Commercialista Dr. Angelo Calò

Controllo di gestione come strumento indispensabile per ogni impresa

Il controllo di gestione è un’attività indispensabile per qualsiasi impresa.

Per le PMI, ottenere un feedback costante sull’operato aziendale può costituire una possibilità fondamentale per migliorare le proprie prestazioni.

Il controllo di gestione non è altro che un sistema operativo che consente all’azienda di ottenere un feedback riguardo al proprio operato.

Controllo di gestione: che cos’è?

Il controllo di gestione è uno strumento essenziale per individuare i settori più proficui dell’attività e per migliorare quelli meno performanti.

L’obiettivo del controllo di gestione è quello di ordinare e sintetizzare i dati aziendali per renderli comprensibili alle figure aziendali che ogni giorno sono chiamate ad assumere decisioni.

Il Controllo di Gestione è un’attività che tende ad assumere configurazioni differenti in ogni azienda.

Il bilancio d’esercizio è uno strumento di controllo, che contiene una sintesi di tutte le attività svolte nell’arco di un dato periodo e viene predisposto per ottemperare ad obblighi fiscali

I dati inclusi all’interno del bilancio sono precisi e validati da una attività di movimentazioni contabili.

Il bilancio d’esercizio è inteso come strumento di programmazione e controllo della qualità del reddito.

Esso è considerato come strumento di previsione del reddito d’esercizio e utilizza lo strumento di reporting per anticipare gli scostamenti reddituali rispetto ai valori previsionali stimati di bilancio.

La finalità del bilancio d’esercizio è ottenere una configurazione, totale o parziale, di reddito effettivamente realizzato secondo la definizione della clausola generale del bilancio (art. 2423-bis, c.c.) e del principio contabile OIC N. 11.

Il controllo di gestione risponde a importanti esigenze interne: i dati possono provenire da qualsiasi ambito produttivo.

Il controllo direzionale ha lo scopo di raccogliere e analizzare questi dati al fine di prendere decisioni vincenti per l’attività.

Un controllo di gestione è in grado non solo di ottimizzare la gestione di tutte le risorse aziendali, ma anche di migliorare le strategie di marketing e vendita per incrementarne il guadagno.

Controllo di gestione: come funziona?

Il controllo di gestione è un processo che si suddivide in 4 fasi:

  • La fase di pianificazione è il primo passo per eseguire un adeguato controllo di gestione. Questa fare di programmazione e pianificazione consiste nell’elaborazione e nella definizione delle strategie aziendali a lungo, medio e breve termine.
  • La fase di esecuzione consiste nella disposizione delle risorse aziendali con lo scopo di raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • La fase di reporting costituisce il momento vero e proprio del controllo. In questa fase avviene l’analisi del raggiungimento degli obiettivi aziendali e la verifica dei piani aziendali.
  • L’ultima fase, quella della valutazione, consiste nella revisione dei piani e dell’impiego delle risorse a disposizione dell’azienda.

Controllo di gestione: come si fa?

Per ottenere un controllo di gestione di successo è necessario svolgere alcune attività che consentono di ottimizzare l’impiego delle risorse aziendali e migliorare i risultati di business.

Analisi e riclassificazione del bilancio

Al fine di valutare se le risorse economiche siano adeguate agli investimenti di mercato, l’attività di analisi e di riclassificazione del bilancio aziendale consiste nella revisione della struttura economica e finanziaria dell’azienda.

Riclassificare il bilancio significa ridurre l’intera Contabilità Generale a poche classi omogenee di valori indispensabili all’analisi.

Inoltre, la riclassificazione del bilancio consente di semplificare la lettura, evidenziando la differenza tra investimenti aziendali e spese correnti.

La contabilità generale può essere utilizzata sia per redigere il bilancio che per fare un controllo interno.

È fondamentale, ai fini del controllo di gestione, procedere ad un’analisi comparata in quanto consiste nel confronto tra bilancio attuale e quello dell’anno precedente.

L’analisi comparata consente all’imprenditore e al team decisionale aziendale di avere una visione ampia del rendimento dell’attività sul mercato.

Predisporre il Bilancio previsionale

Una delle attività fondamentali del controllo di gestione è predisporre il bilancio previsionale, che significa prevedere quali potranno essere le spese e i ricavi dell’anno successivo.

Predisporre un bilancio previsionale consente di prevedere i ricavi ed i costi.

Il bilancio previsionale permette di stilare un elenco di potenziali investimenti delle risorse aziendali ed obiettivi operativi.

Analisi degli scostamenti

Ai fini del controllo di gestione l’analisi degli scostamenti è un’attività che deve essere svolta con cadenza almeno trimestrale.

Ciò consente di valutare gli effettivi risultati ottenuti comparandoli a quelli ipotizzati all’interno del bilancio previsionale.

L’obiettivo di questa analisi è valutare l’efficacia reale delle risorse aziendali, che deve essere comparata agli obiettivi operativi precedentemente definiti.

Controllo di gestione: quali sono i vantaggi?

Per l’azienda stessa il controllo di gestione ha questi vantaggi:

  • valutare l’andamento aziendale e pianificare obiettivi operativi. Inoltre, l’imprenditore avrà la possibilità di analizzare l’efficacia delle proprie risorse e stilare nuovi obiettivi raggiungibili sulla base delle valutazioni effettuate,
  • ottimizzare le risorse economiche aziendali. Mediante l’analisi di bilancio sarà possibile definire obiettivi concreti e raggiungibili a livello di mercato,
  • evidenziare il ruolo preciso di ogni unità produttiva. In questo modo sarà semplice identificare modificare la gestione e l’organizzazione aziendale al fine di incrementare il rendimento del business globale.

 

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Borsa di studio e tirocinio: la dichiarazione dei redditi è d’obbligo?

Le somme corrisposte a titolo di borsa di studio e tirocinio formativo o di orientamento devono essere inserite nel modello 730?

Sono considerati redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente oppure è prevista l’esenzione in termini di presentazione della dichiarazione dei redditi?

Sono queste le principali domande a cui risponderemo nel nostro focus.

Lo faremo attenendoci ad alcune regole da seguire, alle disposizioni del TUIR, del MEF e dell’Agenzia delle Entrate.

Borsa di studio e tirocinio: è obbligatorio presentare il modello 730?

Per legge, esistono casi in cui è previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e casi in cui è prevista l’esenzione in riferimento a somme percepite come borsa di studio e indennità per il tirocinio.

L’articolo 50 del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi) stabilisce che gli importi corrisposti a titolo di borse di studio, assegno, premio o sussidio per studio o addestramento professionale sono ritenuti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

La lista fornita dal TUIR include anche le indennità corrisposte a titolo di orientamento al lavoro e di tirocinio formativo.

In quali casi è obbligatorio inserire nella dichiarazione dei redditi borse di studio e tirocini?

La risposta a questa domanda è contenuta in due documenti dell’Agenzia delle Entrate e del MEF.

La risoluzione n. 95 – 21 marzo 2002 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce quanto segue: anche per le indennità riferite a tirocinio o stage (ad esempio, il tirocinio Garanzia Giovani) è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi.

Riguardo alle borse di studio, la circolare n. 326 – 23 dicembre 1997 del MEF indica che le somme percepite per attività di studio, ricerca scientifica e specializzazione rientrano nella categoria dei redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Come per altri redditi assimilati (tirocini formativi e di orientamento, assegni, premi o sussidi erogati per studio o addestramento professionale) è obbligatorio presentare il modello 730 ed applicare per il sostituto d’imposta la ritenuta Irpef.

Lo stagista o borsista riceverà, oltretutto, la certificazione unica che contiene le somme complessive erogate e gli importi trattenuti a fini Irpef.

Borsa di studio e tirocinio: modello 730 e soggiorni all’estero

Le istruzioni per la compilazione del modello 730/2020 chiariscono ulteriori dubbi.

Le borse di studio vanno dichiarate da contribuenti residenti in Italia, non soggetti ad una specifica esenzione.

In caso di soggiorno all’estero per motivi di studio, le regole stabilite in Italia vengono applicate in base alle Convenzioni. Il motivo è facilmente intuibile: evitare doppie imposte sui redditi.

Facciamo un esempio.

Un contribuente residente in Italia, per motivi di studio, deve soggiornare in uno dei seguenti Paesi esteri: Francia, Germania, Regno Unito o Stati Uniti. Percepisce somme da un soggetto residente in Italia. In tal caso, la borsa di studio è tassabile esclusivamente nel nostro Paese.

Mettiamo il caso in cui, invece, il contribuente trasferitosi all’estero per studio (in uno dei quattro Paesi su menzionati) riceve il pagamento da un soggetto residente nello stato estero dove soggiorna.

Il soggetto all’estero che corrisponde la borsa di studio potrà tassare il reddito, mentre il contribuente dovrà dichiararlo anche in Italia richiedendo il credito per l’imposta pagata all’estero.

Quando la borsa di studio è esente dall’obbligo di invio del modello 730

Vi sono casi in cui le borse di studio non vanno in dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Unico).

Di conseguenza, non c’è l’obbligo di presentare ed inviare il modello 730 né di versare imposte sulle somme percepite.

In sintesi, non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi chi percepisce una borsa di studio che rientra fra quelle riconosciute per:

– diritto allo studio universitario;

– attività di ricerca post-laurea;

– mobilità internazionale.

Elenco dettagliato delle borse di studio esenti dall’obbligo

In dettaglio, le borse di studio non tassate secondo le regole ordinarie riguardano quelle:

– corrisposte dalle regioni a statuto ordinario, regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e Bolzano agli studenti universitari sulla base del decreto legislativo n. 68 del 29 marzo 2012;

– corrisposte dalle università, istituti di istruzione universitaria e provincia autonoma di Bolzano, secondo la Legge n. 398 – 30 novembre 1989. Si riferiscono alla frequenza dei corsi di perfezionamento e specializzazione relativi al dottorato di ricerca, attività di ricerca post dottorato e corsi di perfezionamento all’estero;

– bandite dal 1° gennaio 2000 nell’ambito del programma “Socrates”. Questo programma è stato istituito con decisione n. 819/95/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 marzo 1995, modificata dalla decisione n. 576/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Rientrano in questa categoria le somme aggiuntive corrisposte dall’Università, a patto che la somma complessiva annua non superi i 7.746,85 euro;

– nell’ambito del programma “Erasmus +“, per la mobilità internazionale, erogate agli studenti delle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base al regolamento UE n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio;

– corrisposte per la frequenza nelle università di specializzazione in medicina e chirurgia ai sensi del D.Lgs. n. 257 – 8 agosto 1991;

– nazionali per il merito e la mobilità erogate dalla Fondazione Articolo 34 (art. 1, comma 285, legge n. 232 – 11 dicembre 2016);

– a vittime della criminalità organizzata, del terrorismo, agli orfani ed ai figli di queste vittime in base alla Legge n. 407 – 23 novembre 1998;

– ricevute a titolo di contributi in natura nell’ambito di progetti d’innovazione sociale ai sensi della Legge n. 58  del 28 giugno 2019.

 

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Ritenuta d’acconto: cos’è e come funziona?

Nel momento in cui si esegue una prestazione di lavoro autonomo occasionale è bene sapere che cos’è e come funziona la ritenuta d’acconto.

Se lavori occasionalmente e non lavori con la Partita IVA puoi ricevere un pagamento con ritenuta d’acconto.

Chi accredita una somma (il cosiddetto sostituto d’imposta, che sostituisce in tutto o in parte il contribuente nei rapporti con l’amministrazione finanziaria), in determinati casi previsti dalla Legge, trattiene l’imposta sul compenso e la versa poi alle casse dello Stato in luogo del contribuente.

Ritenuta d’acconto: che cos’è?

La ritenuta d’acconto è dunque una trattenuta Irpef (per i redditi delle persone fisiche) o Ires (in caso di società) effettuata sulle somme di denaro percepite dai datori di lavoro o dai clienti.

Sono soggetti a ritenuta d’acconto i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente, i redditi da capitale e altri redditi previsti dalla normativa vigente.

Esistono diverse tipologie di ritenuta: la ritenuta a titolo di acconto e la ritenuta a titolo di imposta.

Nel primo caso vi è una ritenuta del 20% da parte di chi riceve la prestazione, mentre nel secondo caso sul totale si versa solo il 20%.

La ritenuta d’acconto può essere l’imposta vera e propria oppure un’anticipazione delle imposte che si andranno poi a pagare.

Ritenuta a titolo d’acconto

In questo caso la ritenuta è solo un acconto sull’ammontare delle tasse da pagare.

Nel caso in cui il datore di lavoro deve corrispondere al suo collaboratore 3.000 euro, al netto gliene pagherà solo 2.400, mentre il restante 20% sarà versato dal datore di lavoro all’erario rappresentando un anticipo sulle imposte da pagare.

Al momento della dichiarazione dei redditi chi deve pagare le tasse dovrà corrispondere il 23% a titolo di IRPEF sulle ricevute emesse, dalle quali bisognerà sottrarre le ritenute già versate per conto del lavoratore dal suo datore di lavoro o cliente.

Ritenuta a titolo d’imposta

Si applica il versamento dell’aliquota pari al 20%, in questo caso la tassazione sul compenso viene corrisposta direttamente all’Erario da chi ha commissionato il lavoro.

Ritenute d’acconto: quali sono le principali tipologie?

Non esiste una sola forma di ritenuta d’acconto, per questo è importante conoscere quali sono quelle più utilizzate.

Ritenute sui redditi di capitale

Nel momento in cui vengono percepiti dei proventi da un investimento finanziario, si applicano delle ritenute a titolo d’imposta o d’acconto pari al 12,5%, 20% o 26%, a seconda dalla natura dello strumento finanziario.

Ritenute d’acconto da lavoro dipendente

In busta paga il lavoratore a titolo di IRPEF corrisponde ogni mese le tasse sul suo compenso mensile.

In sede di dichiarazione dei redditi i pagamenti IRPEF già effettuati mensilmente dall’azienda e detratti dalla busta paga, vengono detratti ulteriormente dalle tasse che deve pagare il dipendente.

Ritenuta d’acconto prestazione occasionale per liberi professionisti

La ritenuta d’acconto per prestazione occasionale per Liberi Professionisti viene applicata nel momento in cui si lavora come libero professionista senza aprire Partita IVA e si offre un servizio a un’azienda o impresa.

Ritenuta d’acconto: quando può essere applicata?

A seconda dei casi la ritenuta d’acconto può essere applicata con varie aliquote.

Secondo quanto disposto dalla normativa una fattura con ritenuta d’acconto può essere applicata per:

  • Prestazioni di lavoro autonomo per i soggetti non residenti in Italia con imposta a titolo d’imposta (aliquota al 30%),
  • Prestazioni di lavoro occasionali o autonomo: in questo caso la ritenuta (aliquota pari al 20%),
  • Redditi derivanti dall’uso di opere d’ingegno, brevetti di processi, formule e industriali (aliquota tra il 20 e il 25%),
  • Utili ottenuti per i contratti di associazione in partecipazione (aliquota del 20%),
  • Compensi erogati agli amministratori condominiali (aliquota pari al 20%),
  • Partecipazioni agli utili per associazioni percepiti da soggetti non residenti (aliquota pari al 30%),
  • Proventi provenienti dalla mediazione e dal procacciamento di affari (aliquota pari al 20%).

Versamento ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta

Nel momento in cui viene applicata, la ritenuta d’acconto dev’essere sempre indicata all’interno del modulo prestazione occasionale.

Il sostituto d’imposta, entro il 16 del mese successivo a quello dell’avvenuto pagamento, dovrà versare il modello F24 indicando generalmente come codice tributo 1040 nella sezione “erario” e inserendo mese e anno per cui il tributo è stato pagato.

Ad ogni lavoratore autonomo entro la fine di marzo verrà inviata la Certificazione Unica indicante l’avvenuto pagamento dei compensi e le trattenute effettuate.

Le Certificazioni Uniche sono fondamentali per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, in quanto in dichiarazione dei redditi deve essere indicato l’ammontare delle imposte che il sostituto d’imposta ha già versato per loro.

Ritenuta d’acconto: come compilare la fattura?

All’interno della ricevuta deve essere compilata ed indicata la ritenuta d’acconto.

Sulla stessa si devono riportare o seguenti dati:

  • i dati del collaboratore: nome, cognome, indirizzo di residenza e codice fiscale,
  • i dati del soggetto committente: nome, cognome, codice fiscale, indirizzo della sede fiscale dell’azienda o impresa e Partita IVA.
  • Numero della ricevuta e data in cui viene emessa
  • Descrizione dell’attività svolta
  • Importo del compenso lordo
  • Importo della ritenuta
  • Importo netto ovvero il quantum effettivamente percepito dal professionista.

Modello Fac Simile Ricevuta con Ritenuta d’acconto

Riportiamo il modello di ricevuta fiscale da utilizzare.

Spett.le  “…………….”

Via ………………………………..

Città …………………………………..

Codice fiscale/Partita IVA ………………………..

 

Ricevuta per prestazione occasionale

Con la presente il/la sottoscritto/a ……………………………………, nato/a a ………………… il …………………, residente a …………………, Prov. ……………….., in Via ….……………………….., dà ricevuta del compenso pattuito per la prestazione svolta nel periodo ………………….. nell’ambito di ……………………………………………. .

 

Compenso lordo                                    Euro …………..

Ritenuta d’acconto (20%)                              Euro ………………

Compenso netto                                Euro ………………

 

Si prega di accreditare l’importo di Euro ……….. sul conto corrente  presso la Banca …………………………. .

Codice IBAN ……………………………….

 

Dichiaro di essere esonerato dall’obbligo della fatturazione in quanto trattasi di prestazione occasionale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 633/72.

 

Luogo e data                                               Firma                     …………………………………………..

(Applicare bollo da € 2 per importi superiori € 77,47

 

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Angelo Calò

Bitcoin e criptovalute in Dichiarazione dei Redditi

Febbre da Bitcoin e criptovalute? Il trading online di criptomoneta sta sempre di più “sdoganando” e conoscendo un periodo di forte espansione.

Dopo gli investimenti immobiliari, azioni ed obbligazioni, le criptovalute sono gli asset del momento e rappresentano una vera e propria “miniera” di valore.

Anche se sono soggette a repentine fluttuazioni, le valute digitali sono tra gli strumenti finanziari da detenere nel proprio portafoglio investimenti e consentono di diversificare e di guadagnare un capital gain.

Va premesso che, essendo la quotazione delle criptovalute soggetta a rilevanti e repentine variazioni di prezzo, è facile perdere capitali ed essere soggetti a minusvalenze.

Il vero dilemma è capire come dichiarare fiscalmente i proventi o capital gains derivanti dall’investimento in criptovalute.

Prima di analizzare il trattamento fiscale delle valute digitali, c’è da chiarire che cosa sono le criptovalute, come funzionano e quali sono i vantaggi derivanti.

Criptovalute: cosa sono?

Bitcoin, Ethereum, Monero, DASH, EOS, Litecoin, Ripple, etc. etc.: sono tantissime le criptovalute e le Altcoin che ogni giorno sentiamo solamente nominare.

Ma cosa sono e quali sono le caratteristiche delle criptovalute o valute digitali?

Giusto un’”infarinatura” per capire meglio come funzionano.

Le criptovalute sono asset digitali, ovvero monete virtuali non fisiche che vengono generate e scambiate telematicamente.

Come riportato dalla Consob, il termine “criptovaluta” è costituito da due parole: cripto e valuta.

Si tratta quindi di valuta “criptata” che è visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. ‘chiavi di accesso’ pubblica e privata, secondo le best practices della crittografia).

Riportiamo di seguito quali sono le principali caratteristiche delle criptovalute:

  • assenza di fisicità,
  • decentralizzazione,
  • nessun corso legale,
  • accettazione facoltativa come mezzo di pagamento alternativo alle valute legali o FIAT (Euro, dollaro, franco svizzero, etc.),
  • decentralizzazione,
  • nessun rischio di inflazione.

Le criptovalute non sono emesse da alcun Governo e da alcuna Banca Centrale, ma chiunque può creare una valuta digitale in qualsiasi momento.

Grazie ad una cosiddetta “Initial Coin Offering” (ICO) è possibile creare/distribuire criptovalute per finanziare direttamente le idee imprenditoriali.

Criptovalute: i rischi della mancanza di una regolamentazione

Purtroppo ad oggi manca una regolamentazione ad hoc: l’assenza di un quadro giuridico preciso determina l’impossibilità di attuare un’efficace tutela legale dei trader/risparmiatori che compravendono criptovalute.

Sono diversi i rischi legati alla compravendita ed al trading online di criptovalute in assenza di una precisa normativa di riferimento.

È possibile esposti a dover subire ingenti perdite economiche in caso di condotte fraudolente, fallimento o cessazione di attività dei Broker o dei principali Exchange (e non sarebbe di certo la prima volta!).

In un contesto di assenza di regole di trasparenza e di una regolamentazione ad hoc i Broker e gli operatori del settore del trading online sono esposti a elevati rischi operativi e di sicurezza.

Sussistono, inoltre, rischi di cybercrime e di controparte, di mercato, di liquidità e di esecuzione.

Bitcoin nella Dichiarazione dei Redditi: normativa fiscale criptovalute

In caso di detenzione di attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, l’articolo 4 del D.L 167/1990 sancisce che le persone fisiche, oltre agli enti non commerciali e alle società semplici, devono compilare il quadro RW.

Tra gli investimenti in attività estere di natura finanziaria rientrano le criptovalute: chiarirlo sono proprio le istruzioni alla compilazione del quadro RW, che prevedono anche una specifica indicazione in tema di asset digitali.

Il succitato articolo 4 del D.L. 167/1990 sancisce che gli «investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia».

Sul trattamento fiscale dei Bitcoin e delle criptovalute in generale dobbiamo fare riferimento alla Risoluzione n. 72/E/2016, che equipara le valute virtuali alle valute tradizionali estere.

Per questo motivo è necessario tenere a mente quanto indicato nell’articolo 67, comma 1, lett. c-ter), del DPR n 917/86.

Le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di criptovalute rientrano fra i “redditi diversi di natura finanziaria”.

È esclusa l’imponibilità delle criptovalute, secondo quanto sancito dal comma 1-ter dell’articolo 67 del DPR n. 917/86, nel caso in cui si verifichi la seguente condizione:

“la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta non sia superiore ad € 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui”.

La plusvalenza deve essere dichiarata nel quadro RT del Modello Redditi Persone Fisiche.

Un ruolo rilevante è rivestito dalla documentazione alla base della predisposizione e della compilazione corretta della dichiarazione dei redditi.

La Certificazione dell’intermediario finanziario non residente deve essere esibita al Commercialista e deve essere conservata ai fini di un possibile controllo da parte dell’Amministrazione tributaria.

Per questo gli intermediari (Broker) sono tenuti ad inviare certificazioni quanto più complete possibili.

Regime risparmio amministrato

Il regime del risparmio amministrato è un regime di tassazione applicato direttamente dall’intermediario, che espleta da sostituto d’imposta.

Ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 461/97 è necessario che l’intermediario finanziario non residente abbia costituito una stabile organizzazione in Italia.

La percentuale di tassazione viene trattenuta direttamente dall’intermediario e viene versata direttamente alle Casse dell’Erario senza interessare il contribuente/trader.

Ciò significa che il soggetto fisico che fa trading online con le criptovalute è esonerato dall’obbligo di includere nella propria dichiarazione dei redditi i proventi diversi di natura finanziaria.

Nel caso di redditi prodotti attraverso la cessione, a titolo oneroso, delle criptovalute, il contribuente deve compilare il quadro RT della dichiarazione dei redditi.

Regime dichiarativo trading criptovalute

Il regime dichiarativo è quel regime fiscale di tassazione del capital gain in cui il trader si affida ad un Commercialista per calcolare il rendimento di portafoglio attraverso l’applicazione del metodo LIFO (Last In First Out = Ultimo ad entrare, primo ad uscire).

 

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Mini IRES: il Decreto Crescita interviene sul taglio dell’IRES, ecco come funziona

Il DL n. 34/2019 (Decreto Crescita) è intervenuto sul taglio dell’IRES, ma la normativa vale anche per i soggetti IRPEF che investono nella propria impresa.

La Mini IRES è un regime di tassazione ridotta degli utili accantonati a riserva e tale beneficio non è più subordinato meramente al reinvestimento degli utili per procedere all’acquisto di beni materiali strumentali o per incrementare l’occupazione.

Scopriamo in questa guida chi sono i soggetti interessati, come funziona, la normativa vigente e i vantaggi della tassazione agevolata Mini IRES.

Mini IRES: fonti normative di riferimento

Per quanto concerne la normativa di riferimento, quella originaria è da rintracciare nell’art. 1, commi 28-34, della legge 30.12.2018, n. 145, che ha subito una modifica dal D.L. 30.04.2019, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 28.06.2019, n. 58 (“Decreto Crescita”).

Riportiamo di seguito quanto recita la normativa vigente:

“[la Mini IRES] è un incentivo volto ad individuare una modalità di tassazione agevolata ai fini IRES relativamente semplice e per sempre con la finalità di agevolare gli utili non distribuiti. L’aliquota IRES ridotta applicabile al reddito di impresa dichiarato, è correlata quindi al solo reimpiego degli utili”.

Mini IRES: chi sono i soggetti interessati?

L’agevolazione Mini IRES è rivolta a tutti i soggetti IRES individuati dall’articolo 73 del TUIR.

Pertanto, tale beneficio fiscale è fruibile sia dalle micro-imprese, sia dai soggetti IAS adopter e sia da coloro che redigono il bilancio in base al codice civile, diversi dalle micro-imprese.

Inoltre, la Mini IRES è fruibile dai soggetti IRES non residenti nel territorio dello Stato, anche se hanno optato per il consolidato fiscale.

Tale tassazione agevolata spetta pure agli enti non commerciali, limitatamente all’attività imprenditoriale eventualmente svolta.

Mini IRES: chi sono i soggetti esclusi?

La normativa riguardante la Mini IRES individua anche i soggetti esclusi:

  • i soggetti finanziari;
  • i soggetti che determinano forfettariamente il reddito e quindi, la tonnage tax ed il regime forfettario;
  • gli enti del terzo settore di cui all’art. 6 del DPR n 601/73;
  • i soggetti che determinano il reddito su base catastale, quindi le società agricole;
  • i soggetti IRPEF in contabilità semplificata, per i quali il beneficio fiscale non risulta applicabile necessitando un’evidenza anche delle movimentazioni patrimoniali.

Mini IRES: aliquote maggiorate nel tempo

Il reddito di impresa dichiarato dai beneficiari può essere assoggettato ad un’aliquota IRES ridotta di alcuni punti percentuali per la quota corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili.

In buona sostanza, nel 2019 l’aliquota IRES era pari al 22,5% ridotta dell’1,5%, per il corrente anno 2020 l’aliquota è pari al 21,5% ridotta del 2,5%.

Nel 2021 l’aliquota sarà pari al 21% ridotta del 3%, nel 2022 sarà pari al 20,5% (con riduzione del 3,5%) e nel 2023 sarà pari al 20% ma beneficerà della riduzione del 4%.

Mini IRES: parametri da considerare ai fini della determinazione del beneficio

La base di calcolo dell’aliquota IRES ridotta corrisponde alla quota di reddito pari agli utili conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dell’anno di imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione.

Gli utili oggetto di agevolazione fiscale sono al netto delle riduzioni del patrimonio netto con attribuzione ai soci.

La quota degli utili oggetto di agevolazione accantonati a riserva che eccede l’ammontare del reddito netto dichiarato viene calcolata in aumento degli utili agevolabili accantonati a riserva dell’esercizio successivo.

Pertanto, ai fini della determinazione del beneficio, i parametri da considerare sono due:

  • gli utili accantonati a riserva nei limiti dell’incremento di patrimonio netto,
  • il reddito di impresa.

Utili accantonati a riserva

Per quanto concerne tale requisito è presupposto imprescindibile del beneficio fiscale il versamento dei soci volto ad aumentare il patrimonio.

Inoltre, sottolineiamo ancora una volta che gli utili siano accantonati a riserva e non distribuiti ai soci.

È bene procedere ad un controllo sulle riserve di utili diverse da quelle formate da utili non disponibili.

Ricordiamo in tale sede che il comma 1 lett. a) dell’art. 2 del DL n 34/19 recita:

si considerano riserve di utili non disponibili le riserve formate con utili diversi da quelli realmente conseguiti ai sensi dell’art. 2433 Codice Civile”.

Reddito d’impresa

Per quanto concerne questo requisito rileva il reddito d’impresa dichiarato.

Pertanto, tale beneficio fiscale non si può fare valere in sede di rettifica in aumento del reddito, ma è fruibile solo in sede di autoliquidazione delle imposte.

Mini IRES con consolidato fiscale

Il comma quattro dell’art. 2 del DL n 34/19 disciplina la Mini IRES per le società che hanno optato per il consolidato fiscale.

Il consolidato fiscale è vietato, ai sensi dell’articolo 126 TUIR, alle società che fruiscono di riduzioni dell’aliquota dell’imposta sui redditi.

Ma, tale limitazione non trova applicazione ai soggetti che si avvalgono della Mini IRES.

Per quanto concerne l’accesso alla Mini IRES nel caso di consolidato fiscale, è riconosciuto in capo alla consolidante di applicare l’aliquota ridotta sul reddito complessivo del gruppo.

In ogni caso, ciascuna società dovrebbe calcolare il proprio reddito oggetto di agevolazione e trasferirlo al consolidato.

Mini IRES: Conclusioni

La finalità della Mini IRES è quella di incentivare il reinvestimento degli utili nell’impresa.

L’attuale disciplina è più semplice rispetto alla prima mini IRES, ma la sua applicazione comporta in ogni caso l’assistenza e la consulenza di un professionista abilitato, onde evitare errori e rischi di incorrere in sanzioni.

Mini IRES: richiedi una Consulenza fiscale personalizzata!

Vista la complessità della normativa è bene affidarsi ad un Commercialista e richiedere una Consulenza fiscale personalizzata.

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Angelo Calò

 

 

 

 

Come fatturare a Google Adsense

Nell’era dei blog e degli E-Commerce sta assumendo sempre più importanza il servizio di Google Adsense, il programma pubblicitario creato e gestito da Google, che consente di guadagnare esponendo annunci testuali e banner pubblicitari.

Se ospiti sul tuo sito web degli spazi pubblicitari acquistati da terzi, devi sapere che stai esercitando un’attività commerciale in forma imprenditoriale.

Se sei un digital marketer devi assolutamente conoscere e sapere come gestire da un punto di vista amministrativo e fiscale questo tipo di attività.

Google Adsense: cos’è?

Come già ti ho anticipato Google Adsense è il programma di inserzioni pubblicitarie che consente ai gestori dei siti web di ospitare spazi pubblicitari dove vengono visualizzati gli annunci.

Google AdSense agisce sul contenuto del sito, pubblica gli annunci sui singoli siti web e Google paga i webmaster dei siti dove sono visualizzati gli annunci che vengono cliccati.

Gli annunci pubblicitari provengono da AdWords, che permette di inserire annunci sulle pagine dei risultati di Google.

Il pagamento avviene ad ogni clic su uno degli annunci pubblicati nel sito.

Per iniziare ad utilizzare Google AdSense è necessario iscriversi al programma e ricopiare un pezzo di codice HTML all’interno del sito web.

Una volta perfezionata l’operazione è necessario attendere un po’ di tempo per iniziare a vedere sul proprio sito gli annunci pubblicitari.

Google precisa che sono necessarie fino a 3 giorni massimo, ma in effetti l’operazione è molto più veloce.

Google Adsense: Quanto si guadagna?

Immagino che ti stai domandando quanto sia possibile guadagnare ospitando spazi pubblicitari sul proprio sito.

Non è forse così? Se sei capitato in questa guida significa che stai ricercando informazioni su “come fatturare a Google Adsense”.

Devi sapere che se sei un blogger e hai un sito di piccole dimensioni non ci guadagnerai grandissime cifre, potrai a malapena permetterti di coprire i costi di gestione del blog.

L’advertising online è un’attività remunerativa solo sui blog e siti molto visitati. Infatti, lavorando costantemente puoi trasformare questa attività in un’entrata economica costante.

Non mancano i casi in cui ci si possa permettere di vivere solo di rendita e di entrate monetarie derivanti dall’ospitare annunci pubblicitari sul tuo sito o blog.

Quando i guadagni di Google AdSense iniziano ad essere veramente di entità non trascurabile, devi valutare la necessità di aprire la Partita IVA e di dichiarare fiscalmente i tuoi compensi.

È assolutamente rilevante per ogni digital marketer saper gestire oculatamente le entrate monetarie derivanti dal programma Google Adsense.

Google Adsense e Tax Planning

Esercitare un’attività di tipo commerciale, come quella pubblicitaria, comporta la necessità di fare fronte ad una serie di adempimenti di natura amministrativa, fiscale e contributiva.

Dato che avere un blog o un sito ed ospitare spazi pubblicitari è un’attività imprenditoriale abituale, devi valutare attentamente la necessità di aprire la Partita IVA.

In questo caso è sempre bene rivolgersi ad un Dottore Commercialista di fiducia che ti seguirà passo dopo passo nella procedura di apertura Partita IVA, scelta del Codice ATECO più corretto per inquadrare l’attività svolta ed il Regime fiscale a te più conveniente.

Un buon Consulente fiscale consente di aggiungere valore aggiunto alla tua attività imprenditoriale.

Aprire Partita IVA per fatturare guadagni pubblicitari Google Adsense: quale Codice ATECO scegliere?

Dato che la normativa fiscale prevede la necessità di aprire la Partita IVA per gestire la vendita degli spazi pubblicitari ospitati sul tuo blog/sito, devi necessariamente sapere quale Codice ATECO devi comunicare per inquadrare correttamente la tua attività imprenditoriale.

Per la tua attività di advertising online i Codici ATECO da utilizzare sono ascrivibili ai seguenti:

  • Codice ATECO 73.12.00 – “Attività delle concessionarie pubblicitarie”,
  • Codice ATECO 73.11.02 – “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.

Advertising online e Impresa commerciale

Nel caso in tu voglia svolgere un’attività di natura commerciale dovrai necessariamente aprire Partita IVA, procedere all’iscrizione al Registro delle Imprese, gestito dalla Camera di Commercio.

Contributi Previdenziali: Gestione Separata o Gestione Commercianti

Oltre agli adempimenti amministrativi, per gli esercenti di attività commerciale è anche obbligatoria l’iscrizione a una forma previdenziale:

  • Gestione Commercianti
  • Gestione Separata.

Devi optare per la prima se gestisci al 100% solo spazi pubblicitari, mentre se svolgi sul web anche altra attività (copywriting, traduttore, web marketing, consulente informatico, etc.) e l’attività di advertising online è soltanto accessoria, allora devi procedere all’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Ricorda che gli adempimenti contributivi sono differenti:

  • nel caso della Gestione Commercianti, c’è un minimo fisso da onorare a prescindere dal reddito, oltre ai contributi aggiuntivi al superamento della soglia di 15.000 euro di reddito imponibile,
  • nel caso di Gestione Separata INPS, i contributi si pagano in base al reddito che si produce (con aliquota del 25,72% sul reddito imponibile).

Fatturazione a Google Adsense

Devi sapere che i pagamenti dei compensi sono eseguiti da Google Ireland, pertanto, la fattura deve essere intestata a:

Google Ireland, Gordon House, Barrow Street, Dublin 4, Ireland, Registration Number 368047 con indicazione della seguente Partita IVA IE6388047V.

Il documento fiscale devi inviarlo a questo indirizzo all’indirizzo email: AdSenseVAT@google.com.

Oltre alla descrizione dei servizi effettati, la fattura deve indicare la dicitura “Reverse Charge”:

Operazione soggetta all’inversione contabile o VAT reverse charge in base all’art. 7-ter del DPR 633/72 assolta dal destinatario, Google Ireland, in conformità all’articolo 196 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio dell’Unione Europea e della Direttiva 2008/8/CE”.

Questo significa che l’IVA non è dovuta qui in Italia, ma in Irlanda dove ha sede Google Adsense.

Per quanto concerne l’E-Invoice, l’operatore economico italiano non è obbligato ad emettere Fattura Elettronica dato che la controparte dell’operazione Google Ireland è soggetto comunitario.

 

Per maggiori informazioni o per richiedermi una Consulenza Professionale Personalizzata ti consiglio di contattarmi.

Sarò lieto di aiutarti ad aprire la Partita IVA e a seguirti in ogni adempimento amministrativo e fiscale.

Ti aspetto!

Angelo Calò

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA?

costi deducibili partita iva

Nonostante il carico fiscale che attanaglia le Partite IVA italiane, è bene ribadire che è possibile sfruttare al massimo le opportunità di deduzioni e di detrazioni fiscali offerte dalla normativa fiscale vigente.

Ma quali sono le differenze che intercorrono tra costo deducibile e indeducibile? Se apro una Partita IVA Forfettaria cosa posso scaricare? E le spese degli immobili ad uso promiscuo le posso scaricare? Sono tantissimi i dubbi che sorgono ad un aspirante freelancer o imprenditore che mira ad aprire la Partita IVA.

Aprire una Partita IVA significa ragionare sul costo che questa comporta, analizzando cosa un’impresa o un professionista può portare in deduzione (costo) e in detrazione (IVA).

Dopo aver fatto un po’ di chiarezza in merito alla differenza tra deduzioni e detrazioni analizziamo quali sono le principali spese che ogni Partita IVA può scaricare.

In questa guida mi riferirò al regime contabile ordinario, al regime semplificato ed al vecchio regime dei minimi ancora in vita fino a scadenza naturale.

Per le Partite IVA Forfettarie le considerazioni che espongo non troveranno validità.

Cosa scaricare con la mia Partita IVA: Differenza costo deducibile e indeducibile e detrazione fiscale

Si sente spesso parlare di deduzione e di detrazione fiscale, ma quali sono le differenze intercorrenti?

Per comprendere come funziona la deduzione dei costi e delle imposte da applicare ai compensi bisogna sottolineare che le imposte non gravano sempre e solo sugli incassi.

Per le Partite IVA ordinarie vige il principio della competenza: ciò implica che, a prescindere dall’effettivo incasso o pagamento, un ricavo o un costo viene imputato rispetto al periodo di effettiva maturazione.

L’Amministrazione fiscale consente ai contribuenti di beneficiare di sconti sulle imposte sui redditi, scalando dai redditi alcuni tipi di spese, che possono essere distinte in due categorie:

  • spese “detraibili”, che possono essere sottratte direttamente alle imposte da pagare, riducendone l’importo,
  • costi “deducibili”, ovvero le spese che possono essere sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare.

Tra le spese detraibili, ad esempio, rientrano quelle mediche relative a prestazioni mediche.

Tra le spese deducibili rientrano: il ricongiungimento dei contributi previdenziali, il riscatto degli anni di laurea e i contributi assistenziali e previdenziali.

E, i costi indeducibili, cosa sono? I costi indeducibili sono oneri che sostieni per l’espletamento della tua attività imprenditoriale e che l’Agenzia delle Entrate non consente di scaricare integralmente o parzialmente.

In ogni caso, la documentazione delle spese deducibili (e detraibili) è generalmente costituita dalle fatture, ricevute o quietanze rilasciate al contribuente da chi ha percepito le somme, con indicazione del suo numero di Partita IVA.

Cosa posso scaricare con la mia Partita IVA: Fattura con costi deducibili e indeducibili

È piuttosto comune il caso in cui un professionista titolare di Partita IVA fa inserire tutto in un conto le spese sostenute per acquistare del materiale utile per l’attività e dei beni che occorrono per la casa o per le spese personali.

Considerando che, in questi casi, la fattura è “mista”, cioè indica costi deducibili e indeducibili, è ovvio che insorgano non pochi dubbi in merito alla possibilità di utilizzare la fattura o la ricevuta fiscale per scaricare almeno i costi inerenti.

La presenza di spese che non riguardano l’attività di business non inibisce al titolare di Partita IVA di dedurre i costi inerenti l’attività professionale.

Si pensi, ad esempio, ad un avvocato che acquista i materiali di cancelleria utili per il suo studio legale, ma al contempo acquista uno zaino per il figlio in quarta elementare.

In questo caso, in fattura possono apparire dieci voci deducibili e una indeducibile.

Le voci inerenti possono essere regolarmente dedotte.

Viceversa, se in una ricevuta fiscale sono registrate tante voci indeducibili e una sola inerente, questa potrà essere computata in diminuzione del reddito.

Per quanto concerne la deducibilità parziale della fattura contenente anche costi non inerenti, lo stesso discorso vale anche per le imprese in contabilità ordinaria, come le SRL.

Facciamo un esempio per capire meglio: se l’amministratore di una SRL fa un acquisto per la famiglia, e decide di pagarlo con la carta di credito aziendale, la società risulta sua creditrice.

Pertanto, onde “inquinare” il bilancio con delle spese non inerenti l’attività societaria, è necessario rilevare, in contabilità, il sorgere del credito verso l’amministratore, come credito verso soci o verso terzi.

Spese scaricabili con la mia Partita IVA: le spese per gli immobili

Nel caso in cui un titolare di Partita IVA acquisti un immobile ad uso studio o ufficio compreso nelle categorie catastali destinate ad uso attività, il costo sarà interamente deducibile e la deducibilità si applicherà tramite quote di ammortamento annuali.

Diverso è il caso di utilizzo promiscuo di un bene immobile. Ammettiamo che il titolare di Partita IVA decida di destinare la propria casa all’attività professionale e, dunque, utilizzi qualche stanza dell’abitazione ad uso ufficio o studio, la deduzione si applicherà nella misura forfettaria del 50% delle spese sostenute per l’acquisto dell’immobile stesso.

Sono deducibili anche le spese sostenute per la manutenzione straordinaria dell’immobile, che contribuiscono all’aumento del valore del fabbricato.

Partita IVA: spese prodotti tecnologici sono scaricabili?

I prodotti tecnologici sono deducibili all’80%.

Partita IVA: spese di formazione professionale sono scaricabili?

Le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale, compresi master, convegni, dottorati, sono scaricabili al 50%.

Partita IVA: spese scaricabili alberghi, vitto e alloggio

Per quanto riguarda le spese relative ad alberghi, vitto e alloggio, si può dedurre il 75%.

Partita IVA: spese auto sono scaricabili?

Il Fisco prevede una chiara disciplina relativa alle auto e ai costi deducibili dai professionisti.

Le regole di deducibilità dei costi auto per imprese e professionisti, variano in funzione sia del tipo di veicolo che del suo utilizzo per l’esercizio dell’attività (art. 164 TUIR).

Per le autovetture non affidate a dipendenti, se ammettiamo un utilizzo promiscuo del mezzo, si deduce il 20% del costo e si detrae il 40% dell’IVA, anche su tutte le spese d’impiego.

Se ammettiamo un utilizzo esclusivo impresa/professione, si detrae il 100% dell’IVA.

Se vuoi avere maggiori delucidazioni o vuoi richiedermi una Consulenza Professionale Personalizzata contattami: https://angelocalo.com/contattami.

 

Non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?

La crisi economica attanaglia le tue poche entrate monetarie? I guadagni della tua attività sono calati e non riesci a pagare le imposte e i debiti? Ti sei mai chiesto cosa puoi fare?

Se sei un imprenditore o un titolare di Partita IVA e non riesci ad adempiere al pagamento delle imposte immagino che ti assilla un quesito: “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”.

Devi sapere che se ti trovi in una situazione di grave difficoltà, sei oberato dai troppi debiti e non trovi una via d’uscita, il Legislatore ha pensato a una misura per aiutarti a ripianare le difficoltà: la legge salva suicidi o la legge salva debiti.

In questa guida troverai una valida risposta al tuo dubbio “non riesco a pagare le imposte cosa posso fare?”. Scopriamo cos’è la legge salva debiti, come funziona, a chi rivolgersi, quali sono i requisiti per accedere alla procedura e come aderire se hai cartelle esattoriali insolute verso Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Ti senti pronto per iniziare? Bene, allora procediamo.

Legge Salva Debiti: quali sono i requisiti?

Prima di capire cosa puoi fare se non riesci a pagare i debiti e le imposte, è bene comprendere quali sono i requisiti necessari per poter beneficiare della Legge Salva debiti o Legge Salva Suicidi.

Oltre che i privati senza Partita IVA, anche gli imprenditori, le ditte individuali, i liberi professionisti e le piccole società possono accedere alla procedura “salva debiti” per ogni tipologia di obbligazione: dalle cartelle Equitalia fino al finanziamento/mutuo che non si riesce a pagare

Puoi accedere alla procedura “salva debiti” se ti trovi in questa situazione:

  • incapacità perpetua di adempiere alle tue obbligazioni,
  • eccessivo sbilanciamento tra i debiti contratti e le entrate monetarie necessarie per estinguerli.

Non riesco a pagare i debiti: a chi posso rivolgermi?

Se sei in possesso dei requisiti menzionati e non riesci più a dormire perché sei oberato da troppi debiti, per attivare la procedura “salva-debiti” devi rivolgerti a un organo competente: un OCC competente per zona (Organismo di Composizione della Crisi).

L’OCC è un organismo indipendente ed estraneo alle parti, autorizzato dalla Camera di Commercio a ricevere le istanze di adesione della procedura.

Una volta che ti sei rivolto a un OCC, dopo aver esaminato il tuo caso, nomina un Gestore della crisi, di solito un Commercialista che ti seguirà durante tutto l’iter.

Legge Salva Debiti: cos’è e come funziona?

Non riesci a pagare i debiti che hai contratto e non sai proprio come fare? Grazie alla Legge salva debiti o alla Legge salva suicidi (Legge 3/2012) puoi ottenere una sentenza del tribunale per bloccare i pignoramenti a tuo carico e aderire a un piano di stralcio e pagamento dei debiti residui.

In buona sostanza, se non riesci a pagare i debiti puoi chiedere l’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni.

Il Tribunale stralcia i tuoi debiti e omologa un piano di rimborso rateale. Il tutto avviene tramite l’oculato monitoraggio e sotto la diretta sorveglianza del Tribunale.

Grazie all’attivazione di un piano di rimborso delle obbligazioni i tuoi creditori si sentono più sicuri dei pagamenti.

Anche te imprenditore potrai stare più tranquillo e potrai contare sul Tribunale, che sarà propenso ad ascoltarti e farà di tutto per venire incontro alle tue difficoltà.

Inoltre, grazie alla Legge Salva Debiti potrai beneficiare della sospensione di tutte le procedure esecutive a tuo carico (pignoramenti, espropriazioni, decreti ingiuntivi…).

Questo ti permetterà di tirare un tiro di sollievo dato che l’esecuzione verrà sospesa.

Inoltre, potrai chiedere la liquidazione dei beni immobili per soddisfare i creditori con il ricavato.

Non riesco a pagare i debiti verso Equitalia: cosa posso fare?

Rientrano nelle obbligazioni sanabili con la legge salva suicidi, anche quelle verso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione Equitalia, che oggi ha sostituito Equitalia, la quale è stata abolita e sciolta definitivamente.

L’AdE- Riscossione è quindi l’ente preposto ed autorizzato a riscuotere tasse, imposte e inviare cartelle esattoriali.

Pertanto, se ci si trova in una situazione di particolare crisi, se non si riesce più a fare fronte ai debiti ed al pagamento delle imposte, è possibile contattare un OCC competente e chiedere un consulto di fattibilità di adesione al piano salva debiti.

Cosa fare in caso di mancato pagamento di Irpef, Iva, Irap e imposte varie?

Devi sapere che utilizzando lo strumento del ravvedimento operoso si può rimediare spontaneamente al mancato versamento delle imposte, beneficiando di una riduzione delle sanzioni applicabili e versando degli interessi al tasso legale a seconda del tempo di versamento (ravvedimento sprint, breve, intermedio, lungo e ultrannuale).

Il ravvedimento operoso ha la finalità di incentivare lo spontaneo adempimento dei doveri fiscali (c.d. “compliance”), consentendo al contribuente/debitore di sanare la propria posizione eseguendo pagamenti omessi o eseguiti in misura insufficiente o dichiarando redditi ulteriori rispetto a quelli già dichiarati o assolvendo ad altri adempimenti che avrebbero dovuto essere effettuati precedentemente.

La disciplina del ravvedimento operoso è contenuta nell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, ma recentemente il D.L. 34/2019 (c.d. “Decreto crescita“), convertito in L. 58/2019, ha introdotto un nuovo art. 13-bis che ammette esplicitamente la possibilità di un ravvedimento parziale o frazionato.

Si ricorda che il ravvedimento si perfeziona con il contestuale pagamento del tributo eventualmente omesso o versato in misura insufficiente, della sanzione ridotta e degli interessi di mora calcolati al tasso legale annuo.

Cosa succede se non pago neanche con il ravvedimento operoso? L’Agenzia delle Entrate procederà ad inviare l’avviso bonario applicando la sanzione del 10% e i relativi interessi legali.

L’avviso bonario, va pagato integralmente oppure se rateizzato, va pagata la prima rata entro 30 giorni dalla ricezione dello stesso.

Nel caso in cui l’avviso bonario giunga all’intermediario, va pagato entro 90 giorni da quando è stato ricevuto sulla piattaforma Entratel.

L’avviso bonario può essere rateizzato per importi fino a € 5.000 euro sino ad otto rate trimestrali, per importi superiori a cinquemila euro il numero massimo è di 20 rate trimestrali.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o se vuoi richiedere una Consulenza Professionale personalizzata contattami.

Ti aspetto!

Angelo Calò.

Bilancio d’esercizio: cos’è, come si legge e quali sono i dati importanti da tenere sotto controllo

bilancio aziendale

Numeri, numeri e numeri, quando si ha a che fare con un’attività di business è davvero importante saper leggere attentamente il bilancio d’esercizio e monitorare l’andamento dei dati contabili più importanti.

Il bilancio d’esercizio non è altro che la “bussola”, il documento che riassume le attività aziendali relative ad un anno.

Il periodo in questione è l’anno fiscale, detto anche esercizio e corrisponde per convenzione ad un anno solare, cioè va dal mese di gennaio al mese di dicembre.

Il Bilancio d’esercizio ha lo scopo di assolvere a una serie di funzioni: tenere sotto costante monitoraggio le performances economico-finanziarie e consentire il calcolo delle imposte che l’impresa deve pagare e versare alle casse dello Stato.

Il bilancio d’esercizio è costituito da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa, Rendiconto Finanziario: a stabilirlo è lo stesso articolo 2423 del Codice civile.

Fino ai bilanci relativi all’esercizio 2015 il Rendiconto Finanziario non era un documento obbligatorio e il bilancio d’esercizio si componeva solamente di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa.

Scopriamo in questa guida cos’è, come si legge e quali sono i dati più importanti da tenere sotto controllo.

Bilancio d’esercizio: da quali prospetti si compone?

Nel corso dell’esercizio ogni impresa accumula dati e informazioni attraverso le registrazioni contabili di acquisti, vendite, dipendenti, banche etc..

Tutti questi dati vengono riepilogati nei prospetti del Bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario.

Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale pone in evidenza la situazione patrimoniale dell’impresa alla data del bilancio.

Esso rappresenta una sorta di fotografia del capitale di funzionamento dell’azienda a fine esercizio: esso è il capitale netto che prende anche il nome di capitale di funzionamento poiché si tratta del capitale riferito ad un’azienda in funzionamento.

Per determinare l’entità del capitale di funzionamento, la valutazione degli elementi attivi e passivi del capitale viene fatta al termine di ciascun anno.

Pertanto, lo Stato Patrimoniale mette in evidenza la composizione e l’entità del patrimonio aziendale: i beni che compongono il capitale dell’impresa e le fonti finanziarie, delle quali si avvale l’impresa.

Conto Economico

Conto Economico è il documento che mette in evidenza la situazione economica dell’azienda e il risultato economico conseguito nell’arco dell’esercizio considerato.

Il Conto Economico mette in evidenza i componenti positivi e negativi reddituali di competenza del periodo che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio (utile/perdita d’esercizio).

Il reddito d’esercizio è il reddito conseguito dall’impresa nell’arco dei 12 mesi di attività.

Il reddito d’esercizio è dato dalla differenza tra il capitale netto esistente alla fine dell’esercizio e il capitale netto esistente all’inizio dell’esercizio (procedimento sintetico).

Il reddito d’esercizio può essere calcolato anche ricorrendo al procedimento analitico: differenza tra i ricavi di competenza economica dell’esercizio e i costi di competenza economica dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio che scaturisce dalla redazione del Conto Economico è un valore economico che nasce da un processo di valutazione.

Essendo frutto di una valutazione, la sua entità è sempre in una certa misura soggettiva.

Nota Integrativa

La Nota integrativa è una parte integrante del bilancio d’esercizio e serve a fornire una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle desumibili dagli altri documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

La Nota Integrativa consente di motivare le scelte fatte dagli amministratori, in relazione ai criteri di valutazione adottati nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico.

Oltre agli obblighi informativi richiesti dall’art. 2427 del Codice Civile, la nota integrativa deve fornire delle informazioni subordinate: modifica dei criteri di valutazione articolo 423 bis comma 6 del c.c.; valutazione delle partecipazioni articolo 2426 comma 3 e comma 4 del c.c.; modifiche del piano di ammortamento articolo 2426 comma 2 del c.c.; valutazione delle rimanenze art. 2426 comma 9,10,11 del c.c.; etc.

Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario spetta il compito di illustrare la situazione finanziaria dell’impresa.

Anche se alcune informazioni sono desumibili anche dallo Stato Patrimoniale, le notizie contenute nel Rendiconto Finanziario sono più ampie.

Questo documento pone in evidenza la politica di finanziamento seguita dall’impresa nell’arco dell’esercizio, la politica degli investimenti, ovvero, come le risorse finanziarie sono state investite e le aree gestionali che hanno assorbito risorse finanziarie e quelle che hanno prodotto un incremento di tali assets.

Bilancio d’esercizio: quali sono i benefici?

Il bilancio d’esercizio è come una sorta di “pagella” aziendale che si redige a fine anno.

Il Bilancio permette di misurare i risultati dell’azienda e aiuta gli imprenditori ed i manager a valutare gli altri attori del mercato.

Saper leggere il Bilancio Aziendale consente all’imprenditore di confrontare la performance aziendale con quella delle imprese concorrenti.

Il Bilancio Aziendale è anche il documento che gli stakeholders (i fornitori, le banche, i clienti, i distributori ecc.) usano per valutare il tuo operato.

Bilancio d’esercizio: come si legge?

Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa sono redatti per assolvere adempimenti di carattere fiscale e tributario.

I Bilanci sono documenti difficili da comprendere in quanto sono redatti in un linguaggio tecnico, pertanto, come puoi risolvere questo problema?

Per riuscire a interpretare il Bilancio d’esercizio basta fare un’operazione chiamata Riclassificazione del Bilancio: ciò consente di capire la performance d’azienda anche a chi ha poca dimestichezza con la contabilità.

Basta preparare un file Excel con tutti gli indicatori reddituali, di liquidità, di solidità patrimoniale.

Dalla lettura del Bilancio e degli indicatori è possibile ricavare informazioni di importanza vitale.

Ti aiutano a osservare e analizzare le differenze da un anno all’altro, a comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento e a confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni? Richiedimi una Consulenza Professionale Personalizzata.

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Angelo Calò