenute potranno essere saldate entro i 31 maggio 2020 o in 5 rate a partire dallo stesso mese.

 

Credito imposta per spese santificazione e spese negozi

Per chi ha un’attività d’impresa viene concesso un credito d’imposta del 50% per le spese di sanificazione di strumenti e ambiente di lavoro per un massimo di 20.000 euro. Il budget messo a disposizione equivale a 50 milioni di Euro.

Per chi ha un’attività d’impresa potrà usufruire di un credito d’imposta del 60% per il pagamento del canone di locazione del mese di marzo.

 

Sospensione attività enti impositori

Sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 di qualsiasi attività da parte degli uffici di controllo, quindi :

  • riscossione;
  • accertamento;
  • contenzioso;
  • liquidazione;
  • controllo.

Oltre alla sospensione di tutti i versamenti in scadenza in tale periodo come:

  • accertamenti esecutivi;
  • avvisi di addebito;
  • cartelle di pagamento;
  • avvisi di accertamento.

I versamenti dovuti dovranno essere saldati in un’unica soluzione entro il 30 Giugno 2020 per tutti i contribuenti.

Per coloro che stanno usufruendo della rottamazione o del saldo e stralcio il versamento del 28 febbraio 2020 sarà posticipato al 31 Maggio 2020.

 

Rimborso soggiorni, biglietti musei e spettacoli.

Per ottenere il rimborso per viaggi o biglietti acquistati si dovrà presentare entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle restrizioni un’istanza di rimborso al venditore con allegato il titolo d’acquisto.

Entro 30 giorni il venditore sarà tenuto ad inviare un voucher di importo equivalente a titolo di rimborso.

 

Indennità collaboratori sportivi

Per tutti coloro che hanno rapporti di collaborazione presso attività sportive hanno diritto ad un’indennità di 600 euro. Per questo sono stati messi a disposizione 50 milioni di euro per il 2020.

 

In conclusione

Per concludere questo articolo, ho cercato di spiegarti in modo sintetico le principali novità in questo momento difficile in tutta l’Italia. Per qualsiasi dubbio o incertezza sono a tua completa disposizione. Puoi contattarmi qui

Cassetto previdenziale: cosa c’è da sapere.

Cassetto previdenziale

 

Lo scopo di questo articolo è quello di spiegare cos’è il cassetto previdenziale, il perché è utile, a chi si rivolge e come funziona.

Per molti di noi non è ancora del tutto chiaro questo aspetto e, comprendere bene di cosa parliamo può essere utile al fine di usufruire totalmente di tutte le sue funzionalità.

Il cassetto previdenziale: di cosa si tratta?

L’INPS da qualche anno ha messo a disposizione dei cittadini, tenuti al versamento dei contributi, uno strumento che consente di visionare la propria situazione senza doversi recare fisicamente all’istituto, ciò permette tramite web di collegarsi alla piattaforma per la consultazione mediante un unico canale di accesso.

Il cassetto previdenziale permette non solo di tenersi costantemente aggiornati sulla propria situazione relativa a versamenti e contributi bensì consente una comunicazione bidirezionale, vale a dire la possibilità di aprire una comunicazione diretta con l’INPS con la finalità di porre domande e ottenere risposte, per la presentazione di ricorsi, invio di una richiesta di rateizzazione o di rimborso.

Questa comunicazione bidirezionale ha lo scopo di creare tra aziende, intermediari e istituto INPS una comunicazione strutturata al fine di ottenere uno storico delle comunicazioni rendendo il tutto più semplice e veloce.

Inoltre, tramite il cassetto previdenziale è possibile tenere sotto controllo tutti i dati relativi al trattamento pensionistico e la propria situazione assicurativa.

Cassetto previdenziale: come si accede?

Per accedere al cassetto previdenziale che fa riferimento al proprio settore è necessario essere muniti del proprio codice fiscale e del PIN INPS.

Quest’ultimo si può ottenere con tre modalità differenti:

Cassetto previdenziale : come funziona?

All’interno del cassetto previdenziale, come già detto, è possibile effettuare un’indagine dei singoli elementi di proprio interesse raccolti in vari archivi.

In linea generale si possono ottenere le seguenti informazioni al suo interno:

  • dati anagrafici sintetici e dettagliati;
  • aziende che possiedono lo stesso codice fiscale;
  • aziende collegate;
  • posizione dell’azienda madre;
  • soggetti ad esso collegati;
  • lista delle interruzioni;
  • posizione dei lavoratori autonomi;
  • dipendenze;
  • ragioni sociali passate;
  • crediti;
  • inadempienze;
  • note di rettifica;
  • E-mens inviati;
  • committente 10%;
  • iscrizione di ruolo;
  • dilazioni cartelle;
  • invio di domande CIG E CIGS;
  • dati complementari;
  • riepilogo delle ispezioni di vigilanza;
  • posta ibrida;
  • richiesta di dilazione;
  • fondi interprofessionali;
  • stampa fascicolo completo;
  • dati delle Infocamere;
  • verifica regolarità contributiva.

 A chi si rivolge?

Il cassetto previdenziale è un servizio offerto a determinate categorie quali consulenti, rappresentanti legali, aziende e associazioni di categoria.

E’ bene sapere che non esiste un solo cassetto previdenziale quindi l’INPS ne ha organizzati diversi in relazione ai soggetti a cui si riferiscono, per ottenere un prodotto con funzionalità differenti in base al settore.

I diversi cassetti previdenziali sono per:

  liberi professionisti;

  • agricoltori autonomi;
  • aziende;
  • aziende agricole;
  • artigiani e commercianti;
  • committenti della Gestione Separata.

Per liberi professionisti.

I liberi professioni sono obbligati al pagamento dei contributi alla Gestione Separata quindi anche loro hanno un cassetto previdenziale riservato.

Tramite questo servizio è possibile visualizzare:

  • la propria situazione assicurativa;
  • la posizione anagrafica;
  • la situazione creditoria/debitoria;
  • la situazione delle iscrizioni a ruolo.

Anche in questo cassetto previdenziale è possibile ottenere informazioni sui versamenti effettuati e comunicare direttamente con l’INPS per ottenere rimborsi, riduzione di sanzioni civili e rateizzazione.

 Per agricoltori autonomi.

Per i lavoratori autonomi è possibile accedere al proprio cassetto previdenziale per visualizzare:

  • la posizione dell’azienda;
  • situazione debitoria;
  • lo stato delle cartelle esattoriali;
  • dati anagrafici e contabili;
  • i versamenti contributivi effettuati;
  • l’invio di domande online di sospensione, esonero, dilazione, rimborso, riduzione sanzioni civili e riemissione del F24.

Cassetto previdenziale per le aziende.

Il cassetto previdenziale per le aziende è riservato ai soggetti che fanno parte delle seguenti categorie:

  rappresentanti legali;

  • associazioni di categoria;
  • consulenti;
  • aziende.

All’interno di questo cassetto previdenziale troviamo due principali sezioni:

  1. Comunicazioni, dove è possibile, da parte dell’azienda, inviare comunicazioni o richieste alla sede di competenza  con l’opportunità di allegare della documentazione, ricevere email o SMS in tempo reale, visualizzare lo stato delle richieste e chiusura di quesiti di back-office.
  2. Agenda appuntamenti, dove le aziende hanno la possibilità di prendere appuntamento  selezionando giorno e ora, in relazione a quelli messi a disposizione dal sistema, inviando la documentazione a supporto della richiesta. La finalità ultima di questa sezione è quella di ottenere una riduzione dei tempi.

Per le aziende agricole

In questo caso il cassetto previdenziale è un servizio utile per accedere a informazioni relative a:

  • F24;
  • AGEA, domanda unica che consente di effettuare i pagamenti previsti dal reg. (CE) 73/2009;
  • D.A. modello con il quale l’azienda dichiara la sua composizione agronomica;
  • DMAG, modello che consente la denuncia, ogni 3 mesi, dei lavoratori occupati all’interno dell’azienda al fine di accertare e riscuotere i contributi;
  • invio di domande e/o compilazione di documenti in modalità telematica.

Per artigiani e commercianti

Il cassetto previdenziale per questa categoria di lavoratori possiede al suo interno servizi utili come:

  possibilità di visualizzare la propria posizione anagrafica avendo l’opportunità di modificare il  proprio indirizzo;

  • compensazione o riduzione dei contributi;
  • iscrizione o cancellazione alla Gestione commercianti, che risulta essere valida soprattutto per determinate categorie;
  • la richiesta di congedo parentale;
  • riduzione sanzioni;
  • variazioni della data di inizio dell’attività;
  • richieste di rimborso;
  • conoscere la propria situazione assicurativa (conto previdenziale);
  • gestione deleghe per accesso ai servizi per artigiani e commercianti.
  • comunicazione bidirezionale con l’INPS.

Cassetto previdenziale per Gestione Separata.

Questo cassetto previdenziale è stato creato per le aziende committenti, quindi per le aziende che commissionano un lavoro di qualsiasi entità e budget che, sono obbligate al pagamenti dei contributi ai loro intermediari oppure alla Gestione Separata.

Le funzioni a cui si può accedere sono:

  • visualizzazione dati anagrafici dell’azienda;
  • riepilogo versamenti effettuati;
  • denuncia dei compensi corrisposti (UniEmens);
  • presa appuntamento mediante la sezione “agenda appuntamenti”;
  • comunicazione con l’INPS mediante canale bidirezionale.

In conclusione

Per concludere, con questo articolo ho quindi cercato di rispondere ai dubbi che spesso possono sorgere sul cassetto previdenziale nella speranza che possa risultare più semplice la futura consultazione in modalità telematica. 

Se avete dubbi o domande contattatemi mediante il form

Contributi 2020: Artigiani e commercianti

 

Per l’anno 2020 l’INPS ha fissato l’importo dei contributi dovuti da commercianti e artigiani iscritti alle gestioni speciali.

Per quest’anno la novità risulta essere l’aumento del minimale al fine di ottenere la copertura contributiva dell’intero anno mentre, restano invariate le aliquote.

Entriamo nel dettaglio per chiarire tutte le novità, gli importi e le scadenze.

Contributi 2020 per artigiani: aliquote INPS al 24%

Le aliquote contributive da applicare al reddito di impresa per effetto della Manovra Monti hanno subito ogni anno un aumento progressivo della percentuale dei contributi da versare fino a toccare il 24%.

Il 17 febbraio del 2020 con la circolare n.28 l’INPS ha pubblicato i nuovi importi da riscuotere tra gli artigiani.

L’aliquota di base, fortunatamente, resta stabile al 24% per gli artigiani che hanno un età superiore ai 21 anni, mentre, per coloro che hanno un età inferiore ai 21 anni risulta essere del 21,90%.

L’aliquota, all’avanzare degli anni, continuerà ad incrementarsi fino al raggiungimento del 24% in una misura pari allo 0,45% annuale.

Per coloro che hanno più di sessantacinque anni, già titolari di una pensione potranno, previa domanda, ottenere una riduzione dei contributi del 50%.

Contributi 2020 per i commercianti: aliquote INPS al 24,09%

Le aliquote contributive da applicare per il calcolo dell’importo minimo dei contributi da versare all’INPS corrispondono al 24,09% per i commercianti con più di 21 anni e del 21,99% per coloro che hanno un’età inferiore ai 21 anni. Anche in questo caso, come negli artigiani, l’aliquota subirà un incremento del 0,45% per ogni anno fino al raggiungimento della soglia del 24,09%.

L’INPS conferma per i commercianti iscritti alla Gestione commercianti che desiderano finanziare la stabilizzazione dell’indennizzo per l’interruzione di un’attività commerciale ( rottamazione di licenze o negozi) l’aumento del contributo aggiuntivo dello 0,09% alla contribuzione dovuta a titolo previdenziale.

Contributi fissi 2020 per artigiani e commercianti: i minimi

Il reddito minimo di artigiani e commercianti è un dato estremamente importante al fine di calcolare il contributo obbligatorio 2020 da versare all’INPS.

Per questo motivo l’INPS ha pubblicato la nuova soglia del reddito minimo 2020 per artigiani e commercianti.

I costi contributivi applicati nel corso del 2020 saranno per:

  • artigiani: di 3.501,15 euro per coloro che hanno un’età inferiore ai 21 anni ( 3.493,71 euro IVS + 7,44 euro maternità) e 3836,16 euro per chi possiede un’età superiore ai 21 anni (3.828,72 euro IVS + 7,44 euro maternità);
  • commercianti: di 3515,50 euro per coloro che hanno un’età minore di 21 anni ( 3.508,06 euro IVS + 7,44 euro maternità) e 3850,52 euro per chi possiede un’età superiore ai 21 anni ( 3.843,08 euro IVS + 7,44 euro maternità).

Per coloro che invece svolgono il lavoro per periodi inferiori all’anno solare il contributo sul minimale in relazione a ciascun mese risulta essere:

  • artigiani: di 291,76  euro ( 291,14 euro IVS + 0,62 euro maternità) per chi ha meno di 21 anni e di 319,68 euro (319,06 IVS + 0,62 euro maternità) per coloro che hanno un età superiore ai 21 anni;
  • commercianti: di 292,96 euro ( 292,34 IVS + 0,62 euro maternità) per chi ha meno di 21 anni e di 320,88 ( 320,26 + 0,62 euro maternità) per coloro che hanno più di 21 anni.

Ai fini del calcolo dei contributi IVS dovuti da artigiani e commercianti il reddito minimo corrisponde a euro 15.953,00.

Contributi per commercianti e artigiani 2020 : i massimali

I costi contributivi rappresentano dei costi fissi, vale a dire al di là dell’effettivo reddito ottenuto nell’arco dell’anno 2020 con la propria attività. Per coloro che ottengono un reddito superiore ai 47.379 euro sono tenuti a versare l’1% in più di contributi, vale a dire per gli artigiani un importo rispettivamente pari a 3874,512 euro (o 3536,16 euro per coloro che hanno meno di 21 anni) e, per i commercianti, pari a 3889,03 euro e 3550,66 euro per coloro che hanno meno di 21 anni.

Per quanto riguarda le aliquote invece, per somme superiori ai 47.379 euro per gli artigiani sono al 25% e per i commercianti al 25,09%.

Oltre agli importi minimi da versare vi sono anche dei massimali oltre ai quali non bisogna versare nulla all’INPS, la soglia in questo caso dipende dalla data di iscrizione alla categoria artigiani e commercianti del lavoratore, e si dividono:

  • per i lavoratori iscritti alla gestione dei contributi in una data precedente al 1 gennaio 1996 saranno tenuti a versare i contributi IVS entro un massimale di reddito annuo pari a 78.965 euro;
  • per i lavoratori che non hanno un anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti a partire dal 1 gennaio 1996 saranno tenuti a versare i contributi IVS entro un massimale di reddito annuo pari a 103.055 euro.

Ai fini del calcolo dei contributi IVS dovuti da artigiani e commercianti il reddito massimo corrisponde a euro 78.965,00 ( cioè 47.379,00 euro + 31.586,00 euro).

 Le scadenze da ricordare

Il pagamento dei contributi fissi minimi da parte dei commercianti e artigiani avviene ogni 3 mesi, suddivisi quindi in 4 rate annuali, rispettando le seguenti scadenze:

  1. 18 maggio 2020;
  2. 20 agosto 2020;
  3. 16 novembre 2020;
  4. 16 febbraio 2021.

Per coloro che possiedono un reddito superiore ai 15.953 euro le scadenze dei pagamenti, coincidono con quelli dell’IRPEF.

Contributi 2020: modello F24 e relative istruzioni

Il pagamento dei contributi artigiani e commercianti nel 2020 sulle aliquote deve avvenire  mediante il modello F24.

L’INPS l’8 febbraio del 2013 con la circolare n.24 ha espresso chiaramente che non verrà spedita nessuna comunicazione di avviso per i contributi né il modello F24 da compilare perché sostituita dalla modalità telematica che, permette l’accesso al cassetto INPS in cui sono presenti tutte le informazioni relative agli importi da pagare e il modulo stesso.

Compilazione modulo f24

Qui di seguito, le istruzioni per la compilazione del modello F24 per il pagamento dei contributi 2020 di artigiani e commercianti:

  1. codice della sede INPS presso cui è stata aperta la posizione contributiva;
  2. causale contributo, vale a dire se si tratta di :
    • Pagamento contributi eccedenti il minimale del reddito, commercianti CP e artigiani AP.
    • Soluzione rateale dei contributi eccedenti il minimale, commercianti CPR e artigiani APR.
    • Esborso contributi dovuti sul minimale di reddito, commercianti CF e artigiani AF.
    • Regolarizzazione pagamenti scaduti dopo accertamento che, possono essere: con adesione CPMF per commercianti APMF per artigiani; pagamento dei debiti segnalati con avviso di pagamento, CR ARN per commercianti e  AR ARN per artigiani; rateizzazione pagamento dopo domanda di dilazione in fase amministrativa, CD per commercianti e AD per artigiani.
    • Causale per il primo pagamento dei contributi INPS: sul minimale di reddito degli anni precedenti, CFP per commercianti e AFP per artigiani; sul reddito eccedente il minimale negli anni precedenti, CPP per commercianti e APP per artigiani.

3)  codice INPS di 17 cifre, presente nella lettera all’interno del cassetto previdenziale.

  1. periodo di riferimento “da” (mese e anno di inizio del pagamento contributivo) “a” (periodo di fine pagamento).
  2. indicare gli importi a debito versati che comprendono oltre ai contributi anche gli interessi.
  3. indicare gli importi a credito che devono essere compensati.

Per concludere

In conclusione, con questo articolo ho cercato di spiegare in modo esaustivo tutto ciò che riguarda i contributi dovuti da commercianti e artigiani nel 2020. Nel caso in cui ti sorgano dubbi o quesiti da porre non esitate a contattarmi.

Controllo di gestione come strumento indispensabile per ogni impresa

Il controllo di gestione è un’attività indispensabile per qualsiasi impresa.

Per le PMI, ottenere un feedback costante sull’operato aziendale può costituire una possibilità fondamentale per migliorare le proprie prestazioni.

Il controllo di gestione non è altro che un sistema operativo che consente all’azienda di ottenere un feedback riguardo al proprio operato.

Controllo di gestione: che cos’è?

Il controllo di gestione è uno strumento essenziale per individuare i settori più proficui dell’attività e per migliorare quelli meno performanti.

L’obiettivo del controllo di gestione è quello di ordinare e sintetizzare i dati aziendali per renderli comprensibili alle figure aziendali che ogni giorno sono chiamate ad assumere decisioni.

Il Controllo di Gestione è un’attività che tende ad assumere configurazioni differenti in ogni azienda.

Il bilancio d’esercizio è uno strumento di controllo, che contiene una sintesi di tutte le attività svolte nell’arco di un dato periodo e viene predisposto per ottemperare ad obblighi fiscali

I dati inclusi all’interno del bilancio sono precisi e validati da una attività di movimentazioni contabili.

Il bilancio d’esercizio è inteso come strumento di programmazione e controllo della qualità del reddito.

Esso è considerato come strumento di previsione del reddito d’esercizio e utilizza lo strumento di reporting per anticipare gli scostamenti reddituali rispetto ai valori previsionali stimati di bilancio.

La finalità del bilancio d’esercizio è ottenere una configurazione, totale o parziale, di reddito effettivamente realizzato secondo la definizione della clausola generale del bilancio (art. 2423-bis, c.c.) e del principio contabile OIC N. 11.

Il controllo di gestione risponde a importanti esigenze interne: i dati possono provenire da qualsiasi ambito produttivo.

Il controllo direzionale ha lo scopo di raccogliere e analizzare questi dati al fine di prendere decisioni vincenti per l’attività.

Un controllo di gestione è in grado non solo di ottimizzare la gestione di tutte le risorse aziendali, ma anche di migliorare le strategie di marketing e vendita per incrementarne il guadagno.

Controllo di gestione: come funziona?

Il controllo di gestione è un processo che si suddivide in 4 fasi:

  • La fase di pianificazione è il primo passo per eseguire un adeguato controllo di gestione. Questa fare di programmazione e pianificazione consiste nell’elaborazione e nella definizione delle strategie aziendali a lungo, medio e breve termine.
  • La fase di esecuzione consiste nella disposizione delle risorse aziendali con lo scopo di raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • La fase di reporting costituisce il momento vero e proprio del controllo. In questa fase avviene l’analisi del raggiungimento degli obiettivi aziendali e la verifica dei piani aziendali.
  • L’ultima fase, quella della valutazione, consiste nella revisione dei piani e dell’impiego delle risorse a disposizione dell’azienda.

Controllo di gestione: come si fa?

Per ottenere un controllo di gestione di successo è necessario svolgere alcune attività che consentono di ottimizzare l’impiego delle risorse aziendali e migliorare i risultati di business.

Analisi e riclassificazione del bilancio

Al fine di valutare se le risorse economiche siano adeguate agli investimenti di mercato, l’attività di analisi e di riclassificazione del bilancio aziendale consiste nella revisione della struttura economica e finanziaria dell’azienda.

Riclassificare il bilancio significa ridurre l’intera Contabilità Generale a poche classi omogenee di valori indispensabili all’analisi.

Inoltre, la riclassificazione del bilancio consente di semplificare la lettura, evidenziando la differenza tra investimenti aziendali e spese correnti.

La contabilità generale può essere utilizzata sia per redigere il bilancio che per fare un controllo interno.

È fondamentale, ai fini del controllo di gestione, procedere ad un’analisi comparata in quanto consiste nel confronto tra bilancio attuale e quello dell’anno precedente.

L’analisi comparata consente all’imprenditore e al team decisionale aziendale di avere una visione ampia del rendimento dell’attività sul mercato.

Predisporre il Bilancio previsionale

Una delle attività fondamentali del controllo di gestione è predisporre il bilancio previsionale, che significa prevedere quali potranno essere le spese e i ricavi dell’anno successivo.

Predisporre un bilancio previsionale consente di prevedere i ricavi ed i costi.

Il bilancio previsionale permette di stilare un elenco di potenziali investimenti delle risorse aziendali ed obiettivi operativi.

Analisi degli scostamenti

Ai fini del controllo di gestione l’analisi degli scostamenti è un’attività che deve essere svolta con cadenza almeno trimestrale.

Ciò consente di valutare gli effettivi risultati ottenuti comparandoli a quelli ipotizzati all’interno del bilancio previsionale.

L’obiettivo di questa analisi è valutare l’efficacia reale delle risorse aziendali, che deve essere comparata agli obiettivi operativi precedentemente definiti.

Controllo di gestione: quali sono i vantaggi?

Per l’azienda stessa il controllo di gestione ha questi vantaggi:

  • valutare l’andamento aziendale e pianificare obiettivi operativi. Inoltre, l’imprenditore avrà la possibilità di analizzare l’efficacia delle proprie risorse e stilare nuovi obiettivi raggiungibili sulla base delle valutazioni effettuate,
  • ottimizzare le risorse economiche aziendali. Mediante l’analisi di bilancio sarà possibile definire obiettivi concreti e raggiungibili a livello di mercato,
  • evidenziare il ruolo preciso di ogni unità produttiva. In questo modo sarà semplice identificare modificare la gestione e l’organizzazione aziendale al fine di incrementare il rendimento del business globale.

 

Richiedi una Consulenza Professionale sul controllo di gestione: contattami!

Borsa di studio e tirocinio: la dichiarazione dei redditi è d’obbligo?

Le somme corrisposte a titolo di borsa di studio e tirocinio formativo o di orientamento devono essere inserite nel modello 730?

Sono considerati redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente oppure è prevista l’esenzione in termini di presentazione della dichiarazione dei redditi?

Sono queste le principali domande a cui risponderemo nel nostro focus.

Lo faremo attenendoci ad alcune regole da seguire, alle disposizioni del TUIR, del MEF e dell’Agenzia delle Entrate.

Borsa di studio e tirocinio: è obbligatorio presentare il modello 730?

Per legge, esistono casi in cui è previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e casi in cui è prevista l’esenzione in riferimento a somme percepite come borsa di studio e indennità per il tirocinio.

L’articolo 50 del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi) stabilisce che gli importi corrisposti a titolo di borse di studio, assegno, premio o sussidio per studio o addestramento professionale sono ritenuti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

La lista fornita dal TUIR include anche le indennità corrisposte a titolo di orientamento al lavoro e di tirocinio formativo.

In quali casi è obbligatorio inserire nella dichiarazione dei redditi borse di studio e tirocini?

La risposta a questa domanda è contenuta in due documenti dell’Agenzia delle Entrate e del MEF.

La risoluzione n. 95 – 21 marzo 2002 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce quanto segue: anche per le indennità riferite a tirocinio o stage (ad esempio, il tirocinio Garanzia Giovani) è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi.

Riguardo alle borse di studio, la circolare n. 326 – 23 dicembre 1997 del MEF indica che le somme percepite per attività di studio, ricerca scientifica e specializzazione rientrano nella categoria dei redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Come per altri redditi assimilati (tirocini formativi e di orientamento, assegni, premi o sussidi erogati per studio o addestramento professionale) è obbligatorio presentare il modello 730 ed applicare per il sostituto d’imposta la ritenuta Irpef.

Lo stagista o borsista riceverà, oltretutto, la certificazione unica che contiene le somme complessive erogate e gli importi trattenuti a fini Irpef.

Borsa di studio e tirocinio: modello 730 e soggiorni all’estero

Le istruzioni per la compilazione del modello 730/2020 chiariscono ulteriori dubbi.

Le borse di studio vanno dichiarate da contribuenti residenti in Italia, non soggetti ad una specifica esenzione.

In caso di soggiorno all’estero per motivi di studio, le regole stabilite in Italia vengono applicate in base alle Convenzioni. Il motivo è facilmente intuibile: evitare doppie imposte sui redditi.

Facciamo un esempio.

Un contribuente residente in Italia, per motivi di studio, deve soggiornare in uno dei seguenti Paesi esteri: Francia, Germania, Regno Unito o Stati Uniti. Percepisce somme da un soggetto residente in Italia. In tal caso, la borsa di studio è tassabile esclusivamente nel nostro Paese.

Mettiamo il caso in cui, invece, il contribuente trasferitosi all’estero per studio (in uno dei quattro Paesi su menzionati) riceve il pagamento da un soggetto residente nello stato estero dove soggiorna.

Il soggetto all’estero che corrisponde la borsa di studio potrà tassare il reddito, mentre il contribuente dovrà dichiararlo anche in Italia richiedendo il credito per l’imposta pagata all’estero.

Quando la borsa di studio è esente dall’obbligo di invio del modello 730

Vi sono casi in cui le borse di studio non vanno in dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Unico).

Di conseguenza, non c’è l’obbligo di presentare ed inviare il modello 730 né di versare imposte sulle somme percepite.

In sintesi, non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi chi percepisce una borsa di studio che rientra fra quelle riconosciute per:

– diritto allo studio universitario;

– attività di ricerca post-laurea;

– mobilità internazionale.

Elenco dettagliato delle borse di studio esenti dall’obbligo

In dettaglio, le borse di studio non tassate secondo le regole ordinarie riguardano quelle:

– corrisposte dalle regioni a statuto ordinario, regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e Bolzano agli studenti universitari sulla base del decreto legislativo n. 68 del 29 marzo 2012;

– corrisposte dalle università, istituti di istruzione universitaria e provincia autonoma di Bolzano, secondo la Legge n. 398 – 30 novembre 1989. Si riferiscono alla frequenza dei corsi di perfezionamento e specializzazione relativi al dottorato di ricerca, attività di ricerca post dottorato e corsi di perfezionamento all’estero;

– bandite dal 1° gennaio 2000 nell’ambito del programma “Socrates”. Questo programma è stato istituito con decisione n. 819/95/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 marzo 1995, modificata dalla decisione n. 576/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Rientrano in questa categoria le somme aggiuntive corrisposte dall’Università, a patto che la somma complessiva annua non superi i 7.746,85 euro;

– nell’ambito del programma “Erasmus +“, per la mobilità internazionale, erogate agli studenti delle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base al regolamento UE n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio;

– corrisposte per la frequenza nelle università di specializzazione in medicina e chirurgia ai sensi del D.Lgs. n. 257 – 8 agosto 1991;

– nazionali per il merito e la mobilità erogate dalla Fondazione Articolo 34 (art. 1, comma 285, legge n. 232 – 11 dicembre 2016);

– a vittime della criminalità organizzata, del terrorismo, agli orfani ed ai figli di queste vittime in base alla Legge n. 407 – 23 novembre 1998;

– ricevute a titolo di contributi in natura nell’ambito di progetti d’innovazione sociale ai sensi della Legge n. 58  del 28 giugno 2019.

 

Per maggiori informazioni contattami e richiedimi una Consulenza Professionale.

Ritenuta d’acconto: cos’è e come funziona?

Nel momento in cui si esegue una prestazione di lavoro autonomo occasionale è bene sapere che cos’è e come funziona la ritenuta d’acconto.

Se lavori occasionalmente e non lavori con la Partita IVA puoi ricevere un pagamento con ritenuta d’acconto.

Chi accredita una somma (il cosiddetto sostituto d’imposta, che sostituisce in tutto o in parte il contribuente nei rapporti con l’amministrazione finanziaria), in determinati casi previsti dalla Legge, trattiene l’imposta sul compenso e la versa poi alle casse dello Stato in luogo del contribuente.

Ritenuta d’acconto: che cos’è?

La ritenuta d’acconto è dunque una trattenuta Irpef (per i redditi delle persone fisiche) o Ires (in caso di società) effettuata sulle somme di denaro percepite dai datori di lavoro o dai clienti.

Sono soggetti a ritenuta d’acconto i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente, i redditi da capitale e altri redditi previsti dalla normativa vigente.

Esistono diverse tipologie di ritenuta: la ritenuta a titolo di acconto e la ritenuta a titolo di imposta.

Nel primo caso vi è una ritenuta del 20% da parte di chi riceve la prestazione, mentre nel secondo caso sul totale si versa solo il 20%.

La ritenuta d’acconto può essere l’imposta vera e propria oppure un’anticipazione delle imposte che si andranno poi a pagare.

Ritenuta a titolo d’acconto

In questo caso la ritenuta è solo un acconto sull’ammontare delle tasse da pagare.

Nel caso in cui il datore di lavoro deve corrispondere al suo collaboratore 3.000 euro, al netto gliene pagherà solo 2.400, mentre il restante 20% sarà versato dal datore di lavoro all’erario rappresentando un anticipo sulle imposte da pagare.

Al momento della dichiarazione dei redditi chi deve pagare le tasse dovrà corrispondere il 23% a titolo di IRPEF sulle ricevute emesse, dalle quali bisognerà sottrarre le ritenute già versate per conto del lavoratore dal suo datore di lavoro o cliente.

Ritenuta a titolo d’imposta

Si applica il versamento dell’aliquota pari al 20%, in questo caso la tassazione sul compenso viene corrisposta direttamente all’Erario da chi ha commissionato il lavoro.

Ritenute d’acconto: quali sono le principali tipologie?

Non esiste una sola forma di ritenuta d’acconto, per questo è importante conoscere quali sono quelle più utilizzate.

Ritenute sui redditi di capitale

Nel momento in cui vengono percepiti dei proventi da un investimento finanziario, si applicano delle ritenute a titolo d’imposta o d’acconto pari al 12,5%, 20% o 26%, a seconda dalla natura dello strumento finanziario.

Ritenute d’acconto da lavoro dipendente

In busta paga il lavoratore a titolo di IRPEF corrisponde ogni mese le tasse sul suo compenso mensile.

In sede di dichiarazione dei redditi i pagamenti IRPEF già effettuati mensilmente dall’azienda e detratti dalla busta paga, vengono detratti ulteriormente dalle tasse che deve pagare il dipendente.

Ritenuta d’acconto prestazione occasionale per liberi professionisti

La ritenuta d’acconto per prestazione occasionale per Liberi Professionisti viene applicata nel momento in cui si lavora come libero professionista senza aprire Partita IVA e si offre un servizio a un’azienda o impresa.

Ritenuta d’acconto: quando può essere applicata?

A seconda dei casi la ritenuta d’acconto può essere applicata con varie aliquote.

Secondo quanto disposto dalla normativa una fattura con ritenuta d’acconto può essere applicata per:

  • Prestazioni di lavoro autonomo per i soggetti non residenti in Italia con imposta a titolo d’imposta (aliquota al 30%),
  • Prestazioni di lavoro occasionali o autonomo: in questo caso la ritenuta (aliquota pari al 20%),
  • Redditi derivanti dall’uso di opere d’ingegno, brevetti di processi, formule e industriali (aliquota tra il 20 e il 25%),
  • Utili ottenuti per i contratti di associazione in partecipazione (aliquota del 20%),
  • Compensi erogati agli amministratori condominiali (aliquota pari al 20%),
  • Partecipazioni agli utili per associazioni percepiti da soggetti non residenti (aliquota pari al 30%),
  • Proventi provenienti dalla mediazione e dal procacciamento di affari (aliquota pari al 20%).

Versamento ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta

Nel momento in cui viene applicata, la ritenuta d’acconto dev’essere sempre indicata all’interno del modulo prestazione occasionale.

Il sostituto d’imposta, entro il 16 del mese successivo a quello dell’avvenuto pagamento, dovrà versare il modello F24 indicando generalmente come codice tributo 1040 nella sezione “erario” e inserendo mese e anno per cui il tributo è stato pagato.

Ad ogni lavoratore autonomo entro la fine di marzo verrà inviata la Certificazione Unica indicante l’avvenuto pagamento dei compensi e le trattenute effettuate.

Le Certificazioni Uniche sono fondamentali per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, in quanto in dichiarazione dei redditi deve essere indicato l’ammontare delle imposte che il sostituto d’imposta ha già versato per loro.

Ritenuta d’acconto: come compilare la fattura?

All’interno della ricevuta deve essere compilata ed indicata la ritenuta d’acconto.

Sulla stessa si devono riportare o seguenti dati:

  • i dati del collaboratore: nome, cognome, indirizzo di residenza e codice fiscale,
  • i dati del soggetto committente: nome, cognome, codice fiscale, indirizzo della sede fiscale dell’azienda o impresa e Partita IVA.
  • Numero della ricevuta e data in cui viene emessa
  • Descrizione dell’attività svolta
  • Importo del compenso lordo
  • Importo della ritenuta
  • Importo netto ovvero il quantum effettivamente percepito dal professionista.

Modello Fac Simile Ricevuta con Ritenuta d’acconto

Riportiamo il modello di ricevuta fiscale da utilizzare.

Spett.le  “…………….”

Via ………………………………..

Città …………………………………..

Codice fiscale/Partita IVA ………………………..

                                              

Ricevuta per prestazione occasionale

Con la presente il/la sottoscritto/a ……………………………………, nato/a a ………………… il …………………, residente a …………………, Prov. ……………….., in Via ….……………………….., dà ricevuta del compenso pattuito per la prestazione svolta nel periodo ………………….. nell’ambito di ……………………………………………. .

 

Compenso lordo                                    Euro …………..

Ritenuta d’acconto (20%)                              Euro ………………

Compenso netto                                Euro ………………

 

Si prega di accreditare l’importo di Euro ……….. sul conto corrente  presso la Banca …………………………. .

Codice IBAN ……………………………….

                                                     

Dichiaro di essere esonerato dall’obbligo della fatturazione in quanto trattasi di prestazione occasionale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 633/72.

 

Luogo e data                                               Firma                     …………………………………………..

(Applicare bollo da € 2 per importi superiori € 77,47

 

Per maggiori informazioni e per richiedere una Consulenza Professionale personalizzata contattami.

Angelo Calò